Ogliastra

Le tracce dei primi insediamenti umani in Ogliastra risalgono al Neolitico e sono state rinvenute all’interno delle grotte del Supramonte di Baunei. Gli uomini del periodo, comunque, vivevano anche lungo le coste e le cale, cibandosi di vegetazione spontanea, cacciagione e pesca, sebbene in seguito le continue incursioni piratesche li costrinsero a spostarsi verso l’entroterra e a dare origine ai primi paesi montani, all’interno dei quali iniziarono a praticare l’agricoltura e la pastorizia. Il culto pagano dei popoli prenuragici è testimoniato dai numerosi reperti rinvenuti nella zona: utensili di vario genere, anfore e punte di frecce. L’Ogliastra, poi, è disseminata di Nuraghi e di Tombe dei Giganti.

Durante il VII secolo a.C. la zona venne occupata dai Fenici, dai Punici e, successivamente, dai Romani, popolo del quale sono tutt’oggi presenti, lungo la costa, varie tracce e ruderi di villaggi, ma molto meno nell’entroterra, in cui riuscirono a penetrare solo in parte a causa dell’ostilità della popolazione indigena.

Nel basso Medioevo la situazione è poco chiara per via delle diverse vicende politiche che travagliarono la regione già prima del 455 d.C., anno in cui la Sardegna venne occupata dai Vandali e separata dall’Impero Romano. A questo avvenimento seguì la difficoltosa amministrazione bizantina, che dal X secolo sfociò nell’istituzione dei quattro Giudicati sardi, con l’Ogliastra compresa dapprima nel Giudicato di Cagliari e successivamente nel Giudicato di Gallura; fu un periodo di sviluppo economico, che continuò anche quando i pisani nell’inizio del XIV secolo imposero il loro dominio creando il Giudicato d’Ogliastra. L’Ogliastra venne  poi occupata dagli Aragonesi nel 1323, come testimonia ancora la presenza di diverse torri costiere e di varie chiese campestri. Con il trascorrere dei secoli, la storia dell’Ogliastra è comune a quella del resto della Sardegna fino all’arrivo dello Stato Piemontese, al quale è dovuta la distruzione del suo originario manto boschivo d’alto fusto.

Il Giudicato d’Agugliastra

Questo giudicato è l’unico di cui si hanno notizie certe dei tanti piccoli giudicati che esistettero in Sardegna nel primo medioevo e che affiancavano i quattro giudicati principali. Il giudicato di Agugliastra venne però presto assorbito dal giudicato di Cagliari seguendone le sorti.

Con capitale Tortolì, esistette fra il X e l’XI secolo d.C. Confinava a nord con il giudicato di Gallura e a sud con il giudicato di Cagliari. Assieme a questi ultimi costituì fino alla conquista aragonese un’importante zona di influenza della Repubblica di Pisa, che comprendeva tutto il litorale orientale dell’isola ed in quest’ottica seguì le alterne vicende dell’espansione pisana in Sardegna, fino alla conquista aragonese nel 1324. Mantenne ancora per molto tempo lo status giuridico ed il rango di Judicato de Ollastre, con cui fu infeudato alla potente famiglia dei Carroz. Ancora nel 1600 nel Libro de todas las Gracias del Marchesato di Quirra, venivano confermate tutte le prerogative, i privilegi ed i benefici concessi dal feudatario alle comunità ogliastrine. Le riunioni cui partecipavano i delegati di tutti i paesi del giudicato si tenevano nella chiesa di San Antonio Abate a Tortolì.

 

Tradizioni e Artigianato

L’artigianato ogliastrino rispecchia il forte legame con la terra: numerosi sono gli oggetti in ferro battuto e di legno lavorato, come anche i gioielli in filigrana dai soggetti legati alle tradizioni locali. L’isolamento secolare di questo territorio è stato di fatto il suo punto di forza, perché ha determinato la forte caratterizzazione etnografica dell’intera area creando così gli elementi del suo patrimonio culturale unico. L’attività artigianale caratterizzante rispetto al resto del territorio sardo è quella tessile, praticata da sempre con il telaio orizzontale; la materia prima è la lana delle pecore, ma vengono usati anche lana di capra e il cotone o il lino. Tra i manufatti principali c’è il copricassa, da mettere sulla cassapanca tradizionale, per conservare la dote della sposa. I decori possono essere sono cervi, pavoni, fiori e danze realizzati con colori un tempo estratti da erbe e bacche. La cassapanca è l’altro elemento tipico dell’artigianato ogliastrino, e i tipi di legno principalmente usati sono, ancora oggi, il castagno, il noce e il ginepro, abbelliti con la tecnica dell’intaglio.

I cancios de frenu sono i bei gioielli artigianali di Villagrande Strisaili, che vengono usati per chiudere il corpetto e per arricchire il copricapo del costume tradizionale femminile.

Sa serretta, invece, è uno strumento formato da un’asticella metallica con alle estremità due rotelline dentellate; fa parte degli strumenti della cultura tipica dell’Ogliastra e serve per dare forme di vario tipo al pane fatto in casa; utilizzata da mani esperte, sa serretta crea uccellini e gallinelle, soggetti tipici dell’arte locale.