Quartu Sant'Elena

Quartu Sant’Elena è un comune sardo di 71.216 abitanti, rientrante nella città metropolitana di Cagliari. È il terzo comune della regione per popolazione (dopo Cagliari e Sassari) e il secondo tra i 17 comuni che compongono la città metropolitana cagliaritana. La città ha origini antichissime; nel suo territorio sono infatti stati trovati numerosi reperti risalente al periodo prenuragico e nuragico. Importante centro agricolo del Campidano, in passato l’economia di Quartu era basata principalmente sull’agricoltura e sulla pastorizia. Dagli anni ’70 in città sono presenti aziende per la lavorazione del legno e per la produzione di alimenti, allargando l’economia della cittadina anche al settore terziario. Negli ultimi decenni Quartu Sant’Elena, e specialmente il suo litorale, è divenuta una meta turistica apprezzata e conosciuta.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

A due passi dalle splendide spiagge del Golfo degli Angeli

Il centro cittadino dista pochi km dal tratto di costa compreso nel Golfo degli Angeli, e dalla spiaggia del Poetto. La porzione quartese della celebre spiaggia cagliaritana, lunga parecchi chilometri, si estende dalla località di Foxi e da Margine Rosso ad est fino al Poetto di Cagliari ad ovest. Ha un fondo di sabbia chiara sottile contornata da palme e una vegetazione che a tratti occupa anche l’arenile. Questo lungo lido è apprezzatissimo dai turisti e dagli stessi abitanti per le sue qualità naturalistiche, la limpidezza delle acque e la quantità di aree attrezzate e servizi offerti, compreso l’intrattenimento serale, vivace soprattutto nei mesi estivi.

Allontanandosi dal Poetto in direzione est incontriamo le altre spiagge del litorale quartese: Marina di Capitana, circondata da villette e piccole insenature di un decina di metri, con un porticciolo caratteristico che rende la zona un piccolo gioiello sul mare; Sant’Andrea e Flumini, le deliziose spiaggette delle rispettive frazioni; da qui in poi si trovano tutta una serie di zone che rappresentano una vera gioia per gli occhi, come le splendide spiagge di Terra Mala, Kal’e Moru, Is Mortorius e Cala Regina, quest’ultima caratterizzata dalla presenza di una torre di avvistamento spagnola, con un promontorio a strapiombo sul mare che la sovrasta, davvero molto suggestiva. Un’altra insenatura che attira ogni anno moltissimi turisti è quella di Mari Pintau, con la sua spiaggia di ciottoli, che una volta entrati nell’acqua cristallina dai toni dell’azzurro, lasciano il passo ad una sabbia bianca finissima.

Ma Quartu Sant’Elena è famosa anche per la presenza, a due passi dal centro urbano, dello Stagno di Molentargius, una delle più importanti aree umide d’Europa. La storia del Parco di Molentargius è strettamente legata a quella delle Saline: deve il suo nome a is molentargius, i conduttori di asini (su molenti in sardo)che caricavano il sale  raccolto nei bacini. La zona, infatti, ha rappresentato per secoli il bacino più ricco in Sardegna per l’estrazione del sale dalle acque del mare, interrottasi solo nel 1985. In quest’area di inestimabile valore naturalistico e faunistico, convivono moltissime specie di uccelli selvatici: il simbolo di questo gioiello naturale sono i Fenicotteri rosa, (sa genti arrubia); basta infatti una passeggiata per vederli a centinaia mentre volano o sostano nell’acqua bassa per cibarsi o riposare.

Montagna

Natura e biodiversità in armonia con l’uomo

 

Quartu Sant’Elena sorge sull’estrema parte meridionale della pianura del Campidano, e dunque le sue immediate vicinanze presentano quella che è la tipica vegetazione brulla e poco verde di questa pianura. Ma l’entroterra regala una singolare varietà di ambienti naturali, dalla classica macchia mediterranea a piccoli sistemi fluviali e lacustri in cui son presenti specie animali d’alto interesse naturalistico (ad esempio il pollo sultano). Il suo territorio arriva a lambire il massiccio dei Sette Fratelli, e il sistema collinare che lo circonda degrada dolcemente fino a tuffarsi in mare.

