Olbia-Tempio

La Gallura

La più antica presenza dell’uomo in questa regione storica della Sardegna risale al periodo Neolitico, ma il periodo più vivo e interessante comincia dal 1600 fino al 600 a.C., epoca in cui in Gallura come in tutta l’Isola si sviluppa la civiltà Nuragica, che con i suoi affascinanti nuraghi rappresenta ancora oggi uno dei periodi più misteriosi e affascinanti della storia sarda. Sono numerosi i siti archeologici nuragici nel territorio, tra i più apprezzabili ricordiamo quelli della zona di Arzachena, in grado di trasportare il visitatore in un vero e proprio viaggio indietro nel tempo: dal Nuraghe Albucciu al Tempietto Malchittu, dalla Reggia Nuragica, alle Tombe dei Giganti di Li Longhi fino il complesso archeologico di Lu Brandali (questo nei pressi di Santa Teresa di Gallura). Le popolazioni indigene dovettero in seguito fare i conti con i primi invasori, cioè i Fenici. I piccoli insediamenti che essi impiegavano come scali marittimi divennero col tempo vere e proprie città; tra queste, Olbia, che era una loro roccaforte, molto fiorente, e sembra infatti che lo stesso toponimo derivi dal fenicio El-bi (“la felice”). A seguito della conquista romana della Sardegna, nel 238 a.C., la città di Olbia continua ad acquistare importanza per via della presenza del porto più vicino alla penisola tra quelli presenti in Sardegna. Del periodo romano, i resti più importanti in Gallura sono le cave di Capo Testa (Santa Teresa Gallura) a testimonianza dell’attività di estrazione del granito, che era il fulcro dell’economia della zona in età romana. In questa fase storica si delineano anche molti tratti culturali tipici dei sardi, come la lingua, che ancora oggi tracce inconfondibili del latino.

La base della prima vera forma di autonomia del territorio gallurese risale al periodo medioevale, con il Giudicato di Gallura con capitale a Civita (oggi Olbia), che all’epoca comprendeva oltre all’attuale Gallura e parte del Monteacuto, anche le Baronie e parte del Nuorese. Nel 1202 il giudicato viene in possesso di Lamberto Visconti che sposa la figlia del giudice Barisone, Elena. A lui succedettero il figlio Ubaldo, il nipote Giovanni e il pronipote Nino (1276) di cui parla Dante nella Divina Commedia. A questa data, il regno sardo non aveva più autonomia politica ed era nelle mani dei Pisani. Giovanna, la figlia di Nino, salì al potere nel 1298, ma dopo essere stata combattuta dai Pisani fu cacciata dai Doria di Genova all’inizio del sec. XIV e il suo giudicato si sgretolò in numerosissimi feudi. Con la disgregazione della struttura giudicale e l’avvento della dominazione aragonese prima e della Corona spagnola poi, la Gallura viene frammentata e infeudata a diverse famiglie iberiche. Al periodo catalano-aragonese corrispose per la Gallura l’abbandono di Civita (che divenne Terranòa) e il conseguente spopolamento della zona costiera, a forte rischio per via delle incursioni saracene. Si ebbe, così, una crescita delle zone interne e della città di Tempio Pausania.

L’origine della Provincia gallurese risale al regio editto del 4 maggio 1807 con il quale l’isola viene divisa in 15 Prefetture tra cui quella comprendente le regioni storico-geografiche della Gallura e dell’Anglona, con sede a Tempio. Nel 1821 il re Carlo Alberto riduce il numero delle province a dieci, che diventano undici nel 1833, quando viene istituita la “Provincia Gallura” con capoluogo a Tempio. Ma con l’unità d’Italia e la Legge Rattazzi del 1859, la Sardegna viene suddivisa in sole due province (Cagliari e Sassari) declassando le altre allo status di circondario. Dalla seconda metà del ‘900, però, si sono accentuate le rivendicazioni per l’autonomia di questo territorio dall’estesissima provincia di Sassari, soprattutto per via dell’enorme sviluppo turistico ed economico della costa gallurese e al maggior ruolo territoriale della città di Olbia; nel 1962, infatti, viene fondata la Costa Smeralda: un avvenimento storico che segnerà profondamente il destino della Gallura. Il territorio subisce un’incredibile trasformazione dei propri terreni, incolti e spesso paludosi, in un meraviglioso “giardino sul mare”: un gioiello del turismo internazionale, conosciuto in tutto il mondo. La Gallura diventa così una delle località turistiche più esclusive del Mediterraneo, sviluppandosi fino a diventare l’area più ricca e fiorente della Sardegna.

