Cagliari Provincia

Centro Storico di Cagliari

Per chi si trovasse a soggiornare, da visitatore, nel capoluogo sardo, una visita del suo centro storico è tappa obbligatoria. Costituito dai quattro quartieri storici di Castello, Marina, Villanova e Stampace, il suo nucleo originario risale al XIII secolo, quando il colle di Castello viene ceduto dalla giudicessa Benedetta ai Pisani, che vi costruiranno il Castel di Castro e ne faranno la sede del loro governo; seguirà la fondazione, sempre da parte pisana, dei quartieri di Stampace e Marina, ed infine di Villanova. Il centro storico cagliaritano conserva forte la sua connotazione medievale, riscontrabile nella struttura urbana e in molti elementi architettonici e urbanistici che si sono mantenuti fino ai giorni nostri. A Castello, che sorge in posizione preminente sugli altri, ancora oggi si accede attraverso le antiche porte medievali, aperte nelle mura che ancora cingono gran parte del suo perimetro, isolandolo dal resto della città. Sono numerose le testimonianze storiche e artistiche che vi si trovano. I monumenti più noti sono sicuramente la Cattedrale, le Torri Pisane (Torre di San Pancrazio e Torre dell’Elefante) e il Bastione di Saint Remy; ma forse i luoghi più suggestivi di Castello si trovano percorrendo le strette vie, le scalette e le piazzette che si aprono su bellissimi scorci di panorama, e visitando le sue tante chiese che, a differenza della Cattedrale, dall’esterno non si notano ma che custodiscono notevoli opere d’arte.

Sotto Castello, adagiato verso il porto cittadino, sorge il quartiere della Marina. Anch’esso fondato dai Pisani come zona destinata ad ospitare magazzini e dimore dei lavoratori del vicino porto. Chiamato inizialmente Lapola o La Pola, il quartiere venne cinto da mura e bastioni, riammodernate in seguito dagli Spagnoli e infine demolite a partire dalla seconda metà del XIX secolo per far posto ad importanti vie cittadine. Oggi la Marina resta un quartiere carico di storia, che cerca lentamente di trovare il giusto modo per valorizzare le sue bellezze, come ad esempio i numerosi edifici religiosi. Fra i più antichi, la chiesa di Sant’Eulalia, edificata nella seconda metà del XIV secolo in stile gotico-catalano, dedicata alla patrona di Barcellona. Rilevante dal punto di vista artistico è la chiesa di Sant’Agostino, del XVI secolo, raro esempio di architettura rinascimentale in Sardegna; interessanti anche le altre chiese del quartiere: il Santo Sepolcro, Santa Rosalia (che conserva il corpo di San Salvatore da Horta), San Francesco di Paola, Sant’Antonio abate, la chiesa delle Monache Cappuccine e la Cappella dell’Asilo della Marina.

Il quartiere di Stampace, fondato dai Pisani e da essi dotato di un modesto sistema di fortificazione, è situato a ovest di Castello. Sin dalla fondazione, è stato un quartiere abitato prevalentemente da mercanti, artigiani e piccolo borghesi, sino a perdere gradualmente questa caratterizzazione con l’avvicinarsi dell’epoca contemporanea. Confina ad ovest con il “borgo”, oggi quartiere, di Sant’Avendrace. Stampace custodisce molte testimonianze del passato, anche risalenti alla dominazione romana della città, come il complesso catacombale sotto le chiese di Santa Restituta e Sant’Efisio, l’Anfiteatro Romano e la Villa di Tigellio. Numerose anche le architetture religiose di grande interesse artistico: la Chiesa collegiata di Sant’Anna, parrocchia del quartiere, del XVIII secolo; la Chiesa di Sant’Efisio, dedicata al santo più venerato di Cagliari; la Chiesa di Santa Restituta (XVII secolo) nascosta in una piazzetta tra via Santa Restituta e Via Sant’Efisio; e ancora il duomo di San Michele, in stile barocco, che si trova in cima alla via Azuni; la Chiesa di Santa Chiara (XIII secolo), ricostruita in stile barocco nel XVII secolo. Si trova in cima alle scalette di Santa Chiara.

