Baradili

Baradili (Bobadri in sardo) è un comune sardo di 83 abitanti della provincia di Oristano. È noto per essere il meno popoloso comune della Sardegna ed uno dei meno abitati in Italia.

Situato fra le colline della Marmilla, alle falde della Giara di Gesturi, ha l’aspetto di un borgo antico, per la presenza di numerose case antiche, e alcuni resti nuragici (fra i quali una fontanella scavata nella roccia e ricostruita qualche secolo fa, tuttora utilizzata nella chiesa parrocchiale). Una delle maggiori attrazioni è il parco comunale, che funge da parco giochi, percorso trekking, campo sportivo, punto di ristoro e pizzeria.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Mare

Non lontano dalla splendida Costa Verde

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Baradili dista poco più di 50 km dalla costa occidentale dell’isola, nel tratto sottostante il golfo di Oristano: la meravigliosa Costa Verde. In particolare è facile raggiungere la famosa spiaggia di Torre dei Corsari e l’adiacente località turistica, che si presenta con un fondo di sabbia color ocra, orlata da alte dune e  lambita da un mare dal colore verde-turchese. Nel paesaggio circostante risalta il verde della fitta macchia mediterranea che ricopre le colline sui tre lati dell’entroterra.

Le altre spiagge imperdibili di questa tratto di litorale sardo, che si estende per circa 47 km da Capo Frasca a nord a Capo pecora a sud, sono: la spiaggia di Pistis, nell’insenatura chiamata S’Enna e S’Arca, molto frastagliata e rocciosa, che comprende anche la lunga spiaggia di Is Arenas; e poi più a sud Piscinas, uno spettacolo selvaggio della natura, con il suo complesso di dune tra i più estesi d’Europa; Scivu, lunga spiaggia color oro abbracciata da alte e scure pareti di arenaria, con un mare che fonde il verde smeraldo e l’azzurro più intenso; la spiaggia di Funtanazza, dov’era presente una colonia estiva della miniera di Montevecchio, ora in totale abbandono e immersa nella macchia mediterranea. La spiaggia è riparata dal vento da una bellissima insenatura composta da rocce basaltiche di origine vulcanica.

 

Montagna

Vicino alle suggestive e selvagge Giare

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Nel territorio di Baradili, collinoso ad occidente e pianeggiante a sud, sono presenti numerosi vigneti, oliveti e mandorleti dai quali gli abitanti ricavano ottimi vini, oli e ingredienti per squisiti dolci.

Per le sue caratteristiche di paese tranquillo e silenzioso, Baradili è senza dubbio adatto a chiunque voglia trascorrere una vacanza rilassante e serena, con la possibilità di visitare le varie attrazioni naturalistiche della zona, come la Giara di Gesturi, la Giara di Siddi o il Monte Arci.

Il Parco della Giara di Gesturi è stato soprannominato “Isola nell’Isola”, per le sue caratteristiche uniche morfologiche e floro-faunistiche, che la rendono un luogo magico e affascinante; tra i tanti mammiferi che vivono nella Giara, il Cavallino della Giara (Equus caballus giarae) è senza dubbio il più noto, e si pensa sia stato introdotto in Sardegna probabilmente nel periodo nuragico o nel periodo punico.

Poco più a sud è possibile visitare la Giara di Siddi, che ha un’altitudine massima di 357 m. e si distingue per la presenza sul versante meridionale di una colonia di licheni rossastri cresciuti sulla roccia vulcanica: per questo l’area prende nome di Corona Arrubia ovvero “corona rossa”. La fauna presente è tipica della fascia mediterranea: cinghiali, anatre, ghiandaie, lepri etc. Sull’altopiano è possibile salire con la seggiovia che parte dal Museo del Territorio “Sa Corona Arrubia”.

 

 

Storia e Archeologia

Dalle origini romane a un presente che custodisce la propria identità

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Non esistono documenti che attestino con precisione in quale periodo fu fondata Baradili, ma il territorio fu certamente abitato nel periodo nuragico, come dimostra la presenza di alcuni nuraghi quali Nuraxi Cibixina, Nuraxi Candeu, Nurattò. Tra questi il più importante è “Nuraxi Candeu: un nuraghe monotorre, visivamente comunicante con “Su Nuraxi” di Barumini. Il villaggio attuale è però quasi certamente di origine romana; anche Baradili nuragica infatti seguì la stessa sorte del resto della Sardegna, venendo prima conquistata dai Cartaginesi e in seguito dai Romani. Tracce romane si trovano ancora  in varie zone del territorio (Cibixia, Pranu Ena, Serra Bingia).

