Dolianova

Dolianova (Patiolla in sardo campidanese) è un comune sardo di 9.703 abitanti della provincia di Cagliari, nella subregione storica del Parteolla, ed  è sede dell’Unione dei comuni del Parteolla e del Basso Campidano. È un centro a forte vocazione agricola, molto importante per la coltura della vite e dell’olivo, e per la trasformazione di questi prodotti locali grazie principalmente alla Cantina Sociale e alla COPAR (Cooperativa olivicoltori del Parteolla), che esportano a livello nazionale e internazionale. Dolianova rappresenta anche un punto di riferimento per i centri circostanti sotto il profilo del commercio e dei servizi, e oggi può essere considerata una valida alternativa alla vita in città, poiché mantiene la sua identità pur senza rinunciare a tutti i servizi e gli aspetti di una moderna cittadina.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Natura e Territorio
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

La costa cagliaritana e la Costa del Sud a poca distanza

ipad_dark.pngLa cittadina di Dolianova si trova a meno di 30 km dal capoluogo sardo, affacciato sullo splendido mare del Golfo degli Angeli, con le sue spiagge e cale di grande bellezza, dal celebre Poetto a Calamosca, fino a quelle del litorale quartese come Foxi, Capitana, Is Mortorius, Terra Mala etc. Ma non sono particolarmente distanti (poco più di 60 km a sud-ovest) neanche le spiagge dorate di Pula e Chia, regno del relax e degli sport acquatici.

Per gli amanti del birdwatching, da Dolianova si raggiunge in breve tempo anche il Parco Naturale di Molentargius – Saline, tra Cagliari e Quartu S. Elena, una delle zone umide più vaste e importanti d’Europa, habitat di numerose specie di volatili, primo tra tutti il bellissimo fenicottero rosa, che vi nidifica e vi fa nascere i suoi piccoli.

Natura e Territorio

Tra vigne, ulivi secolari e boschi ricchi di sorgenti

Dolianova si trova nella zona sud-orientale della Sardegna, in quell’area conosciuta da sempre come Parteolla; il territorio presenta una conformazione in parte collinare-montuosa e in parte pianeggiante e coltivabile. Il clima mite e mediterraneo ha permesso infatti lo sviluppo di una ricca economia agropastorale. Fuori dal centro urbano, dopo pochi km, si può già ammirare un ambiente identificabile come un esempio di “ruralità evoluta”: una serie di coltivazioni ordinate di ulivi (molti plurisecolari) e di vigneti, che conservano i tratti tradizionali sia nell’impianto che nelle metodologie di coltivazione, così come gli allevamenti di ovini e bovini.

Nelle zone più elevate della parte collinare del territorio di Dolianova, si trovano le località più rinomate e amate dalla comunità locale: San Giorgio-Sa mitz’e sa Figu, località immersa nel verde in prossimità di alcune fonti d’acqua, e Sa Colonia, splendida località con un fitto bosco in cui si trova la chiesa campestre di San Michele, una tappa obbligata per chi è diretto nel territorio di Sinnai e al Monte Serpeddì. Vi è inoltre un centro turistico (“Sa Colonia”) dove poter gustare pranzi tradizionali e all’occorrenza pernottare.

Ma le campagne di Dolianova riservano molti altri itinerari naturalistici che possono essere percorsi a piedi, in bici o a cavallo. Uno di questi, molto affascinante ma anche impegnativo, è il percorso attraverso la foresta demaniale di Monte Arrubiu, che termina ai piedi del Monte Cirronis, dal quale si ha una splendida vista sul golfo di Cagliari. Altro itinerario naturalistico interessante dal punto di vista botanico e faunistico è “Su Garroppu e Nicolo”, con la sua leggenda del fiore della valeriana che, se colto alla mezzanotte del  24 dicembre al centro del laghetto lì presente, porterà al fortunato benessere e prosperità.

Da segnalare poi la visita alle sorgenti, che testimonia la ricchezza delle falde acquifere del Parteolla (e permette di scoprire i vari siti archeologici presenti) come Mitza de Aramu, Mitza de S’Arrexini, Mitza de su Tiriaxciu, Mitza de Sa Teula, Mitza dede Pirastu, Mitza Sergada, Mitza de Sa Cannadedda, Mitza e S’Oru  e molte altre.

Infine, un percorso imperdibile è quello che porta al Nuraghe Sa dom’ ‘e s’orcu, uno tra i molti insediamenti archeologici del territorio di Dolianova. Il nuraghe fungeva da sentinella posta in posizione di controllo del paesaggio circostante, che tutelava i siti sottostanti da eventuali attacchi di popolazioni nemiche.