Infine, fondato nel XIII secolo ai piedi del versante est del colle su cui sorge Castello, troviamo il quartiere di Villanova, i cui primi abitanti furono i contadini del vicino Campidano che intrattenevano relazioni commerciali con la città. Fino ai primi decenni del XX secolo, l’origine agricola del quartiere era rivelata anche dai numerosi orti e dalle vigne che lo circondavano. Oggi Villanova si presenta con la sua parte vecchia (tra la via Garibaldi e il terrapieno di viale Regina Elena) caratterizzata da semplici abitazioni su uno o due piani, diverse chiese e numerose botteghe artigiane; mentre la parte più recente, attraversata dalla centrale via Sonnino, presenta numerosi palazzi, sorti a partire dagli anni ’30 del ‘900, che hanno gradualmente occupato le campagne; rimangono isolati alcuni importanti monumenti, come la basilica di San Saturnino e la circostante necropoli. Oltre alla basilica, soprattutto nella parte vecchia del quartiere sono presenti molte architetture religiose, tra cui: la Chiesa di San Giacomo, in piazza San Giacomo (la parrocchia collegiata di Villanova) risalente al XV secolo; il Chiostro di San Domenico, che insieme alla cripta è ciò che resta della vecchia chiesa di San Domenico distrutta in seguito ai bombardamenti del 1943; la Chiesa di San Giovanni, sede dell’arciconfraternita della Solitudine; la Chiesa di San Cesello, in via San Giovanni, anticamente sede del Gremio dei Bottai; la Chiesa di San Rocco, nella omonima piazza, in origine chiesetta campestre sede del Gremio dei Lattai. Villanova è sede di due importanti arciconfraternite, impegnate in maniera particolare nei riti della Settimana Santa cagliaritana, sempre affascinanti e suggestivi.

 

Sagra di Sant’Efisio

Ogni anno, il primo Maggio, si tiene a Cagliari la grande festa in onore di Sant’Efisio, patrono della città insieme a San Saturnino. Tra storia e tradizione, tra verità e leggenda, la Festa del Santo che si dice abbia liberato Cagliari dalla peste seicentesca ha conquistato la devozione dell’intero popolo sardo che ogni anno, ininterrottamente dal 1657, gli rende omaggio con celebrazioni in equilibrio tra religione e folklore. Dalla chiesa di Sant’Efisio, nel quartiere storico di Stampace, luogo di partenza della Processione (il cuore dell’evento), si viene condotti lungo l’intero percorso del cammino di Sant’Efisio: 80 km che segnano la via da Cagliari a Nora, costellati di storia, folclore, sentimento religioso. La processione, a cui partecipano i gruppi folk da tutta l’isola, è uno spettacolo imperdibile: viene aperta dai tradizionali carri del Campidano, chiamati traccas (in origine fungevano da mezzo di trasporto e rifugio nei 4 giorni della festa; all’interno si trovavano la cassapanca con i vestiti della festa, gabbie con animali, riserva d’acqua e cibo, e tutto il necessario per il periodo. Ogni proprietario addobbava il carro con i fiori del proprio giardino e si metteva poi la palma, simbolo del martirio, e il grano simbolo del benessere).

Seguono i gruppi folk in costume tradizionale: 3500 persone provenienti da ogni parte dell’isola. Presenti anche 300 cavalli che seguono in tre diversi gruppi: i Cavalieri campidanesi, i Miliziani, la Guardiania. Altra figura importante della manifestazione è l’Alter Nos: era in origine il rappresentante del Viceré ed attualmente è l’espressione della Municipalità cittadina; indossa una catena d’oro con una doppia effigie che prende il nome di “Toson d’oro”, il simbolo dell’Ordine Cavalleresco fondato nel XV secolo per diffondere il Cristianesimo.

