Nuoro Provincia

La Provincia di Nuoro è oggi costituita da 52 Comuni e al suo interno si trovano le seguenti regioni storiche: Nuorese, Baronia, Barbagia (che a sua volta si suddivide in Barbagia di Ollolai, Barbagia di Bitti, Barbagia di Belvì e Barbagia di Seulo), Mandrolisai, Marghine, tutte accomunate da caratteristiche abbastanza omogenee dal punto di vista storico, sociale e culturale. La lingua propria della provincia di Nuoro è il sardo; tre sono le varianti dialettali parlate principalmente in territorio provinciale, tutti afferenti alla sfera logudorese: il baroniese, il barbaricino e il logudorese centrale. Nelle parti meridionali della provincia si parlano anche dialetti ricollegati alla sfera campidanese.

Il territorio

L’80% del territorio della Provincia di Nuoro è collinare e montuoso, e comprende il massiccio del Gennargentu, il Supramonte, la catena del Marghine e il Montalbo. La viabilità molto ridotta e la scarsa presenza dell’uomo ne hanno fatto una delle regioni meno antropizzate di tutta Italia. Si tratta di luoghi dove l’uomo si è inserito nel contesto che lo circonda in modo armonico, rispettandolo e preservandolo; è un’area della Sardegna dominata da montagne aspre che aprono l’orizzonte a valli e paesaggi mozzafiato, con colori e profumi intensi non riscontrabili altrove. Il Supramonte, che si estende verso sud-est, è un altopiano calcareo dominato dal Monte Corrasi (1.463 m), compreso nei territori di Oliena, Orgosolo, Dorgali, Baunei e Urzulei, davvero stupefacente dal punto di vista paesaggistico, tagliato da valli profonde e frastagliate, dette codule, che sfociano lungo la costa “bucando” le pareti calcaree del litorale: il risultato è uno spettacolare paesaggio caratterizzato da gole, rupi e falesie (in parte sfociante nell’attigua provincia dell’Ogliastra). Il massiccio montuoso del Gennargentu – che significa “porta d’argento” in sardo – è articolato in una serie di propaggini (di cui una è appunto il Supramonte) che a nord arrivano fin quasi a Nuoro e a sud fino alla vallata del Flumendosa. E’ qui che si originano i principali corsi d’acqua che discendono verso la costa orientale sarda, come il Cedrino e il Flumendosa. Le cime più elevate sono il Bruncu Spina (1829 m) e Punta La Marmora (1834 m). Il Gennargentu offre uno degli scenari naturalistici più caratteristici e spettacolari della Sardegna: è un vasto territorio incontaminato e selvaggio, popolato da una fauna variegata di grande interesse naturalistico, come il cervo sardo, il muflone e l’aquila reale.

Le coste

Le coste afferenti alla Provincia di Nuoro comprendono la costa della Baronia e la parte nord del Golfo di Orosei; la prima è anche chiamata Costa degli Oleandri, per la grande concentrazione di queste piante, ed è formata in prevalenza da roccia granitica, mentre nella zona meridionale è presente anche roccia di origine vulcanica. Le spiagge sono caratterizzate da sabbia fine e bianca, con fondale marino prevalentemente basso; le principali rientrano nei territori dei comuni di Posada e Orosei, e sono: La Caletta, Berchida, Santa Lucia, Cala Liberotto, Bidderosa (con la sua oasi naturalistica), Cala Ginepro. All’altezza di Orosei comincia la parte nord del golfo omonimo, anch’essa con cale e spiagge di spettacolare bellezza, visitabili anche con escursioni in barca o gommone con partenza dalla frazione maritttima di Orosei, Cala Gonone. Qui vale la pena menzionare la spiaggia di Sa Enna Sa Chitta, ampia e con soffici dune di sabbia bianca; la spiaggia di Osalla, nota per i suoi fondali azzurri e profondi, ideali per fare immersioni e diving. Scendendo verso sud si arriva al confine con la Provincia dell’Ogliastra, che coincide grosso modo con la meravigliosa e celebre spiaggia di Cala Luna, con i suoi caratteristici “grottoni” che si aprono sulla lunga spiaggia di sabbia bianca.

