Sadali

Sadali è un comune sardo di 945 abitanti dell’attuale provincia del Sud Sardegna, nella subregione storica della Barbagia di Seulo. Il nucleo centrale del territorio di Sadali è costituito da un “tacco”, vasto altopiano dolomitico-carbonatico nel cui sottosuolo è presente un intenso carsismo. L’altopiano ha una quota media di circa 750–800 m s.l.m., e rappresenta un serbatoio naturale delle falde acquifere che vanno ad alimentare le numerose sorgenti e cascate sparse in tutta la zona.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Mare

ipad_dark.pngLa costa più vicina al territorio di Sadali è quella ogliastrina, che dista circa 80 km ed è raggiungibile percorrendo in direzione est la SS 198 per poi immettersi nella SS 125 (orientale sarda).

Qui il visitatore ha l’imbarazzo della scelta, tra spiagge e cale davvero suggestive, come San Gemiliano, riconoscibile dall’omonima torre spagnola, con una larga distesa di sabbia e una zona attrezzata con diversi locali pubblici e servizi vari. Per chi ama la sabbia fine e i fondali bassi c’è il lido di Orrì, che offre uno stabilimento balneare e servizi come parcheggio, docce calde, ristoranti e bar. Chi invece preferisce la spiaggia libera, con fondale profondo, potrà scegliere Perd’e Pera, sormontata  dalla caratteristica pietra a forma di pera. Ma anche altre magnifiche spiagge come Basaura, Museddu, Cardedu, Gairo.

Più a nord c’è la spiaggia di Cea, conosciuta anche come la spiaggia de Is Scoglius Arrubius, degli scogli rossi, situata su un vasto arenile bianchissimo di sabbia dorata chiara.

Meritano poi una visita le spiagge di Santa Maria Navarrese e di Lotzorai, nel territorio di Baunei. La maggior parte di queste spiagge è protetta da vaste pinete, spesso attrezzate con tavoli, dove poter pranzare all’ombra indisturbati o dove riposare al fresco.

Montagna

Un altopiano carsico tra verde e cascate

ipad_dark.pngIl territorio di Sadali è tutt’oggi privo di zone intensamente urbanizzate, e in un certo senso qui vige ancora il primato  della natura: la zona è infatti conosciuta in tutta la Sardegna per le numerose bellezze naturali presenti; è ricca di boschi di leccio popolati da una numerosa fauna selvatica. Molto diffuse sono anche le grotte, tra le quali la più conosciuta e visitata è quella di Is Janas.

L’altopiano presenta un aspetto in prevalenza caratterizzato da rada macchia, con però alcuni tratti in cui sono presenti i resti di un’antica foresta secolare che prima ricopriva l’intero “tacco” e che oggi resiste lungo le valli che lo contornano. Gli arbusti presenti sono principalmente lecci, sughere, roverelle e alcuni esemplari di agrifoglio e acero; il sottobosco è costituito soprattutto da ginepro, corbezzolo, lentisco, rosmarino.

Essendo di origine calcarea, il tacco di Sadali è interessato dal fenomeno del carsismo: il terreno è caratterizzato da una serie di fratture all’interno delle quali si infiltra l’acqua piovana che alimenta le falde acquifere sottostanti, dando origine a sorgenti perenni. Oltre alle numerose sorgenti e ai torrenti, un’altra caratteristica del territorio di Sadali sono le grotte, meta durante la bella stagione di numerose comitive di visitatori. Il fiume Flumendosa è un altro degli aspetti fondamentali del paesaggio sadalese, in quanto fonte di ricchezza inestimabile per una regione sempre povera d’acqua. Agli inizi degli anni ’60 il Flumendosa fu imbrigliato per formare il lago artificiale Maxia che tramite un condotto sotterraneo alimenta anche il lago Mulargia.

Storia e Archeologia

Una storia antica ricca di testimonianze

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Tracce di antichissimi insediamenti umani appartenenti alla cultura di Ozieri (IV millennio a.C.) sono riscontrabili in particolare nelle grotte naturali. Il periodo nuragico è testimoniato da alcune tombe dei giganti e da una decina di nuraghi, purtroppo in cattivo stato di conservazione. Importanti sono anche i resti del periodo sardo–punico, con tracce nelle zone di Ruina ‘e Tara, Corti de Accas e Su Tellosu. Con il declino dell’Impero Romano Sadali ebbe una notevole autonomia che durò fino a quando il capo dei Barbaricini, Ospitone, venne convertito al cristianesimo ad opera del papa Gregorio Magno (594 d.C.)

Intorno all’anno 1000, con la fine del dominio bizantino e la suddivisione della Sardegna in quattro Giudicati, tutta la Barbagia di Seulo (e quindi anche il territorio di Sadali) entrò a far parte del Giudicato di Cagliari, divenendo una Curatoria. In seguito tutta la zona fu dominata dai pisani, finché Bonifacio VIII non affidò il neonato Regno di Sardegna e Corsica alla corona aragonese. Il vecchio centro abitato di Sadali è infatti di epoca antecedente al 1335, anno in cui di esso si trovano cenni nell’Archivio della Corona di Aragona. Con l’unificazione delle corone d’Aragona e di Castiglia, Sadali entrò a tutti gli effetti sotto il domino spagnolo e, nel 1614, venne incorporata nel Ducato di Mandas.