Dopo questo periodo, il primo documento scritto risale solo al 1342, anno in cui troviamo “Baratuli” nelle “Rationes decimarum Italiae Sardiniae” (simile alla nostra denuncia dei redditi). Durante tutto il Medioevo Baradili fu parte del Giudicato d’Arborea ed era incluso nella Curatoria della Marmilla. Nelle ultime fasi delle guerre tra Aragona e Arborea, il villaggio soffrì a causa delle operazioni militari effettuate nel territorio e, dopo la Battaglia di Sanluri, caduto il Giudicato, entrò a far parte del Regno di Sardegna spagnolo. Venne poi occupato dalle truppe di Berengario Carroz, il quale avrebbe voluto annetterlo al suo feudo di Quirra. Nonostante nel 1412 il nuovo re Ferdinando I lo costrinse a rendere i territori occupati, concedendo il feudo a Raimondo Guglielmo Moncada; anni dopo Baradili e la Marmilla furono acquistati all’asta da Pietro Besalù, uno dei generi del Conte di Quirra, e il paese entrò a far parte del grande feudo di Quirra.

In seguito passò alla famiglia dei Centelles  per un lungo periodo, vivendo tempi molto bui: i nuovi feudatari fecero amministrare la Marmilla da un Regidor che limitò notevolmente l’autonomia della comunità locali. Nel 1726 il feudo entrò in possesso dei Català, ma il rapporto di dipendenza dal feudatario si faceva sempre più debole. Nella relazione Diocesana del 1761 Baradili ha 243 abitanti, e nel 1766 passa sotto il controllo degli Osorio. Nel 1821 viene compreso nella Provincia di Oristano e nel 1839 finalmente è riscattato agli ultimi feudatari.

Con l’Unità d’Italia, Baradili entra a far parte della provincia di Cagliari (passando nel 1974 alla costituita Provincia di Oristano). Dagli anni ‘50 ad oggi molte cose sono cambiate: il paese si è ammodernato, è stato ristrutturato il centro storico e le facciate delle case con particolare cura per gli edifici storici come l’ex Monte Granatico. Una parte delle colline ha subito opere di rimboschimento con arbusti ed essenze locali.

Oggi Baradili cerca di non soccombere al fenomeno dello spopolamento, affidandosi alla valorizzazione dei prodotti e delle tradizioni locali per puntare su un turismo culturale ed enogastronomico di qualità.

Tra le architetture religiose di interesse storico-artistico, segnaliamo la parrocchia di Santa Margherita, che si trova al centro del paese sull’omonima piazza. La costruzione, risalente al XVIII secolo e completata nel 1935, ha subito nel tempo numerosi restauri. L’interno dell’edificio non conserva quasi più nulla dell’antica architettura, tranne che per gli archi delle cappelle e i bordi in pietra lavorata in rilievo all’ingresso della sagrestia. La chiesa conserva alcuni simulacri di legno: Santa Restituta, la Madonna della Candelora con corona e Bimbo incoronato, e nella nicchia centrale dell’altare Santa Margherita con palma e drago. Di notevole pregio è il Sant’Antonio da Padova con il Bambino.

 

Folclore e Tradizioni

Tradizioni religiose e gastronomiche ancora molto vive

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A Baradili, in onore di Santa Margherita si celebrano tre feste nell’arco dell’anno: la festa principale cade il 22 maggio (“sa festa manna”); la seconda il 13 luglio, ed è detta Santa Mragaida agattada o Santa Mragaida de is cruguxionis, e la terza – 20 luglio – si festeggia la patrona protettrice delle partorienti. Queste feste tradizionali fanno arrivare una gran folla di devoti che invocano la guarigione dei bambini con difficoltà di linguaggio; in questa occasione, i fanciulli vengono invitati dal parroco a suonare un’antica campanella d’argento, il cui tintinnio si crede abbia il potere di far recuperare il linguaggio a chi lo ascolta; i bimbi bevono poi l’acqua benedetta con la campanella. Da qui il famoso detto “acqua a campanedda”.

Da segnalare tra le sagre tradizionali, la Sagra del Raviolo, che si svolge a Baradili nella domenica tra il 13 e il 19 luglio, fin dal 1995. La sagra prende spunto da una leggenda secondo la quale in un 13 luglio di un’epoca lontana, alcuni giovani contadini ritrovarono la statuina di Santa Margherita mentre aravano un campo; portarono la statuina al parroco che si accingeva a pranzare con un piatto con tre ravioli. La voce del ritrovamento si diffuse per il paese facendo accorrere tutta la popolazione, e quel pranzo trasformò in un vero e proprio banchetto, con i ravioli che sembravano non finire mai e bastarono per il parroco, per i tre giovani, e per tutte le persone del paese accorse. Da quel momento si festeggiò Santa Mragarida Agattada (Santa Margherita ritrovata) o de is cruguxionis (dei ravioli).

La sagra è accompagnata da molte attività culturali e di valorizzazione dei prodotti locali, oltre alla distribuzione di ravioli nelle loro diverse varietà: con ricotta e limone, con ricotta e spinaci, con patate, preparati a mano secondo le antiche ricette tradizionali.