Il vicino Parco dei Sette Fratelli è un’area ricca di foreste punteggiate da sorgenti, cascate, dirupi, sculture naturali in granito, macchia mediterranea. È il luogo ideale per passeggiate, escursioni, trekking e avventure emozionanti, magari alla ricerca del rarissimo cervo sardo, che vive ancora in questi luoghi. Numerosi sono anche gli esemplari di cinghiale e aquila reale. La cima più alta del massiccio è il monte Serpeddì, che raggiunge i 1069 metri.

Per chi ama il birdwatching e osa avventurarsi tra i rigogliosi canneti della palude circostante lo Stagno di Molentargius, non è difficile avvistare moltissime specie di volatili: l’Avocetta, il Cavaliere d’Italia, il Pollo Sultano, l’Airone Cenerino, la Garzetta, il Falco di Palude e altre rare specie migratorie.

Storia e Archeologia

Una crescita costante lungo i millenni

L’origine di Quartu Sant’Elena è antichissima: nel suo territorio sono infatti stati trovati numerosi reperti risalenti al periodo prenuragico e nuragico. Anche i Fenici probabilmente si installarono a Quartu dato che è quasi certa la derivazione fenicia dei toponimi Cepola e Geremeas. La presenza punica nel territorio quartese è attestata invece dai ritrovamenti ceramici nella zona di Is Mortorius. Il nome del comune deriva dal latino Quarto ab urbe lapide: la città sorge infatti esattamente al quarto miglio della strada che collegava Cagliari a Palau (l’attuale SS 125). Nei secoli successivi, i Romani installarono il loro insediamento a poche centinaia di metri da Cepola, e vi insediarono gli schiavi, i quali vennero fatti lavorare nelle vaste campagne e negli stagni di Quartu e del Molentargius, da cui iniziarono l’estrazione del sale. Fu intorno a questi due centri che nacquero tanti altri piccoli villaggi, che diedero poi origine alle attuali città di Quartu Sant’Elena e Quartucciu.

Intorno all’anno mille, dopo l’occupazione vandalica e la dominazione bizantina, erano quattro i villaggi che sorgevano nei pressi dell’attuale città: Quarto Domino (o Donnico), Quarto Josso, Cepola e Quarto Suso (o Quartutxo, ossia Quartucciu), appartenenti al giudicato di Cagliari. Nel 1070 il giudice Torchitorio I donò all’Arcivescovo di Cagliari i villaggi di Quarto Josso e di Cepola per assicurarsi anche la protezione della chiesa contro le invasioni dei corsari saraceni. Nel 1258, a seguito della scomparsa del giudicato cagliaritano, il territorio passò sotto l’amministrazione pisana, e una serie di lavori urbanistici nei paesi di Cepola, Quarto Domino e Quarto Josso trasformarono questi tre agglomerati urbani un unico centro. Ma è solo nel 1327, a seguito del regio decreto di Giacomo II d’Aragona (che aveva ormai conquistato tutta l’isola annettendola al regno aragonese), che i tre centri, ormai contigui, prendono il nome unico di Quarto.

Dopo la dominazione spagnola (durante la quale la città venne colpita da una grave epidemia di peste), Quarto passa sotto il controllo dell’Impero austro-ungarico e successivamente, nel 1718, segue le sorti di tutta la Sardegna passando alla dominazione sabauda, sotto cui inizia un periodo di crescita economica. Nel 1793, sulle coste quartesi viene eroicamente fermato dalle milizie locali un tentativo di sbarco e invasione dell’armata francese agli ordini dell’ammiraglio Troguet. Nel 1826, con regio decreto, al nome della città venne aggiunto quello della Santa Patrona divenendo così Quarto Sant’Elena. Nel 1862 il nome della città passò infine da Quarto a Quartu raggiungendo così l’attuale denominazione. Nel 1959 arriva dalla Repubblica Italiana il riconoscimento ufficiale di “Città”. L’aumento vertiginoso della popolazione iniziò negli anni ’70 quando la popolazione della città crebbe di circa 10mila unità. Contrariamente a quello che si è verificato a Cagliari, Quartu (così come gli altri comuni dell’area metropolitana di Cagliari) ha una costante crescita demografica, soprattutto in zone di grande espansione urbanistica come Pitz’e Serra, Quartello e Sant’Anastasia.

