Settimo San Pietro

Settimo San Pietro (Sètimu in sardo campidanese) è un comune sardo di 6.697 abitanti appartenente alla città metropolitana di Cagliari. Il paese è situato al limitare sud-est della pianura del Parteolla, a circa 13 km dal capoluogo sardo; il suo territorio è caratterizzato da aree pianeggianti e fertili, dunque adatte all’agricoltura (abbondano soprattutto i mandorleti) e alla viticoltura.

A Settimo San Pietro è presente una stazione ferroviaria e tranviaria inaugurata nel 1888, che si trova lungo l’asse della ferrovia Cagliari-Isili, cronologicamente la prima linea della rete della Sardegna meridionale a scartamento ridotto della Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Natura e Territorio
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Mare

Lo splendido mare del Golfo degli Angeli a poca distanza

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Settimo San Pietro non è distante (circa 15 km) dal litorale del Golfo degli Angeli e dalla spiaggia cagliaritana del Poetto, una vera e propria spiaggia urbana dotata di tutti i servizi, che si estende per circa 4 km, dalla Sella del Diavolo sino all’inizio del litorale di Quartu Sant’Elena; un luogo ideale per chiunque ami gli sport acquatici come windsurf, canoa, vela etc., praticati regolarmente in questo meraviglioso tratto di costa.

Oltre alla spiaggia del Poetto, situate sul versante opposto della Sella del Diavolo troviamo le spiaggette di CalamoscaCala Fighera. Calamosca, situata alla base del promontorio di Sant’Elia (altro nome della Sella del Diavolo), ha una sabbia chiara e un mare cristallino, dove è stupendo immergersi con maschera e pinne. A poca distanza, Cala Fighera, una piccola insenatura di ciottoli contraddistinta per l’alta scogliera rocciosa di pietra arenaria da cui i più temerari tentano pericolosissimi quanto spettacolari tuffi.

Montagna

Fertili campagne e le suggestive vette dei Sette Fratelli

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Il territorio di Settimo San Pietro si colloca ai margine della pianura del Parteolla, caratterizzata da morbidi rilievi e da aree pianeggianti e fertili, ricche di vigneti e mandorleti. Le campagne dei dintorni si prestano bene a gite fuori porta magari in sella a una mountain bike o a picnic nel verde della macchia mediterranea.

Per vere e proprie escursioni in montagna, non lontano a nord-est del paese è presente il massiccio montuoso dei Sette Fratelli con il relativo Parco naturale regionale Sette Fratelli – Monte Genis, istituito nel 1989. Qui sono presenti innumerevoli sentieri per ogni tipologia di camminatore. La montagna è visitabile in autonomia o attraverso organizzazioni e società che propongono visite guidate. Trekking, mountain bike, escursioni in fuoristrada favoriscono visite e gite di grande bellezza. Molto diffusa è la rete di sentieri opportunamente segnalati, cui si è aggiunto il primo tratto del “Sentiero Italia” – “Sentiero Europa” del Club alpino italiano (CAI) in Sardegna, con un tracciato di cinquanta chilometri che si snoda attraverso tutto il territorio montano comunale.

Vicinissima a Settimo San Pietro è anche l’area naturalistica della Sella del Diavolo, all’estremità ovest della spiaggia del Poetto e del litorale cagliaritano. Chi ama il birdwatching e vuole avventurarsi tra i rigogliosi canneti della palude circostante lo Stagno di Molentargius, potrà facilmente avvistare moltissime specie di volatili: l’Avocetta, il Cavaliere d’Italia, il Pollo Sultano, l’Airone Cenerino, la Garzetta, il Falco di Palude e altre rare specie migratorie. Consigliate anche le escursioni guidate sulla sommità del sovrastante promontorio di Sant’Elia.

 

Storia e Archeologia

Un passato antico che ancora emerge nel cuore del paese

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I primi insediamenti umani nel territorio di Settimo San Pietro si fanno risalire al Neolitico: nei pressi della chiesetta campestre di San Pietro, nel bosco dei Landireddus (“ghiandifera”), si trova infatti un’importante Domus de Janas, che risale certamente al periodo Neolitico (metà IV millennio – 2700 a. C.). A quell’epoca Settimo era già un sito rilevante, come testimoniano anche i resti di un imponente nuraghe a Cuccuru de Nuraxi, che è il nome del colle che si erge nella pianura del basso Campidano; il nuraghe è purtroppo oggi in gran parte distrutto, ma già dai primi studi si poteva intuire che si trattasse di un complesso monumentale, formato da due torri megalitiche unite da una cortina. Attorno al nuraghe si sviluppava un villaggio e poco distante un importante pozzo sacro con funzione religiosa-cultuale.

