Oristano Provincia

La presenza umana nel territorio della provincia di Oristano può essere datata intorno al Neolitico, con il ritrovamento di materiale litico proveniente da vari siti archeologici del territorio. Il Monte Arci in particolare era il sito dal quale si ricavava l’ossidiana, utilizzata per la realizzazione di punte di lance, utensili vari e monili. I siti nuragici più importanti e meglio conservati sono quelli di Santa Cristina di Paulilatino e nuraghe Losa ad Abbasanta. Il territorio della provincia è comunque molto ricco delle vestigia dell’antica civiltà ed ogni comune può vantare il proprio sito archeologico, nuraghe, tomba di giganti o domus de janas.

Lungo la costa si svilupparono gli insediamenti di Tharros e Cornus. Il primo, di origine fenicia, venne rimodellato in epoca romana divenendo una fiorente città dotata di un importante porto ed un centro dei traffici commerciali dell’Impero. Il sito di Cornus, di origine cartaginese, rappresentò il centro della resistenza all’invasione romana, poi sconfitto. Con la caduta dell’Impero romano e dopo il breve periodo sotto il dominio dei Vandali, l’isola divenne una provincia dell’Impero Bizantino fino a circa il 700 d.C, quando lentamente iniziarono a formarsi dei regni autonomi, i Giudicati. Il territorio della provincia di Oristano faceva parte del Giudicato di Arborea, con  capitale Tharros e in seguito Oristano, più facilmente difendibile dagli attacchi provenienti dal mare. Del periodo giudicale il regnante più conosciuto è Eleonora d’Arborea, che dotò il regno di un codice di leggi, la Carta de Logu, applicato fino all’avvento dello Statuto Albertino. Il Giudicato di Arborea finì giuridicamente nel 1420, con la vendita del restanti territori sardi alla Corona d’Aragona. Dopo il 1720 il Regno di Sardegna verrà ceduto definitivamente ai Savoia e, nel 1848, con l’istituzione della Divisione di Cagliari, verrà creata la Provincia di Oristano.

 

Il Giudicato d’Arborea

Il giudicato di Arborea (rennu de Arbaree in lingua sarda e come veniva allora chiamato dagli arborensi) era uno dei quattro Stati indipendenti che si formarono in Sardegna alla dissoluzione in occidente dell’impero bizantino. Si estendeva sulla parte centrale della Sardegna, dal golfo di Oristano ai monti del Gennargentu, occupando tutta la fertile valle del fiume Tirso. Il regno rivestì un ruolo di grande importanza nella storia sarda, distinguendosi dagli altri giudicati coevi grazie soprattutto agli ultimi giudici lungimiranti che con costanza lottarono per riunire la Sardegna sotto la loro bandiera. Gli altri tre giudicati attraversarono infatti profonde crisi, subendo le ingerenze delle potenze marinare di Pisa, Genova: fu l’Arborea, alleato al regno d’Aragona di cui il giudice si dichiarò vassallo, a determinare la fine loro e contestualmente delle influenze pisane e genovesi nell’isola.

Intorno all’anno 1000, il primo sovrano attestato fu il logudorese Gonnario Comita de Lacon-Gunale, sicuramente sovrano anche del regno di Torres. Ai Lacon-Gunale si succedettero varie dinastie: i Lacon-Serra e de Serra Bas furono le più importanti. Nel 1257 l’Arborea partecipò alla guerra che gli altri regni isolani – tutti filopisani – avevano mosso contro il giudicato filo-genovese di Calari che venne sconfitto dopo 14 mesi di guerra. Santa Igia, la “capitale” del regno, venne completamente distrutta ed il territorio giudicale diviso in quattro parti: le curatorie di Gippi, Nuraminis, Trexenta, Marmilla inferiore, Dolia, Gerrei e Barbagia di Seulo, andarono all’Arborea.

