Carbonia-Iglesias

Sulcis

Il Sulcis (Maurreddìa in sardo) è un territorio che si estende nella porzione sud-occidentale dell’Isola, parte integrante della regione storico-geografica del Sulcis-Iglesiente. Prende il nome dall’antica città punica di Sulki o Sulci (oggi Sant’Antioco). La delimitazione del Sulcis non è ben definita in quanto si tende talvolta ad estenderla in senso lato comprendendo anche parte del territorio dell’Iglesiente oppure anche i territori di Pula, Villa San Pietro e Sarroch, ma il Sulcis propriamente detto corrisponde al versante sud-occidentale dei Monti del Sulcis e alla piana sottostante fino alla costa sud-occidentale che si affaccia sul Canale di Sardegna, da capo Altano, o capo Giordano, fino al Golfo di Palmas e da qui continua verso il Capo Teulada. Per affinità politiche-geografiche è considerato parte del territorio sulcitano l’arcipelago del Sulcis, con le isole di San Pietro e di Sant’Antioco.

I numerosissimi siti archeologici e reperti nuragici, fenici, romani e bizantini rendono il Sulcis un vero paradiso per gli appassionati di storia. Ad esempio a Seruci (Gonnesa) è presente un’antichissima reggia nuragica. A Villaperuccio, in località Montessu, è situata la più importante necropoli di domus de janas – le cosiddette “case delle fate” o “delle streghe” – della Sardegna meridionale: si tratta di antiche tombe, scavate nella roccia, che risalgono a 5000 anni fa circa. Molti siti raccolgono testimonianze dell’insediamento punico nella regione, come la fortezza fenicia di Pani Loriga nei pressi di Santadi e, soprattutto, la città di Sant’Antioco, ex Solki fenicia e Sulci romana, che raccoglie anche numerosi reperti di epoche successive.

 

Iglesiente

L’Iglesiente comunemente considerato in età odierna, fa coincidere il territorio con la regione metallurgica a nord della valle del Cixerri, comprendente la parte occidentale della provincia del Sud Sardegna. Secondo questa delimitazione fanno parte dell’Iglesiente i comuni di: Iglesias, Gonnesa, Domusnovas, Musei, Buggerru, Fluminimaggiore, Arbus e Guspini.

Anche questo remoto angolo della Sardegna conserva ancora le tracce dei nuraghi. Il declino della società nuragica ebbe inizio intorno al IX secolo a.C., con l’arrivo dei Fenici, nel IX secolo a.C., i quali iniziarono ad usare l’isola come punto d’appoggio per i loro fiorenti traffici con le Baleari. I primi approdi nell’isola nacquero proprio nel Sulcis-Iglesiente, dove i Fenici fondarono le prime città, intraprendendo scambi commerciali con i sardi ed iniziando uno sfruttamento delle risorse minerarie della zona. Il cambiamento dei rapporti con i nuragici portò alla costruzione di alcune fortezze che, successivamente, furono sfruttate dai Cartaginesi. Quest’ultimi si possono definire i primi reali invasori dell’isola; a loro seguirono i Romani, che piegarono definitivamente il popolo dei nuraghi. In questo periodo nacquero templi, stazioni termali, città e soprattutto miniere, che furono sottoposte per la prima volta ad un’attività estrattiva sistematica. Le vicende legate al Giudicato di Cagliari, dal quale le divisioni amministrative (Curatorie) del Sulcis e dell’Iglesiente dipendevano, fecero cadere queste terre sotto il controllo dei pisani, che diedero il via alla prima grande stagione mineraria. La successiva invasione aragonese bloccò ogni miglioramento ottenuto nel campo, inoltre il territorio iniziò a spopolarsi, prima per via delle continue guerre con il Giudicato d’Arborea e poi per le scorribande dei pirati barbareschi. La dominazione spagnola segnò un lungo periodo di stasi per queste popolazioni, la discutibile amministrazione piemontese che gli succedette parve comunque una benedizione. L’attività mineraria iniziò in quegli anni ad essere studiata a fondo, si fissarono i presupposti per la grande stagione che avrebbe portato la Sardegna al centro del panorama metallurgico europeo.

 

Tradizioni e Prodotti tipici

Fra una visita a un tempio cartaginese, una passeggiata in un parco minerario, un giro in barca e un bagno a mare, i visitatori potranno assaggiare le prelibatezze gastronomiche della regione, come il tonno, l’olio, il pecorino, il carciofo e il miele, accompagnati da un buon bicchiere di Carignano DOC del Sulcis. Gli amanti dell’artigianato potranno ammirare esemplari dei bellissimi arazzi, tappeti, gioielli e coltelli che una tradizione millenaria di filatura di tessuti e lavorazione dei metalli sa produrre con grande maestria.

La tradizione gastronomica del Sulcis-Iglesiente è dominata dall’ottima cucina di mare: la squisita Cassola (zuppa di pesce) è esclusiva della costa sud, sia per gli ingredienti imposti da un particolare habitat marino, che per il speciale soffritto con cui viene insaporita; viene servita sopra pane affettato del tipo Civraxiu. Da non perdere gli spaghetti alla Carlofortina a base di salsa di tonno fresco. La preziosa bottarga di tonno viene usata per preparare deliziosi antipasti e primi piatti. Altre specialità sono i pesci al forno, in verde (aglio e prezzemolo) o con le patate. La burrida è invece la maniera tipica di preparare il gattuccio (piccola specie di squalo), che dopo essere stato bollito viene condito con una speciale salsa di olio, aglio, aceto ed infine spolverato con pinoli e noci sbriciolate.

Anche in quest’area dell’isola si produce dell’ottimo pecorino e negli ultimi anni si sta iniziando ad apprezzare il formaggio di capra, molto più salato del primo. La ricotta affumicata locale risulta particolarmente pregiata. Il pane tipico della zona è il civraxiu, quello migliore è prodotto nella poco distante Sanluri, nel cuore del Campidano. Dolci tipici sono i gueffus (sospiri), a base di mandorle e zucchero, avvolti in carta velina colorata. Tipico di Ognissanti è il pan’e sapa, composto da un impasto di frutta fresca, cannella, scorza d’arancio e sapa (mosto cotto). Infine, la vite è un emblema prezioso dell’agricoltura in quest’area, e il Carignano del Sulcis è un vitigno di fama internazionale, coltivato in maniera massiccia a Sant’Antioco e Santadi, nelle quali si ha una notevole produzione di un altro rosso DOC, il Monica di Sardegna, oltre che di vini bianchi da tavola.

 

Primavera Sulcitana

Questa kermesse culturale che si svolge ormai da vari anni in tutto il territorio sulcitano, è un’occasione per scoprire le eccellenze di una regione ricco di storia, cultura e percorsi naturalistici. In programma numerose e suggestive escursioni tra siti minerari, tombe dei giganti, musei e nuraghi, immersi in un paesaggio mozzafiato. Immancabili le degustazioni dei deliziosi prodotti a km zero accompagnate dal buon vino del territorio a contraddistinguere la generosità e l’ospitalità dei sulcitani.