Medio Campidano

Giara di Gesturi

Il Parco della Giara (che i locali chiamano Sa Jara o Sa Jara Manna ovvero la grande Giara), conosciuto comunemente come Giara di Gesturi, è un altopiano situato tra la Marmilla, la Trexenta, il Sarcidano e l’Arborea, che interessa i comuni di Gesturi, Tuili, Setzu nella provincia del Medio Campidano ed il comune di Genoni in quella di Oristano. Il termine Giara deriva probabilmente da “glarea” ovvero ghiaia, caratteristica degli altopiani di origine vulcanica.

Il Parco della Giara è stato soprannominato “Isola nell’Isola”, per le sue caratteristiche uniche di morfologia, della flora e della fauna, che la rendono un luogo magico; tra tutti i mammiferi che vivono sulla Giara il Cavallino della Giara, Equus caballus giarae, è senza dubbio il più noto. Non esistendo in Sardegna ritrovamenti fossili di equini, si pensa che il cavallino della giara fu introdotto probabilmente nel periodo nuragico o nel periodo punico. Nel medioevo intere mandrie vivevano nell’isola allo stato brado e alcune popolavano l’Isola di Sant’Antioco ancora sino alla fine dell’800. L’unico luogo in cui oggi questi cavallini vivono allo stato naturale è l’altipiano della Giara. Caratteristici per la loro piccola stazza, si sono adattati al particolare ambiente della Giara, con abbondanza di cibo e acqua durante inverno e primavera e scarsità delle stesse durante estate e autunno.

 

Castello di Sanluri

Il castello di Sanluri è un edificio fortificato militare di età giudicale. Il suo stato di conservazione è ottimo, anche perché ha sempre mantenuto la sua funzione abitativa. Rivestì un’importante rilevanza storica in quanto era una delle roccaforti di controllo del confine del Giudicato di Cagliari con il Giudicato d’Arborea. Nelle vicinanze avvenne la battaglia di Sanluri. Il castello fu edificato, tra il 1188 e il 1195, per volere del giudice Pietro I di Arborea. Il suo scopo era difensivo, ma anche residenziale. Per secoli la residenza venne abitata dalla nobiltà feudale iberica (De Sena, Enriquez, Castelvì , Aymerich). Dal 1839 conobbe un periodo di declino che terminò negli anni venti del ‘900 con l’acquisto dell’intero edificio da parte del Generale Nino Villa Santa. Oggi all’interno del Castello è possibile visitare: Il Museo del Duca D’Aosta, il museo delle ceroplastiche (400 opere circa comprese fra il XVI e il XIX sec),  lo studio del Generale Nino Villa Santa con la sua corrispondenza con Gabriele D’Annunzio, i ricordi legati alla famiglia di Napoleone, le stanze da letto arredate con mobilio del XVII, XVIII e XIX sec, la sala Gondi, la Stanza della caccia e la stanza delle regine.

 

Villaggio nuragico Barumini

Il complesso nuragico di Barumini è il più importante sito archeologico della Sardegna e si trova nei pressi di Barumini. Riconosciuto dall’UNESCO quale sito patrimonio dell’umanità, “Su Nuraxi” di Barumini è l’esempio più completo e meglio conservato di nuraghe e al tempo stesso testimonia un uso innovativo e fantasioso dei materiali e delle tecniche disponibili, da parte di una comunità preistorica. Nel sito, il nuraghe principale è posto all’interno di un recinto costituito da torri più piccole, collegate da muri massicci. Intorno a queste costruzioni principali si trovava il villaggio con piccole case a pianta circolare. Si possono trovare anche altri ambienti destinati a specifiche attività domestiche o rituali.

La particolarità del villaggio nuragico di Barumini è che si può visitare non soltanto una semplice torre di avvistamento, seppur antichissima, ma si può anche passeggiare tra i resti di un intero villaggio di migliaia di anni fa.

 

Miniera di Ingurtosu

Ingurtosu, insieme a Montevecchio e Monteponi, è stata una delle più importanti realtà minerarie isolane. I vari cantieri che costituiscono la miniera coltivavano la parte mediana del grande filone Montevecchio. Il villaggio minerario di Ingurtosu si trova alla fine di una lunga valle che a monte culmina nella Punta Tintillonis e a valle si conclude con le alte dune di Piscinas. Nella parte iniziale della valle scorre il Rio Cascera. Il torrente più a valle prende il nome di Rio Naracauli. La valle è percorsa sino al mare da una comoda carrareccia che costeggia il torrente. Il villaggio era il centro direzionale delle due miniere di Ingurtosu e della vicina Gennamari. Nel villaggio c’erano la direzione, lo spaccio, la posta, le abitazioni degli impiegati, l’ospedale, la chiesa, il cimitero. Su tutto dominava il palazzo della direzione. La presenza della laveria Brassey, e in seguito della adiacente laveria Pireddu, fece però di Naracauli il vero centro produttivo della miniera di Ingurtosu. Qui si sviluppa anche un insediamento residenziale di una certa consistenza, che insieme a Pitzinurri ospitava prevalentemente gli operai e le loro famiglie. Quasi a ridosso della laveria funzionava il pozzo Lambert, che intercettava un filone secondario del grande filone Montevecchio. La laveria Pireddu è meno famosa e fotografata della vicina Brassey. Forse perché rimane molto nascosta; l’impianto risale agli anni successivi la conclusione del primo conflitto mondiale. L’impostazione è del tutto diversa da quella che informa la Brassey. Se quest’ultima è organizzata per trattare meccanicamente il minerale, la laveria Pireddu culmina in basso nelle celle di flottazione che separavano chimicamente il minerale dal grezzo.

La miniera di Ingurtosu cessa l’attività di estrazione mineraria nel 1965; la maggior parte dei tetti delle abitazioni vengono sfondati, gli edifici diventano ruderi e Ingurtosu diventa un villaggio fantasma. Verso la fine degli anni ‘70 il Parlamento assegna la pesante eredità del settore metallurgico all’ENI, col compito di riorganizzarlo e risanarlo ma non riuscendo nell’impresa, molte miniere vengono scorporate e affidate alla SIM, affiliandola all’Agip S.p.a. In questi anni vennero portati avanti studi e progetti che volevano essere qualificanti ed innovativi, volti alla valorizzazione dei connotati storici ed ambientali del villaggio di Ingurtosu, attraverso delle iniziative miranti alla conservazione delle peculiarità esistenti per consentirne una fruizione intelligente e di alto valore sociale.