Mariano II prese le redini del regno quando questo contava anche la terza parte centrale del regno di Calari. Nel 1297, poco dopo la morte di Mariano II, papa Bonifacio VIII creò il Regno di Sardegna e Corsica, infeudandolo al re della Corona d’Aragona Giacomo II il Giusto e dandogli così il via libera per l’invasione delle due isole. Nel 1323 Ugone II consigliò l’infante Alfonso di sbarcare a Palmas di Sulcis e di porre l’assedio a Villa di Chiesa. La città si arrese dopo sette mesi. Il 2 marzo 1324 Ugone partecipò all’assalto di Castel di Castro che capitolò il 19 giugno. L’11 aprile 1324 con l’ausilio di mercenari prese parte allo scontro contro i Pisani a nord dello stagno di Santa Gilla, scontro conosciuto come battaglia di Lucocisterna. Il trattato firmato anche da Ugone prevedeva la cessione ai catalano-aragonesi di tutti i possedimenti pisani di Cagliari e della Gallura, tranne il Castel di Castro e le appendici tenute da Pisa in forma feudale. Nacque così giuridicamente e di fatto il regno di Sardegna. Il giudice d’Arborea restò fedele ai sovrani d’Aragona anche quando il distretto di Sassari nel 1329 si ribellò. Dopo alterne vicende, prese il potere la casata il giudice Mariano IV: colto e intelligente, parlava correntemente le lingue sarde, conosceva il latino, il catalano, l’italiano, era in corrispondenza epistolare con le maggiori personalità del tempo, fra cui Caterina da Siena. È da molti considerato il più grande sovrano arborense del ‘300. Sua figlia, la grande Eleonora d’Arborea, divenne reggente del regno negli anni ’70 dello stesso secolo. Per quanto riguarda la politica, la prassi e gli orientamenti di governo, la giudicessa si riallacciò direttamente all’esperienza del padre, abbandonando definitivamente la politica autoritaria del fratello Ugone III, garantì la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato e attuò un’opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali, revisionando la famosa Carta de Logu a suo tempo promulgata dal padre.

 

Tradizioni e gastronomia

Alcune importanti manifestazioni culturali che hanno luogo nei paesi della provincia sono legate alla vita religiosa delle comunità. Nel periodo del carnevale si svolgono Sa Sartiglia, ad Oristano, e Sa Carrela ‘e Nanti, a Santulussurgiu. Sa Sartiglia è una giostra equestre di origine medievale che consiste nel lanciare il cavallo al galoppo lungo il tracciato nel tentativo di infilzare una stella metallica, forata al centro e sospesa sul tracciato tramite una corda, con l’aiuto di una spada o un’asta di legno lavorato definita su stoccu. La manifestazione si svolge l’ultima domenica ed il martedì di carnevale. Anche Sa Carrela ‘e Nanti si svolge nel periodo del carnevale. Si tratta, in questo caso, di una corsa equestre a pariglia lungo una stretta via in terra battuta nel centro storico di Santulussurgiu. Il percorso è particolarmente rischioso, per via della presenza di curve e strettoie. Bosa è invece nota per la caratteristica sfilata di carnevale con maschere tipiche della tradizione locale.

Altra importante manifestazione equestre è l’Ardia di Sedilo, che si tiene in onore di San Costantino Imperatore. La festa si celebra nel mese di luglio e culmina con la corsa a cavallo che parte dalla collina di Su Frontigheddu e, passando attraverso l’arco che delimita la corte del santuario, si dirige verso la chiesa. Dopo aver percorso una serie di giri intorno alla chiesa i cavalieri si lanciano verso un recinto circolare, sa muredda, compiendovi intorno un’altra serie di giri per risalire, infine, sempre al galoppo, verso la chiesa.

Importanti sono anche gli eventi che si volgono a Milis, il festival internazionale delle tradizioni popolari nel mese di agosto che prevede la partecipazione di gruppi folk esteri (unica in provincia) e la rassegna dei vini novelli della Sardegna a novembre.

I piatti tipici dell’Oristanese sono molto vari e vanno dal pesce di Cabras (orate, spigole, anguille) in tutte le varianti proposte, alla merca: muggine lessato in acqua salata e avvolto in foglie di acqua palustre (zibba). Famosissima è anche la bottarga, uova di muggine salate, pressate ed essiccate, da gustare affettata e grattugiata sugli spaghetti.

A Oristano inoltre si preparano i bocconi: murici lessati in acqua e sale; i malloreddus all’oristanese, gnocchetti di pasta di semola conditi con spinaci, bietole, uova e panna; a Marceddì viene cucinata la zuppa di arselle nere, mentre sono tipici di Santa Giusta, is tuvaras de arena, funghi che crescono sotto la sabbia, cotti con le uova e la vernaccia.

Tra i dolci ricordiamo i mustazzolus, uno dei dolci più semplici ed antichi della Sardegna: sono biscotti a base di mosto concentrato, farina di frumento, lievito e zucchero; hanno forma romboidale e sono ricoperti di glassa; le zippole, lunghe frittelle di Carnevale, aromatizzate all’acquavite e diffuse in tutta l’Isola.