Buddusò

Buddusò (Buddusò in sardo) è un comune sardo di 3866 abitanti della provincia di Sassari (e in precedenza appartenente alla ex provincia di Olbia-Tempio), situato nella subregione storica del Monteacuto. Il paese sorge a 750 metri di altitudine, nella parte meridionale dell’altopiano di Buddusò. Il suo territorio è ricco di pascoli e boschi di sughere, ed è particolarmente noto per le numerose cave di granito bianco.

Da visitare, nei dintorni del paese, le testimonianze archeologiche del Nuraghe Iselle e del Nuraghe Loelle. Buddusò ha inoltre un caratteristico centro storico, le cui strade lastricate si snodano tra abitazioni e piccoli palazzi di pietra scura. Da non perdere qui una visita alla chiesa parrocchiale di Santa Anastasia, con i suoi preziosi dipinti conservati nella sagrestia.

In paese si trova il Museo d’arte moderna, all’interno del quale si possono ammirare diverse sculture di artisti di diversi paesi.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Mare

La stupenda costa nord-orientale con i litorali di Posada e Siniscola

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Buddusò dista una settantina di km dai bellissimi litorali di Posada e di Siniscola, caratterizzati da lunghe spiagge candide, dalla foce del rio Posada e numerose aree umide e stagni.

Partendo dalla foce del Posada per scendere verso sud, la prima spiaggia che si incontra è la spiaggia di Orvile, in corrispondenza proprio della foce; si presenta con un arenile di sabbia bianca fine e morbida, e acque di un verde-azzurro, dal fondale sabbioso. Dotata di vari servizi balneari e turistici, ha alle sue  spalle, all’estremo nord, la conclusione della bella pineta che si estende a partire dalla spiaggia di Marina Seada.

Oltrepassata la foce del fiume, si incontra la spiaggia di Su Tiriarzu (la principale di Posada), anch’essa con un bell’arenile formato da sabbia bianca e dorata a grana media e fine, acque trasparenti di colore verde-azzurro e dal fondale abbastanza profondo. Anche qui sono presenti vari servizi, il che la rende abbastanza frequentata in alta stagione. Alle sue spalle si estende uno stagno in cui si possono ammirare varie specie di uccelli acquatici. Contigua a Su Tiriarzu si estende la spiaggia di Sos Iscraios: qui il fondale non è troppo profondo, ed è dunque ideale per un bagno in tranquillità anche per i più piccoli. Ancora più a sud, si trova la spiaggia dei Due Pini: composta da un arenile con sabbia bianca quasi dorata, che si affaccia in un meraviglioso mare dalle trasparenze cristalline e con un fondale sabbioso. L’adiacente spiaggia di San Giovanni costituisce l’estremo sud del litorale di Posada ed è caratterizzata dalla Torre di San Giovanni e da una piccola pineta alle sue spalle.

Da qui in poi, verso sud, comincia il litorale di Siniscola, anch’esso ricco di cale e spiagge da sogno, tra cui le più conosciute sono Capo Comino, Santa Lucia e La Caletta.

Montagna

Un paesaggio modellato dalle rocce granitiche, la foresta di Sa Conchedda e il vicino Monte Lerno

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Il territorio di Buddusò si affaccia a nord sull’altopiano omonimo, verso Alà dei Sardi e i suoi monti, ed è attraversato da due fiumi a carattere torrentizio: il Rio Mannu, che alimenta prima verso ovest la diga di Pattada e successivamente si immette nel lago Coghinas, e il Rio Altana, che va ad alimentare la diga di Torpè. Verso sud ed est il territorio alterna pianure a valloni e ad alcune alture, tra le quali Punta Sa Jone è la vetta più alta con i suoi 1003 metri. Al confine col territorio di Bitti, in località Sa Pianedda, nasce anche il fiume Tirso; nell’agro di Buddusò, il Tirso alimenta la diga di Sos Canales, prima di proseguire il suo cammino  verso il Goceano e il Marghine. Il territorio buddusoino è dunque abbastanza fertile e ricco d’acqua, oltre che di granito, materiale che per decenni è stato fonte di una fiorente attività estrattiva ed è stato esportato in tutto il mondo. Ancora oggi il paesaggio presenta le “ferite” lasciate dalle cave sulle colline della zona. La vegetazione che ricopre l’altopiano e le valli sottostanti è in prevalenza di macchia mediterranea, soprattutto con arbusti di cisto, corbezzolo, erica, biancospino, ginestra, lentisco e lavanda. L’agro di Buddusò, chiamato dai buddusoini “Su Cumonale”,  fra le valli e le altura conserva anche fertili pianure che regalano ottimi pascoli, grandi boschi di sughere e moltissime fonti d’acqua. Le imponenti rocce granitiche offrono paesaggi montani mozzafiato dove si possono incontrare spesso aquile, mufloni, cinghiali e cervi.