In città sono presenti numerose architetture religiose. La chiesa principale è la Basilica di Sant’Elena Imperatrice, dedicata alla patrona della città. La chiesa attuale fu edificata tra il 1809 e il 1825 sulle rovine della chiesa precedente, distrutta in un incendio. La chiesa, completamente affrescata, è a pianta latina con tre navate. Al suo interno si possono ammirare ancora intatti il pulpito e il fonte battesimale, già presenti nella precedente chiesa e risalenti al XVIII secolo. La chiesa di Sant’Antonio da Padova venne invece edificata tra il 1898 e il 1904 dai frati francescani nell’omonima via. È a pianta greca e al suo interno ospita 6 cappelle. La chiesa di Sant’Agata si trova in piazza Azuni ed è annessa all’ex convento dei frati Cappuccini. Venne costruita nella seconda metà del XII secolo; andata distrutta, venne poi ricostruita tra il 1280 e il 1300. La chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino sorge vicino al bacino artificiale del Simbirizzi. L’edificio risale al XIV secolo ma le colonne di età romana che vi si trovano all’ingresso fanno pensare esistesse già un luogo di culto probabilmente pagano. Il suo tetto è di stile tardo gotico-catalano.

Folclore e Tradizioni

Un crogiuolo di culture e tradizioni differenti

Quartu Sant’Elena è punto d’incontro tra diverse culture dell’Isola. Ospita numerose manifestazioni e feste tradizionali famose in tutta la Sardegna. Verso la fine di luglio si svolgono gli antichissimi riti della festa di San Giovanni Battista con il viaggio delle sette vergini (dette Traccheras) verso un’antichissima chiesa costiera del litorale a bordo di un carro campidanese (Sa Tracca), allestito in modo da ricordare la forma di una prora di imbarcazione o di una vela gonfiata dal vento. Dietro Sa Tracca viaggiano i notabili del comitato organizzatore.

Di particolare interesse religioso e antropologico sono anche le feste settembrine di Santa Maria, durante le quali si può assistere alle disfide dei poeti improvvisatori campidanesi, e quelle di Sant’Elena, patrona della città. I festeggiamenti in onore di Sant’Elena comprendono cerimonie religiose e una serie di manifestazioni civili, come la sagra dell’uva, la mostra del pane, dei dolci e del vino, la sfilata dei gruppi in costume, balli, canti e altri spettacoli folkloristici.

Un’altra manifestazione di grande rilievo è Sciampitta, rassegna di folklore internazionale che si svolge a luglio sin dal 1985. La città per cinque sere è animata da gruppi stranieri che arrivano da tutto il mondo. Il cuore della rassegna è la piazza tra il Municipio e il Mercato che si riempie dando vita a delle serate etniche che hanno fatto diventare l’evento un appuntamento classico per l’estate quartese. Il turista che si trova a visitare la città può così godersi, oltre allo splendido mare, un’indimenticabile serata tuffandosi nell’universo variegato e multicolore delle tradizioni popolari di tutto il mondo.

Il costume tradizionale quartese è uno dei più interessanti dell’isola. Nel vestiario femminile è presente il giubbetto nero con maniche sopra il gomito; la camicia sbuffata ha il colletto finemente ricamato; le scarpette sono di broccato e il grembiule ha la forma di un trapezio. Gli orecchini richiamano la figura di antiche anfore. Il costume maschile invece comporta giacca rossa con risvolti neri e lucidi; il giubbotto di broccato azzurro e oro. Caratteristiche sono le ragas e le ghette.
Riguardo l’aspetto culinario, Quartu vanta una ricca e interessante tradizione gastronomica che sposa i sapori intensi della tipica cucina agropastorale con la cultura raffinata dei gourmet del Mediterraneo. In alcuni quartieri antichi della città il pane viene ancora prodotto artigianalmente nelle antiche forme del coccoi e del modizzosu. Un posto speciale occupano i maestri dolciari, che sfornano prelibatezze quali i Gueffus, il gattò, piricchitus, pistoccus, pistoccus de bentu, candelaus… squisitezze a base di pasta di mandorle, zucchero, uova e limone.

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