Storia e Archeologia

Una storia antichissima da sempre legata alle ricchezze del territorio

Come testimoniano i ritrovamenti archeologici, il territorio di Dolianova ha conosciuto insediamenti umani sin dalla Preistoria, specialmente nella parte collinare, dove era più semplice dedicarsi alla caccia e trovare riparo. La presenza di terre e pascoli fertili, così come di acque sorgive e torrenti, attirò gruppi umani  fin dal 3400 a.C. Fra le realtà dell’archeologia nuragica, sono presenti nuraghi (il più imponente dei quali è il nuraghe Sa Domu ‘e S’Orcu), villaggi nuragici e tombe dei giganti, ma anche fonti sacre e la tomba megalitica di Sa Cresia Magrada. In epoca romana si ebbe lo stanziamento nell’attuale agro di Dolianova dei Patulcenses Campani, popolo proveniente dalla Campania, citati nella Tavola di Esterzili (una lastra di bronzo rinvenuta nelle campagne di Esterzili, risalente al 69 d.C., riportante un’iscrizione in latino corrispondente a un decreto del Proconsole della Sardegna Lucio Elvio Agrippa). Tra le testimonianze del periodo romano, rimangono i resti delle terme romane di Sa Cora, in un’area poco fuori del centro abitato che successivamente venne utilizzata come lavatoio dalle donne dei villaggi del circondario.

Riguardo il periodo medievale successivo alla caduta dell’impero Romano, è stato rinvenuto materiale come scheletri, orecchini, vasi in pasta vitrea, monete e pietre dure. I primi documenti sul paese (all’epoca denominato Dolia) risalgono al 1089, quando il vescovo Virgilio firmò l’atto di fondazione dei monasteri dei santi Giorgio e Genesio, nato per volontà di Costantino I Salusio II, giudice di Cagliari. Nei lunghi secoli successivi alla fine dell’epoca giudicale, la comunità doliense vive le stesse dominazioni che interessano tutta la Sardegna: i Pisani prima, Aragonesi e Spagnoli poi, fino a passare sotto il controllo dei Savoia fino all’unificazione del regno d’Italia.

Il comune di Dolianova nasce ufficialmente solo il 25 giugno 1905, dall’unificazione degli antichi villaggi di San Pantaleo e Sicci San Biagio. Ancora oggi Dolianova mantiene infatti i due vecchi patroni: san Biagio e san Pantaleo. La nascita del toponimo Dolianova ha comunque origini incerte: alcuni studiosi la fanno risalire addirittura al periodo nuragico, ma la teoria più accreditata porta a un’origine latina, cioè “Pars Olea”, termine con cui i romani avrebbero chiamato il Parteolla, per via della diffusa coltura dell’olivo.

Le architetture religiose sono oggi il segno più evidente che la storia ha lasciato a Dolianova. Prima fra tutte la cattedrale di San Pantaleo, edificio romanico-pisano risalente al XII secolo, uno degli esempi meglio conservati di tutto il patrimonio in stile romanico-pisano della Sardegna, e anche uno dei più imponenti; da segnalare la presenza all’interno della chiesa di un fonte battesimale a immersione, che testimonia l’antecedente presenza di un luogo di culto paleocristiano. Il monumento è circondato da un sagrato che d’estate fa da suggestivo scenario per numerose rappresentazioni musicali e culturali. Il paese conta poi altre quattro chiese: San Biagio, la cui facciata originaria – tardo gotica – venne riedificata nel 1782 in stile sobrio e lineare; le parti originali rimaste sono il rosone, la rosetta, i capitelli e la croce. Santa Maria, una chiesetta completamente restaurata, con all’interno interessanti sculture lignee, di cui non vi sono notizie certe sull’anno di costruzione. La chiesa di San Sebastiano, nel cuore del centro storico dell’antico borgo di San Pantaleo, che fu edificata come ex voto dopo la grande pestilenza che colpì il paese dal 1652 al 1656. Infine la chiesa di Santa Lucia, piccola chiesetta che presente motivi di evidente derivazione spagnola; le prime notizie riguardanti la festa celebrata per onorare la Santa risalgono al 1633. Oggi è utilizzata solo in occasioni particolari.

Sotto il profilo delle architetture civili, invece, una struttura interessante è la Villa de Villa, casa padronale risalente ai primi dell’800, in rovina agli inizi degli anni sessanta del ‘900, ma oggi totalmente recuperata grazie all’intervento del Comune. Viene utilizzata per mostre ed esposizioni, ma anche per manifestazioni musicali e convegni.

