Medio Campidano

L’origine della provincia risale al Regio Editto del 4 maggio 1807, con il quale la Sardegna fu divisa in quindici prefetture, tra cui quella comprendente la regione storico-geografica del Medio Campidano, con sede a Villacidro. Nel 1821 Carlo Alberto riduce il numero delle province a dieci e aggrega la prefettura di Villacidro alla Provincia di Iglesias, soggetta al tribunale di prefettura di Cagliari e alla vice-intendenza di Cagliari. Anche dopo la riforma operata a seguito della “fusione perfetta” della Sardegna al Piemonte, con la legge n. 807 del 12 agosto 1848 il Medio Campidano rimane compreso nella Provincia d’Iglesias, nella “divisione” di Cagliari (unitamente alle province di Cagliari e Isili). Con l’unità d’Italia e la legge Rattazzi n. 3702 del 23 ottobre 1859 la Sardegna fu suddivisa in sole due province, e il circondario di Iglesias (sede di sottoprefettura), di cui il Medio Campidano faceva parte, fu compreso nella Provincia di Cagliari. Nel 1927 sono stati soppressi i circondari.

Negli anni Novanta, con l’accantonamento dell’istituzione dell’Area Metropolitana di Cagliari (che avrebbe comportato l’automatico distacco della restante parte della Provincia di Cagliari) e la riorganizzazione di alcuni enti regionali, vengono creati, con sede a Sanluri, dei servizi decentrati per la parte settentrionale della provincia (tra cui l’ASL), che si aggiungono a quelli esistenti nelle “aree-programma” storiche che già da diversi anni rivendicavano l’autonomia provinciale (Olbia-Tempio, l’Ogliastra e Carbonia-Iglesias). Si comincia così a delineare la prospettiva dell’istituzione di un ulteriore ambito di decentramento in questa regione, pur in assenza di un centro urbano di riferimento territoriale.

Nel 2001 la Regione Autonoma della Sardegna ha istituito la provincia del Medio Campidano, che è divenuta operativa nel maggio del 2005, separandosi da quella di Cagliari. In seguito ai referendum del 2012 in Sardegna e al progetto di abolizione o riforma delle province in Sardegna approvato dal Consiglio Regionale il 24 maggio 2012, aveva avvio l’iter di dismissione dell’ente, che con la legge regionale n. 15 del 28 giugno 2013 veniva commissariato a partire dal 1º luglio 2013. Con l’approvazione della legge regionale n. 2 del 4 febbraio 2016 veniva ufficialmente stabilita la fine dell’ente, concretizzatasi il 20 aprile successivo col passaggio del territorio amministrato dall’ente alla provincia del Sud Sardegna.

 

Tradizioni e gastronomia

Il Medio Campidano è teatro di numerose feste religiose che spesso e volentieri attirano turisti e visitatori da ogni parte della Sardegna. Gli eventi sono un’occasione per conoscere gli elementi che caratterizzano il folklore di quest’area della Sardegna ricca di tradizioni popolari e religiose coltivate nel corso dei secoli. La festa come momento di svago, di riposo e di allegria è tradizionalmente connessa alla religiosità ed al culto locale.  Le grandi feste locali (durano dai 2 ai 3 giorni) seguono il calendario della civiltà contadina e sono concentrate tra la fine della primavera e l’inizio dell’autunno. Tutte incominciano alcuni mesi prima con la costituzione del comitato organizzatore, che si occupa di raccogliere i fondi (sa circa) e di organizzare le diverse fasi delle manifestazioni quali balli, gare poetiche, fuochi d’artificio e corse di cavalli, individuando gli spazi destinati alle immancabili bancarelle di prodotti artigianali ed alimentari, ivi comprese le barracche, spazi conviviali costituiti da rustiche tavolate coperte da tettoie di canne, frasche o teloni, posizionate al fianco di ampi bracieri dove si arrostiscono pesci (muggini e anguille), porchetti e agnelli. Le processioni vengono arricchite da carri di buoi, traccas, riccamente addobbati, da sfilate di costumi maschili e femminili e da suonatori di launeddas (antichissimo strumento musicale polifonico), sulittu (zufolo) e più raramente di su sonettu (fisarmonica). Le feste patronali più frequentate dai centri del territorio provinciale e non solo, sono Santa Vida (Santa Vitalia) a Serrenti e Santa Mariaquas a Sardara. Tra le feste campestri ricordiamo: Santa Maria Angiargia a Collinas, Beata Vergine d’ltria a Villamar, Sant’Isidoro a Serramanna, San Sisinnio a Villacidro e Sant’Antonio di Santadi ad Arbus.

La tradizione gastronomica del medio Campidano si arricchisce ormai da anni di appuntamenti di carattere culturale e scientifico che stanno determinando delle vere e proprie linee di ricerca continuative in molte delle comunità locali. Così ad esempio, la rievocazione de su pani arrubiu a Tuili; la valorizzazione dell’asparago a Serrenti; la valorizzazione delle pesche a Villacidro; la valorizzazione della capra ad Arbus; i riti del grano cotto a Segariu; la rievocazione de sa fregua e pani indorau a Setzu; la promozione del miele a Guspini; la valorizzazione del melone in asciutto a Lunamatrona; la valorizzazione del grano duro a Sardara; dell’olio, delle olive da mensa e degli insaccati a Gonnosfanadiga; la valorizzazione dello zafferano a San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca; la sagra delle leguminose a Las Plassas.

A una grande ricchezza di paesaggi corrisponde inevitabilmente una grande varietà enogastronomica che trova radici forti nei diversi fattori ambientali e nella storia che nel tempo ha influenzato le tradizioni culinarie locali. Così possiamo trovare nei paesi del Campidano e della Marmilla caratteristiche comuni rappresentate dal pane tipico di questa zona, il civraxiu, grande focaccia ricoperta esternamente da una crosta bruna e croccante che racchiude al suo interno la morbida mollica. E poi ancora i ravioli con ripieno di ricotta e i tipici malloreddus, i famosi gnocchetti diffusi in tutta la regione, che trovano la loro origine nel grano del Campidano.

Ma i prodotti della campagna sono numerosi e su di essi si basano molti piatti tradizionali: le lumache, boveri o tappadas, considerate vere prelibatezze, o asparagi, cardi e funghi, che si gustano in piatti elaborati o preparati con la grande semplicità che distingue la cucina sarda. Proseguendo poi nei territori che si allontanano dal Campidano e si avvicinano più alle montagne, troviamo sulla tavola i prodotti della pastorizia, dal capretto, all’agnello, alle numerose qualità di formaggi, e alla selvaggina, che costituisce una risorsa alimentare importante attraverso le numerose pietanze a base di pernice e di cinghiale.