Sassari Provincia

Parco Nazionale dell’Asinara

Il parco, comprendente l’isola dell’Asinara e una fascia marina attigua, ricade sotto il comune di Porto Torres. Le sue coste presentano alte falesie scistose nella costa occidentale, ampie insenature e piccole spiagge, tipiche della morfologia granitica a rias, in quella orientale. La vegetazione ha i caratteri tipici della macchia mediterranea termofila: lentisco, euforbia, arborea, ginepro fenicio e cisto. Molto rilevante la fauna, che annovera nell’isola circa 80 specie, tra i quali il muflone, il cinghiale, il cavallo, l’asinello sardo e il caratteristico asinello albino. L’Asinara costituisce inoltre l’unica stazione sarda dove è presente la gazza. L’integrità dell’ecosistema è dovuto alla storia insediativa che ha interessato l’isola: dopo il Neolitico, documentato dalla domus de janas-Campu Perdu e il Medioevo, periodo a cui risale il monastero camaldolese di Sant’Andrea e il Castellaccio nella Punta Maestro di Fornelli, la presenza dell’uomo è documentata nel XVII secolo, quando vi si insediò una comunità di pastori e pescatori. Successivamente, in seguito all’istituzione di un lazzaretto, e in seguito di una colonia penale agricola, la comunità venne trasferita a Stintino. Dagli anni Settanta fino al 1997, anno di istituzione del Parco, fu invece sede di un carcere di massima sicurezza.

L’accesso al Parco è possibile grazie ai collegamenti marittimi con battelli specifici dai porti della zona (Porto Torres, Stintino e in estate anche Castelsardo e Santa Teresa di Gallura). Consigliamo le escursioni guidate nel Parco – con trenino, fuoristrada, pesca turismo, a piedi, diving – perché solo così si può ammirare al meglio questo paradiso terrestre.

 

Necropoli di Anghelu Ruju

Merita assolutamente una visita poiché si tratta della più vasta necropoli della Sardegna prenuragica, chiara testimonianza degli insediamenti nella zona fin dai tempi più remoti. La Necropoli di Anghelu Ruju è situata nell’entroterra, a circa 9 km da Alghero; fu scoperta casualmente nel 1903, durante gli scavi per la costruzione di una casa colonica, in quell’occasione vennero ritrovati un cranio umano e un vaso tripode. La necropoli comprende 38 domus de janas scavate nell’arenaria e disposte in due nuclei di 7 e 31 unità; i picchi di pietra utilizzati per scavarle furono ritrovati numerosi all’interno delle tombe durante gli scavi. Le domus sono decorate con protomi e corna taurine scolpite nelle pareti e nei pilastri, sono presenti anche tracce di ocra rossa, il colore del sangue della rigenerazione e false porte di ascendenza orientale simboleggiano la porta dell’oltretomba.

 

Grotte di Nettuno

Nel bellissimo promontorio di Capo Caccia, a circa 24 km da Alghero, si trovano queste incredibili e meravigliose formazioni carsiche, all’interno di un’area marina protetta. Si può raggiungerle per mezzo di una scalinata, l’Escala del Cabirol, che si avvinghia sul costone ovest del capo raggiungendo l’imboccatura della grotta. La grotta, lunga oltre un chilometro, è raggiungibile anche via mare, per mezzo di imbarcazioni in partenza dal molo principale del porto di Alghero. E’ un servizio che opera durante la stagione turistica e consente trasferimento e visita in circa tre ore. L’accesso alla grotta avviene attraverso un passaggio coperto di concrezioni di vegetazione verde, e ci si spinge sino ad un lago alimentato dal mare, in un percorso fitto di concrezioni colonnari. Attraverso un sentiero si arriva a una colonna che si eleva fino alla volta con la quale forma due arcate spettacolari. Più avanti, una linea di colonne porta al bacino del lago, chiamato la Reggia, da cui si intravede una spiaggia dalla sabbia bianchissima e, nell’ultima parte della grotta, il terrazzo chiamato Tribuna della musica. Verso la parte destra, dove si apre una zona chiusa al pubblico e accessibile solo da parte di speleologi, si sviluppa un percorso che conduce prima al Lago dei Funghi, e poi, attraverso una galleria detta Metrò, all’enorme salone il cui lato destro è occupato dal Lago Semilunare. Entrare nelle grotte è possibile solo se le condizioni meteo-marine sono ideali, quindi soprattutto nel periodo estivo. L’interno è veramente meraviglioso, i fondali del mare sono magnifici, i panorami mozzafiato e ogni tanto si possono incrociare anche i delfini.

 

Basilica Santissima Trinità di Saccargia

Se si è in transito verso i territori oltre il Logudoro, sarà inevitabile veder apparire la guglia ed il profilo del campanile di questa Basilica, inconfondibile nello sfondo con la sua rigatura orizzontale bicolore. Si tratta della chiesa in stile romanico più conosciuta della Sardegna. Situata nel territorio del comune di Codrongianos, rappresenta infatti una delle realizzazioni più importanti di questo stile in Sardegna. Fu edificata nel corso del XII secolo ad opera dell’Ordine Camaldolese e consacrata nel 1116, in seguito alla donazione di Costantino I, giudice di Torres. La Basilica faceva parte di un grande complesso monastico di cui sono ancora visibili i resti sul lato destro della struttura. Il suo interno semplice e affascinante accoglie il visitatore con la sua pace e tranquillità. Assolutamente da vedere.