Bere e Mangiare

Le tradizioni gastronomiche della Provincia di Nuoro sono senza dubbio le più rappresentative di quella che è la “cucina sarda” più autentica e che più ricalca gusti e sapori antichi. L’olio e la pasta fresca nelle sue tante varietà, lo zafferano che colora di giallo primi e secondi piatti, o ancora il dolcissimo torrone, arricchito di frutta secca e miele; e poi i vini a marchio d.o.c. e d.o.p. e i liquori che custodiscono in sé i profumi delle campagne. Le pietanze di questa zona della Sardegna sono semplici e i prodotti genuini e saporiti: si utilizzano poche spezie, ad eccezione delle erbe selvatiche, poche salse ma molto olio d’oliva (in passato sostituito dallo strutto). Nel nuorese prevalgono i piatti a base di carne e sono rinomati soprattutto i primi di pasta fresca, i formaggi e i dolci. Tra i primi piatti, abbiamo su pane frattau, fatto col pane carasau immerso nell’acqua bollente, disposto poi su strati conditi con abbondante sugo di pomodoro e formaggio pecorino, con sopra un uovo in camicia; sos maccarrones cravaos, sono invece la versione nuorese dei malloreddus, e sono ottenuti schiacciando a mano un pezzetto di pasta su una superficie bucherellata; sos macarrones de busa, grossi bucatini fatti stendendo la pasta lungo un apposito ferro allungato. Infine i ravioli barbaricini nelle due versioni: con ripieno di formaggio fresco o con ricotta e spinaci, conditi con sugo di pomodoro o ragù, e abbondante pecorino. Altro primo tipico è su filindeu, pasta di semola finissima intrecciata come una tela, cotta come una minestra nel saporito brodo di pecora.

Tra i secondo piatti, la pietanza “regina” è senza dubbio il tradizionale porcetto cotto allo spiedo. Abbiamo poi gli arrosti di agnello, capretto, vitello. La pecora invece viene lessata con patate, cipolle, pomodoro e altre verdure, servita con pane carasau bagnato nel brodo di cottura (il piatto è detto “pecora in cappotto”). Vari anche i secondi a base di interiora: la coratella (fegato, cuore e polmoni) cotta in tegame con vari aromi e spesso carciofi; sa cordedda, treccia fatta con le budella dell’agnello o del capretto ben pulite, cotta allo spiedo oppure in tegame con i piselli; su tataliu, una treccia più grossa con anche pezzi di interiora, arrostita allo spiedo. Su zurrette è invece il sangue della pecora, condito con menta, timo selvatico, formaggio e pane carasau sbriciolato, e poi cotto all’interno dello stesso stomaco dell’animale e mangiato accompagnato da pane carasau.

Riguardo i dolci tipici, quello nuorese per eccellenza è sa sebada, disco di pasta sottile che racchiude un ripieno di formaggio fresco aromatizzato al limone, fritto e ricoperto di miele o zucchero. Fra i dolci a base di formaggio abbiamo anche sas casadinas (tortine di pasta ripiene di formaggio fresco o ricotta). Un altro dolce tipico è s’aranzada, preparato con scorze d’arancio candite, miele e scaglie di mandorle tostate.

In generale, a Nuoro e dintorni la produzione vinicola è a carattere privato per consumo familiare, e prevalgono i rossi corposi. Nei paesi della provincia si ha invece una produzione variegata e destinata al mercato: ad Oliena abbiamo diverse qualità di Cannonau, rosso o rosato, tra cui il celebre Nepente cantato da Gabriele D’Annunzio. Notevole e pregiata anche la produzione di Dorgali, con vini rossi, rosati e bianchi. Sul fronte dei liquori, quello sardo per eccellenza è il mirto, prodotto in due versioni: dall’infusione di bacche (mirto nero) o da quella di foglie (mirto bianco). Troviamo poi anche il limoncello e altri liquori di varie essenze fatti in casa. Infine  l’acquavite, qui chiamata abbardente o filu ‘e ferru, un distillato ad altissima gradazione alcolica.