La Festa dura quattro giorni, fino al rientro della statua del Santo in città. Quattro giorni di festa, spettacoli musicali, eventi culturali e manifestazioni imperdibili per chiunque voglia vivere e conoscere gli aspetti più profondi della Cagliari antica.

 

Giardino Sonoro di San Sperate

A pochi km da Cagliari, nel paese-museo di San Sperate, si trova il Museo all’aperto del compianto artista Pinuccio Sciola, chiamato “Giardino Sonoro”: un vasto terreno disseminato di pietre megalitiche immerse nel verde e nel profumo degli agrumi. Uno spazio artistico senza tempo, che mette d’accordo tutti i sensi, amplificandoli; enormi monoliti che al primo sguardo possono sembrare sculture ma che in realtà sono anch’essi strumenti musicali, litofoni per la precisione. Apparentemente silenziosi e immobili, alla prima folata di vento però liberano dei suoni, diversi per ogni forma, per ogni volume, e trasformano il giardino in un paesaggio sonoro, composto da pietre di calcare lavorate a pettine che vibrano come corde di una chitarra, o enormi pietre quadrettate di basalto che vengono sfregate con altri pezzi di pietra sprigionando suoni di vario tono e intensità.

Le guide accompagnano i visitatori alla scoperta dei suoni diversi che riproducono materiali e lavorazioni differenti. Si può persino partecipare e provare l’emozione di sfiorare la pietra e scoprire il suono ancestrale rimasto rinchiuso all’interno della materia per millenni. Tutti gli orari delle visite guidate sono disponibili sul sito del Pinuccio Sciola Museum.

 

Sposalizio Selargino

La rievocazione dell’Antico Sposalizio Selargino è la più importante festa di folklore di Selargius, conosciuta in tutta la Sardegna e non solo, e si svolge ogni anno nella prima metà di settembre. Nel paese rivivono per un giorno lo sfarzo e i colori delle cerimonie nuziali del Campidano, quei momenti e gesti del matrimonio, codificati dalla memoria storica, espressione di una cultura permeata di profonda sacralità. Il momento iniziale è la “benedizione” dello sposo e della sposa, che avviene davanti alle rispettive case natie, davanti alla folla di parenti e vicini. Qui i genitori, a turno, spargono manciate di grano e sale sulle teste dei propri figli inginocchiati, ed esprimono con formule antiche gli auguri di prosperità e di conoscenza delle virtù morali. Nella seconda fase i cortei dei due, per un po’ ancora “bagadius” (non sposati) si muovono per incontrarsi sul sagrato della chiesa madre. Durante questa gioiosa sfilata per le vie del paese i fidanzati, a braccetto dei padri, ricevono gli auguri dei compaesani. Unitisi sul sagrato, i cortei fanno il loro ingresso in chiesa, accolti dalle musiche solenni di organi e launeddas. Qui secondo il rito di Santa Romana Chiesa e in lingua sarda, si celebra il matrimonio, legando gli sposi per la catena nuziale, “sa cadena”, che è simbolo del vincolo eterno instaurato dal sacramento. Ormai divenuti coniugi, (“cojaus”) i protagonisti irrompono nuovamente sul piazzale della chiesa, accolti dagli applausi e dalle urla del popolo in costume. Fanno poi ingresso nella vicina chiesetta medioevale di San Giuliano, per vergare una “promessa d’amore” davanti alle autorità del paese e ai Confratelli del Rosario, che la custodiranno in teca per 25 anni. Si dirigono quindi verso la loro nuova casa, accolti dalle due madri che avevano qui atteso il loro rientro per l’ultima commovente benedizione e per l’addio, (“s’adiosu”) ai propri figli. Questo augurio finale, pronunciato dalla folla, dà il via all’ultimo atto dello Sposalizio, ossia il banchetto con gli invitati e le danze fino a tarda notte.