Un’ottima meta per escursioni in mezzo alla natura è la località di Sa Conchedda, a nord di Buddusò, con vette che superano i mille metri e ospitano molti allevamenti caprini. Curata dall’Ente Foreste della Regione Sardegna, è qui presente una bellissima foresta, vero paradiso di boschi e macchia mediterranea, laghetti d’acqua pura, fauna endemica sarda, punti panoramici e numerosi percorsi off-road. Inoltre dal 2010 Sa Conchedda ospita il più grande Parco Eolico d’Europa, che comprende ben 69 turbine a vento, alcune alte più di 100 metri. Il cantiere forestale Sa Conchedda su una superficie di circa 3000 ettari, confinando a nord-est con il demanio forestale del Monte Lerno; la vetta più alta qui è la già citata Punta Sa Jone, mentre il punto più basso, a quota 600 metri, ospita il letto del fiume Mannu che va ad alimentare l’invaso del lago di Pattada. In base all’esposizione del terreno, si trovano varie specie forestali (insieme con macchia mediterranea): il corbezzolo, l’erica, il leccio, la sughera. Soprattutto sui versanti esposti a meridione è presente una fitta sughereta, che produce sughero di ottima qualità. Nei versanti esposti a sud abbondano le sorgenti d’acqua; molto suggestivi sono i vari laghetti artificiali in località Frades Duddas dove è presente anche il centro del cantiere, con un’area di sosta ed il centro servizi forestale, in località Sor de Otieri. Il compendio forestale di Sa Conchedda dista circa 6 km dal centro abitato di Buddusò ed è raggiungibile percorrendo la strada provinciale verso Pattada. Ai confini del complesso forestale di Sa Conchedda sorge l’affascinante borgo disabitato di Tandalò, anch’esso assolutamente meritevole di una visita.

Storia e Archeologia

Il Nuraghe Loelle, il borgo abbandonato di Tandalò e l’antica chiesa di Sant’Anastasia

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Il territorio di Buddusò risulta abitato già in epoca preistorica, come testimoniato dalle numerose domus de janas presenti nei pressi del centro abitato (tra cui quelle di Checche, Ludurru, Molino, Nullu e Ozastru) e le numerose necropoli sparse nei dintorni, segno che nel Neolitico vi erano molti insediamenti stabili. L’era nuragica è testimoniata da ben 30 nuraghi, di cui alcuni complessi e ancora in buono stato di conservazione, come il bellissimo Nuraghe Loelle, nuraghe complesso di tipo misto (caratterizzato dalla compresenza di elementi tipici dei nuraghi a corridoio e dei nuraghi a “tholos”), costituito da una torre centrale alla quale si addossa un bastione trilobato; attorno all’edificio si estende un vasto abitato di capanne circolari, e a breve distanza sono presenti due tombe dei giganti. Per poter vedere quest’importante area archeologica, esiste un servizio di visita guidata all’interno di un itinerario che comprende anche il dolmen Su Laccu, le domus de janas, la tomba dei giganti e il Museo di Arte Contemporanea. Riguardo la successiva dominazione romana, si sa per certo che nel territorio sorgeva il villaggio di Caput Thyrsi, di cui rimangono evidenti tracce nell’area di “Su Campu”, che costituiva un punto di passaggio nel percorso tra Olbia, Ozieri, l’antica Forum Traiani (Fordongianus) fino a Karalis (Cagliari).