Nel 1843, con il passaggio alla dominazione piemontese e l’abolizione dei feudi e del Ducato di Mandas, Sadali fece parte della nuova prefettura di Isili e successivamente, nel 1901, con la suddivisione della Sardegna in due province venne incorporata in quella di Cagliari.

Di particolare fascino e interesse storico è il mulino ad acqua, in ottime condizioni, che si trova a lato della cascata di San Valentino, situata in un’area verde nel centro storico del paese, accanto all’omonima chiesa. Secondo fonti storiche doveva essere il primo mezzo meccanico costruito a Sadali per sfruttare la forza motrice delle acque del centro abitato; venne costruito alla fine del 1600 da Don Salvatore Locci ed è stato il centro di macinazione più importante della zona per ben 200 anni. Per la Sadali dell’epoca fu un’innovazione economica rivoluzionaria, perché fu soppiantato il duro lavoro di macinazione dell’asino e soprattutto si poté sfruttare al meglio la grossa quantità d’acqua che sgorga nell’abitato.

Folclore e Tradizioni

Tra folclore barbaricino e antiche feste religiose

ipad_dark.pngTradizioni e cultura sadalese fondono insieme elementi folclorici tipici della Barbagia con tradizioni religiose e culinarie di derivazione spagnola comuni a molti altri centri della provincia di Cagliari. Molto sentito a Sadali è il Carnevale tradizionale barbaricino. Le maschere di Sadali sono quelle che conservano maggiormente le caratteristiche da cui traggono origine: esse rappresentavano la passione e la morte di Dioniso, le cui feste si celebravano in quasi tutte le antiche società agrarie. Dioniso, divinità che – come la vegetazione – ogni anno muore e rinasce, viene rappresentato dalla maschera zoomorfa de S’Urtzu, che indossa anche una pelle di caprone nero. Il capro era infatti la forma più frequente nella quale il dio si manifestava agli uomini. S’Urtzu, tenuto per la vita da Su Omadore, il suo guardiano, ogni tanto cade a terra inscenando la passione che precede la sua morte. Ad aiutare Su Omadore ci sono delle donne che ballano su pimpirimponi, danze e canti che servono a placare la malvagità de s’Urtzu. Sempre in tema di riti ancestrali, a Sadali troviamo anche il rito del fuoco di sant’Antonio (Is Foghidonis) che viene celebrato solitamente tra il 16 e il 17 gennaio in almeno altri 65 centri della Sardegna, bruciando legna e piante di rosmarino in onore di sant’Antonio Abate, in sardo Sant’Antoni de su fogu. La leggenda in merito narra che nell’antichità le temperature in molte zone della Sardegna fossero estremamente rigide e che la popolazione, stremata dalla moria di animali e piante, si rivolse al santo in cerca di aiuto. Sant’Antonio rispose all’appello dei suoi fedeli e decise di scendere negli inferi per aiutarli, rubando al diavolo una favilla incandescente e donandola agli uomini, facendogli conoscere la potenza del fuoco. Si tratta di un antico culto pagano di probabile origine greca (il mito di Prometeo) che poi, in epoca cristiana, venne dedicato a quello che in Sardegna veniva considerato il patrono della pastorizia e dell’agricoltura.

Tra le feste a carattere religioso, una delle più importanti è la festa di San Valentino (patrono del paese), che a Sadali cade il 6 ottobre, poiché per i sadalesi l’inizio della stagione autunnale è da sempre il periodo più fertile e prolifico. Soprattutto in passato la festa era un evento particolarmente sentito: nei giorni precedenti si usava fare una pulizia completa della casa per accogliere gli ospiti che venivano invitati per la ricorrenza. Si preparavano il pane e i dolci tradizionali e si macellavano pecore e capre. Il giorno della festa il simulacro di San Valentino veniva vestito per la solenne processione dalle prioresse e dai confratelli e veniva portato in spalla; al termine della processione veniva celebrata la messa solenne. I festeggiamenti civili venivano organizzate gare poetiche e balli sardi al suono delle launeddas. Oggi la festa del Patrono ha perso gran parte dei suoi antichi rituali, ma è rimasta fortissima la profonda devozione dei sadalesi verso il santo.

Riguardo gastronomia e piatti tipici di Sadali non possiamo non menzionare i Culurgionis, che vengono tradizionalmente preparati in tre occasioni precise dell’anno: ad agosto abbiamo i culurgionis de casu (confezionati con formaggio locale), ringraziamento per l’annata agraria conclusa e buon auspicio per quella futura; a novembre i culurgionis preparati con il grasso ovino de ollu seu, da offrire e consumare in ricordo dei defunti; a febbraio, quelli fatti con lo strutto de oll’e proccu, fritti in occasione del carnevale. I culurgionis vengono confezionati dalle massaie sadalesi, che racchiudono il ripieno in minuscole sfoglie di pasta creando così dei piccoli fagottini chiusi a spighetta, con precisi e sapienti movimenti delle dita. Is culurgionis, nella tradizione, vengono inoltre donati come segno di amicizia, di benevolenza o di rispetto e sono considerati un piatto cerimoniale e simbolico.