Con la conquista della Sardegna da parte dei Romani anche il territorio di Settimo fu occupato dai coloni, e il paese si sviluppò; dagli studi e dai ritrovamenti emerge che doveva essere un centro romano di particolare importanza. In località “is Argiddas” (cioè “gli olivastri”), nel 1880, fu ritrovato un acquedotto romano in muratura,  ricoperto “a schiena d’asino” da dei pesanti lastroni e ancora in ottimo stato di conservazione; portava l’acqua alla successiva stazione della strada romana, precisamente serviva la stazione che stava alla settima lapide (o pietra miliare), che doveva essere ubicata in località S. Lucia, sede della Settimo romana.  Lo stesso nome del paese è infatti di origine romana: Septimo ab urbe lapide, significa appunto “presso la settima pietra miliare”, indicava la distanza che divideva Settimo da Karalis, cioè 7 miglia.

Nel periodo medioevale, Settimo fu parte del Giudicato di Cagliari, e dopo la sua caduta (1257) divenne un possedimento della Repubblica Marinara di Pisa. Ai Pisani, nel 1324, si succedettero gli Aragonesi e Giacomo d’Aragona infeudò il territorio di Settimo al nobile Berengario Carroz. Nel 1363 fu creata la contea di Quirra, sempre con a capo i Carroz,  e la Villa di Settimo ne fu parte. Gli ultimi feudatari della zona furono i Centellos e gli Osiro: il feudo venne riscattato a questi ultimi solo nel 1839. Il paese passò, come tutta l’isola, sotto la dominazione sabauda per poi divenire parte del Regno d’Italia.

Settimo San Pietro è ancora oggi una cittadina di una certa rilevanza, che ha potuto conservare senza alterarlo troppo il suo nucleo più antico. Alcune caratteristiche architettoniche emergono tra chiese e case campidanesi. La parte più antica dell’abitato si sviluppa attorno all’incrocio della via principale, con una forma approssimativamente poligonale, e presenta la chiesa parrocchiale al centro. Tutto intorno, si possono ancora notare le abitazioni risalenti al secolo scorso, dotate di un portale d’ingresso ad arco con fregi artistici; al loro interno si posso trovare la cantina, il portico e il cortile, con piante di agrumi e l’indispensabile pozzo. Sono le classiche case campidanesi, il cui edificio principale, su due piani, ha una struttura portante in làdiri (i mattoni di fango sardi) e conci di pietra arenaria a vista. L’elemento caratteristico è il loggiato (“sa lolla”) che apre il passaggio a tutte le stanze interne della casa. Nelle abitazioni delle famiglie più abbienti era presente anche “sa mola”, la macina per il grano.

Riguardo le architetture religiose, la principale è la chiesa parrocchiale, intitolata a San Pietro Apostolo, che è un chiaro esempio di architettura gotica d’importazione catalana. La facciata presenta delle decorazioni con merlature, e un oculo al di sopra del portale che dava luce alla navata principale; alla sinistra è presente il campanile a canna quadrata. L’edificio viene datato attorno al 1442, anno di consacrazione dell’altare maggiore. La chiesa ha poi subito vari rimaneggiamenti tra il XVI e il XVII secolo, ed oggi conserva dell’originale impianto tardogotico solo la facciata, la navata e il presbiterio. Nell’agro di Settimo esistono inoltre due chiesette campestri di derivazione romanica, dedicate a San Pietro e a San Giovanni Battista. Quest’ultima, in calcare locale e risalente al XIII secolo, conserva ancora le arcate ed i sostegni dell’originaria aula a tre navate. Accanto alla chiesetta, si conservano i resti di una villa di età tardo-romana, con preziosi mosaici policromatici.

Sul fronte delle architetture civili, da segnalare la Casa Dessy, un edificio storico (antica casa padronale) di proprietà comunale situato nella centrale Via Gramsci. Oggi viene utilizzata come spazio espositivo e di pubblica utilità.

Da segnalare assolutamente ai visitatori, il museo multimediale storico denominato “L’Arca del Tempo”, che sorge ai piedi della collina di Cuccuru Nuraxi. La presenza della struttura all’interno di un’area tuttora oggetto di scavo e di studio, permette agli utenti di interagire con la realtà della ricerca sul campo. L’Arca del Tempo, oltre che museo, è un centro di sperimentazione sulla didattica e divulgazione dei beni culturali, storici e archeologici, ed è organizzato in aree funzionali: il laboratorio archeologico dotato di tavoli per il saggio chimico-fisico, la ricomposizione e il disegno dei reperti; l’area ludico-didattica dedicata alle animazioni e ai laboratori; il giardino dove si realizzano i lavori di preparazione dei reperti restituiti dallo scavo. L’allestimento vero e proprio interessa un arco cronologico che va dal Neolitico all’epoca contemporanea e si avvale di un multimediale interattivo con cui vengono illustrati i paesaggi, i monumenti e la storia di Cagliari e della sua area vasta.  Il multimediale è fruibile tramite singole postazioni, ma consente una full immersion collettiva nella sala sotterranea, con 60 posti a sedere e un grande schermo ad arco. Ai contenuti multimediali si affianca, nella galleria espositiva, un eccellente percorso didattico.