In seguito all’introduzione del cristianesimo durante l’alto Medioevo e la fine del dominio bizantino con l’avvento dei giudicati, il territorio di Buddusò si arricchisce di piccoli villaggi gravitanti attorno alle chiese; ma le origini della Buddusò odierna compaiono solo intorno al 1300 d.C., quando troviamo attestato il borgo di “Gulusò”, o “Bidisò”. Durante il Medioevo, il territorio fece parte del Giudicato di Torres, nella curatoria di Monte Acuto. Alla caduta del giudicato (1259) passò sotto la signoria dei Doria, e successivamente – come tutta l’Isola – sotto il dominio aragonese, durante il quale il paese fu incorporato nel ducato di Monte Acuto, feudo dei Tellez-Giron (ai quali fu riscattato solo nel 1839, con la soppressione del sistema feudale). Tra il ‘400 e il ‘600 il dominio della Corona spagnola è testimoniato a Buddusò dallo stile barocco della chiesa di San Quirico e dai numerosi termini spagnoleggianti presenti nell’idioma locale (come ad esempio “sa mariposa”, cioè la farfalla); in questo periodo il sistema politico-economico era quello feudale e Buddusò rientrava nel ducato dei feudatari di Oliva, che possedevano il Monteacuto. Non fu un frangeste storico particolarmente fiorente per la comunità buddusoina, dati i pesanti dazi e balzelli richiesti dai nobili. Nel 1720, il territorio di Buddusò, come tutta l’isola, passa sotto il dominio dei Savoia. Nell’800, in concomitanza con una ripresa socio-economica, viene fondata una piccola frazione del paese, vicino al confine con il territorio di Oschiri; questo villaggio, chiamato Tandalò, fu popolato da una parte di buddusoini, principalmente agricoltori e allevatori, che vi vivevano per alcuni mesi l’anno. Nel ‘900, dopo la seconda guerra mondiale, Tandalò si è completamente spopolato, e oggi rimangono solo i suggestivi resti di alcune abitazioni, una chiesetta e la vecchia scuola elementare.

Il centro storico di Buddusò conserva tutt’oggi alcune architetture storiche degne di nota, come Villa Doneddu, in stile neogotico, e tre palazzine in stile liberty ed eclettico. Il granito costituisce il materiale più utilizzato nelle architetture tradizionali. Dal punto di vista artistico, il paese presenta  un’altra peculiarità: sia nel centro abitato che nel suo museo di arte moderna, si trovano numerose statue, realizzate a cavallo degli anni 1980-2000 durante le sessioni annuali estive del Simposio del Legno e del Granito, in cui artisti provenienti da tutte le parti del mondo si sono appunto cimentati nello scolpire statue in legno e granito grezzo locale. Tra le architetture religiose, merita una visita la chiesa di Sant’Anastasia: di impianto molto antico ed edificata con blocchi di granito lavorati a scalpello, l’edificio venne in seguito profondamente ristrutturato a partire dall’800; oggi presenta una facciata con conci a vista, un portale d’ingresso timpanato sormontato da finestra abbellita da vetrate artistiche; sulla destra si innalza la torre campanaria, a canna quadrata e coronata da un cuspide. L’aula interna è a navata singola con pianta a croce latina. La chiesa e arricchita da statue e mosaici, e custodisce inoltre due quadri del 1754, opere del pittore napoletano Gerolamo Ruffino.

Da visitare infine il Museo di Arte Contemporanea, famoso in tutto il mondo per le sculture in granito realizzate durante l’annuale Simposium Internazionale di scultura. Si tratta di un museo particolare, con due zone espositive: una interna che raccoglie sculture a bassorilievo e a tuttotondo in legno, per lo più castagno sardo e durissimo iroko africano, l’altra all’aperto, nel parco che circonda il museo e nelle vie e piazze circostanti che vede l’esposizione di sculture in granito.