 

Tradizioni e Gastronomia

La Gallura è terra ricca di sagre e manifestazioni, religiose e non, che si svolgono per tutto l’anno. Gli eventi di carattere religioso sono numerosi, e tra i più suggestivi figurano sicuramente i Riti della Settimana Santa, celebrati in moltissimi paesi, come ad esempio ad Aggius, con Lu sgravamentu il venerdì santo e l’Intoppu (l’incontro di Gesù risorto con la Madonna) la domenica di Pasqua; eventi vissuti dai fedeli con profondissima devozione. O ancora la Festa Manna di Luogosanto (tra fine agosto e primi di settembre) che si svolge oramai da quasi 800 anni e viene chiamata anche la Festa Manna di Gaddhura; il suo culmine è rappresentato dalla solenne processione in onore di Nostra Signora Regina della Gallura alla presenza del vescovo della diocesi e con il tributo degli archibugi e del corteo dei cavalieri di Luogosanto e della Gallura. Molto amata è anche la Processione di Sant’Isidoro a Tempio Pausania (inizio settembre): la festa dei contadini per antonomasia, quella che meglio definisce le caratteristiche dei Galluresi; il patrono degli agricoltori viene portato in processione con carri trainati da buoi e cavalli che accompagnano il corteo, arricchito da gruppi folk e bande musicali. Questa festa rappresenta il momento ideale per vivere appieno le tradizioni culturali ed enogastronomiche degli antichi abitanti della Gallura. Tutte le feste e sagre campestri rappresentano in Gallura dei momenti di convivialità collettiva animati dalla partecipazione attiva dei contadini e dei pastori che vivono nelle campagne; sono occasioni tutt’oggi molto partecipate sia dalle popolazioni rurali che dai tanti turisti, che permettono di rinsaldare il legame col territorio e genere viva la propria identità culturale.

La Gallura è una terra da sempre legata alla coltivazione e alla pastorizia. Nelle fertili colline e nei pascoli che caratterizzano l’interno della regione, si rinnovano ormai da secoli le tradizioni delle aziende agricole familiari, situate nei tipici “stazzi”, nome che proviene dal latino e significa “luogo dove ci si ferma”. E queste famiglie di contadini e di pastori sono rimaste, e tuttora vivono, nelle proprie case, coltivando ortaggi, pascolando greggi e allevando animali; ciò si rispecchia, naturalmente, in primis nelle tradizioni culinarie del territorio. L’elenco dei piatti tipici della Gallura è lungo e variegato; una delle pietanze galluresi più amate e diffuse sono sicuramente li “pulicioni gadduresi”, ravioli di semola di grano duro, farciti con ricotta di pecora, uova e scorza di limone. Un altro primo piatto tradizionale e antichissimo è la “Sùppa cuata”, capolavoro della tradizione culinaria locale; si tratta di un piatto al forno per il quale occorre un buon brodo di carne di pecora, ampie fette di pane casereccio, qualche fetta di panedda (provola a pasta filata), pecorino sardo grattugiato insaporito con vari odori. Indimenticabile anche la trippa di vitello gallurese con fagioli, un secondo molto sostanzioso. In Gallura abbondano anche i dolci tipici, come “li acciuliddi”, particolari treccine di pasta fatte con la farina, strutto e uova, fritte nell’olio e passate nel miele. O i “Rujoli”, ravioli dolci con farina, zucchero, scorza di limone e formaggio fresco.