Folclore e Tradizioni

Solide tradizioni religiose ed enogastronomiche

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Settimo San Pietro conserva ancora molti tratti identitari e molte usanze e tradizioni di un passato antico. Tra le festività religiose più importanti vi è la sagra popolare di San Giovanni Battista, che si svolge in giugno, e la grande festa patronale di San Pietro, nei primi giorni di settembre, che prevede sia riti liturgici che manifestazioni folkloristiche e culturali, come la mostra dei dolci e del pane, la sagra della malvasia, la gara di ballo e la rassegna dei costumi antichi. A proposito del costume tradizionale del paese, tutt’oggi diverse famiglie di Settimo San Pietro possiedono questi antichi capi, in prevalenza femminili, ereditati di generazione in generazione o anche acquistati. Gli abiti, quasi sempre in buone condizioni, documentano le varie tipologie locali: giornaliero, festivo e di gala (“bistiri a sciallu de seda” e “bistiri de velludu”), oppure da lutto e da mezzo lutto. Alcuni dei costumi risalenti al XIX secolo vengono ancora indossati in occasione delle sagre più importanti dell’isola, come la “Cavalcata Sarda” a Sassari, la “Sagra di Sant’Efisio” a Cagliari e la “Sagra del Redentore” a Nuoro.

Un’altra manifestazione religiosa di rilievo a Settimo è  “Sa Candelora”, i cui festeggiamenti iniziano il 6 di gennaio con la consegna del Bambino Gesù alla Madrina e alle due Priore, che lo custodiscono per tutto l’anno per poi riportarlo in chiesa il 2 di febbraio, per i festeggiamenti della Madonna.

In paese resistono ancora anche molte credenze popolari tramandate oralmente, come quella legata alla Domus de Janas conosciuta dagli abitanti del paese come S’ acqua e dolus (“l’acqua dei dolori”): la leggenda narra che qui San Pietro trovò riparo per la notte e pregò a lungo, al punto che l’impronta delle sue ginocchia è rimasta impressa nella roccia. Gli anziani raccontano che ogni anno il 29 giugno, partendo da Sa Gruxi Santa (nel centro abitato, alla fine via Garibaldi), molte persone si incamminavano lungo la strada di campagna per poi arrivare alla Domu tramite una scorciatoia che la collega alla chiesetta, dove il sacerdote celebrava la messa e dava la benedizione;  l’acqua della sorgente minerale, che si trova dentro la Domus, era allora potabile e addirittura considerata miracolosa.

Riguardo le tradizioni enogastronomiche, la produzione e il consumo delle cicerchie, soprattutto in passato, caratterizzava l’identità dei settimesi , conosciuti infatti come “settimesu pappa piseddu” (mangiatore di cicerchie), un legume però attualmente poco utilizzato. Grazie invece al clima mite, all’esposizione al sole e al vento di maestrale, nonché alla composizione del terreno (perlopiù calcareo), il territorio di Settimo ha sempre avuto una vocazione vitivinicola, soprattutto per quanto riguarda la Malvasia, il vino principe della provincia di Cagliari. La Malvasia di Settimo, il cui vitigno fu impiantato in epoca bizantina, presenta un colore giallo paglierino con sfumature dorate, e un intenso profumo di mandorle; si adatta bene come aperitivo, ma può anche essere un ottimo passito da accompagnare ai dolci tipici locali.

Settimo San Pietro ha anche un’importante produzione di pane tradizionale giornaliero e di pani cerimoniali di semola di grano duro. Il pane cerimoniale viene confezionato con sa sìmbula, una farina pregiata che si differenzia da su scètti, usata per il pane giornaliero (il civràxiu). Oltre al pane, la produzione domestica contempla da sempre  la preparazione dei malloreddus (gnocchetti sardi) e dei tallarinus (tagliatelle), fatti a mano seguendo l’antica tradizione. Riguardo ai dolci tipici, sono in prevalenza gli stessi di tutta l’area del Campidano, preparati usando ingredienti genuini come sapa, mandorle, ricotta, tutti tipici del territorio e confezionati da mani femminili esperte; tra questi ricordiamo le pabassinas, gli amarettus, i gueffus, le pardulas,  i piricchittus, il pan ’e saba etc.

 

 

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