Folclore e Tradizioni

La festa della Madonna de Su Bonu Caminu, il Simposio Internazionale di Scultura e “Artes in Carrera”

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Buddusò conserva ancora oggi numerose sagre e feste di carattere religioso, dense di devozione popolare e antiche tradizioni. Una delle più amate e partecipate è la festa della Madonna de Su Bonu Caminu, che si svolge fin da tempi remoti nel santuario campestre di Santa Reparata. La festa si tiene il primo lunedì di settembre e attira annualmente moltissimi visitatori, provenienti anche dall’hinterland. La messa solenne in onore della Madonna viene celebrata nel sagrato della chiesetta di Santa Reparata, e i festeggiamenti sono suddivisi nelle due giornate (domenica e lunedì), durante le quali si svolge la processione in loco, con gruppi folk in costume tradizionale, e a seguire viene offerto un pranzo comunitario dal Comitato organizzatore, a base di squisito lesso bovino. Non mancano mai anche festeggiamenti e manifestazioni civili serali, con spettacoli musicali e di cabaret sempre presso il sagrato della chiesa campestre. Altra festa religiosa campestre è quella dedicata a San Giuseppe di Tandalò (1 giugno), che si tiene nella chiesa campestre omonima sita nell’antico e ormai disabitato villaggio di Tandalò. La mattina i fedeli si raccolgono in preghiera durante la celebrazione dei riti solenni, al termine dei quali vi è il pranzo comunitario a base di bollito di pecora offerto a tutti gli intervenuti. Dopo la processione solenne per le vie del paese, di sera la festa prosegue nella piazza principale, dove si svolgono spettacoli musicali e intrattenimento di vario tipo.

A fine settembre è la volta invece della festa per i Santi Patroni Anastasia, Quirico e Ambrogio, che dura tre giorni e coinvolge in un’atmosfera di grande devozione e partecipazione tutta la comunità buddusoina. A ognuno dei tre santi è stata dedicata, come vuole la tradizione, un’intera giornata di festeggiamenti, con lunghe processioni che precedono i simulacri dei santi, composte da una moltitudine di fedeli e gruppi che a piedi e a cavallo sfoggiano i costumi tradizionali. Nella giornata dedicata a San Quirico, i giovani del paese gareggiano nella corsa con gli asinelli e in quella con i sacchi, e la sera si svolge un grande raduno per gustare insieme carne alla brace e altri prodotti locali. Il giorno dedicato a Santa Anastasia è forse il più suggestivo; per onorare la Santa, il paese si ferma e si riversa nelle strade per la messa e la processione solenne, per le quali arrivano dai paesi limitrofi numerosi parroci e il vescovo di Ozieri. Spettacolari i cavalieri di Pattada che portano in trionfo le loro bandiere. La giornata si conclude con i festeggiamenti civili nella piazza principale del paese.

Sul fronte degli eventi culturali e di promozione del territorio, da segnalare innanzitutto il pluriventennale “Simposio Internazionale di Scultura”. Nato nel 1984 per volere dell’amministrazione comunale, questa manifestazione è stata la prima in Sardegna a dare l’opportunità a centinaia di artisti provenienti da ogni parte del mondo di trasformare le risorse locali in opere d’arte: materiali come il granito e il legno svengono sapientemente modellati e trasformati in sculture di varie forme e dimensioni. Ma ciò che rende unico l’evento è la realizzazione di un laboratorio artistico all’aperto sul posto, dove gli artisti danno l’opportunità ai visitatori di assistere alla trasformazione di un masso di granito o un tronco di legno in bellissime sculture, stabilendo così un contatto diretto fra scultore e osservatore. Gli artisti (di diverse nazionalità) vengono poi premiati a fine manifestazione.

A ottobre è la volta di “Artes in Carrera”, una due giorni di manifestazione enogastronomica per esplorare tradizioni e sapori tipici di Buddusò, tra i suggestivi vicoli in granito del centro storico. Centrale in questo evento è la valorizzazione della “fumuterra”, la tipica patata locale. Il percorso proposto ai visitatori si snoda attraverso tutte le espressioni più tipiche e affascinanti del territorio buddusoino: dalle sfilate di maschere e costumi tradizionali ai gruppi folkloristici, passando per decine di stand espositivi e laboratori che rivelano in tutto il loro fascino gli antichi mestieri di una volta. I visitatori, oltre a scoprire le bellezze di Buddusò e del suo delizioso centro storico, possono gustare prelibatezze come su faelardu, sas seadas, sa petta cun fumuderra e sa salzitta arrustu cun fumuderra frissu. Numerosi anche i tour guidati ai siti archeologici della zona, tra nuraghi, domus de janas e necropoli, luoghi imperdibili sotto il profilo storico-culturale.