Per chi volesse addentrarsi in uno degli aspetti caratteristici della comunità doliense, in paese è presente il Museo della tradizione olearia “Sa Mola de su Notariu”, che ha sede nella villa della famiglia Boyl (XVII secolo) e custodisce una raccolta di strumenti di lavoro, contenitori, lampade e altri manufatti appartenenti alla cultura dell’olio d’oliva nel Parteolla.

 

Folclore e Tradizioni

Forti tradizioni legate alla cultura contadina

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Dolianova oggi è in grado di offrire ai suoi cittadini e ai visitatori numerose occasioni di approfondimento culturale legate ai costumi e alle tradizioni locali. Molte sono le manifestazioni di natura religiosa e civile che vedono una larga partecipazione popolare. L’unificazione dei due antichi borghi originari ha lasciato inalterate molte tradizioni religiose, e ancora oggi esistono due chiese e due santi patroni: San Pantaleo e San Biagio. I festeggiamenti per  San Pantaleo ricorrono la seconda settimana dopo la Pasqua e anche il 27 luglio. Nella prima occasione le celebrazioni sono di natura esclusivamente religiosa: iniziano in cattedrale e proseguono con una solenne processione lungo le vie dell’antico villaggio. Il 27 luglio, invece,  alla cerimonia religiosa si accompagnano i festeggiamenti civili, con canti, spettacoli e bancarelle.

I festeggiamenti di San Biagio hanno luogo il 3 febbraio – con la sola celebrazione liturgica – e l’ultima domenica di agosto; la festa di febbraio si unisce alla festività della Candelora: la sera del 2 si celebra infatti la cerimonia che vede protagoniste “Sa Priorissa” (la nuova e l’uscente) e le due “Priorisseddas”, con la benedizione delle candele e la Processione con il Simulacro della Madonna della Candelora per le vie della cittadina. In conclusione avviene la “benedizione della gola” attraverso l’imposizione di due candele incrociate e la distribuzione dei “pirichiteddus”, dei dolci tipici che la leggenda vuole proteggano dal mal di gola. Si svolge inoltre una breve processione che porta al falò, in sardo “su fogadoni”.

Riguardo le sagre, le principali sono collegate ai festeggiamenti di San Giorgio (lunedì dopo la Pentecoste) e di San Michele (la prima domenica di luglio), che hanno entrambi una chiesetta campestre a loro dedicata nelle montagne di Dolianova; nella più classica tradizione isolana, in queste sagre si assiste a un connubio tra celebrazioni sacre e convivialità pagana.

Sul fronte delle feste civili, da segnalare è sicuramente il Festival Parteollese, due settimane (a fine luglio) di musica ed eventi di vario tipo, che si svolge da oltre trent’anni ed è curato dalla Pro Loco con il patrocinio del Comune; quest’evento rappresenta un momento di forte richiamo per i turisti ma anche per gli emigrati che lo sentono un “ritornare a casa” e alla proprie radici.

“S’attobiu de is parigliantis”, nel primo fine settimana di settembre, è invece una spettacolare manifestazione di cultura equestre, con sfilate in costume, gruppi folk sardi e stranieri, e la giostra di “pariglias”, il tradizionale esercizio di abilità equestre sardo. Ricordiamo anche la Festa medievale, a fine settembre, incentrata sul far rivivere quell’importante periodo storico, ancora testimoniato dalla cattedrale di San Pantaleo, sul cui sagrato si svolgono alcune ricostruzioni storiche sulle abitudini di vita del periodo (alimentazione, abbigliamento, musica, armi e tecniche di combattimento).

Per quanto riguarda le tradizioni gastronomiche, esse si inseriscono nel filone comune a tutto il basso Campidano, con pani tipici quali su civraxiu o “sa coccoi prena” (pane di coccoi di pasta dura di semola, ripieno di patate, menta, aglio e formaggio); tra i primi piatti troviamo la fregola (fatta a mano con semola, acqua e zafferano  e poi tostata al forno), e  generalmente condita con sugo di carne di maiale o in bianco con degli ortaggi di stagione; o ancora i tallarinus (pasta fatta a mano di semola e uova), o i ravioli di ricotta (pasta di semola e uovo, ripiena di ricotta, bietole e zafferano), di solito conditi con sugo fresco e pecorino. Trai secondi piatti molti diffusi sono il maialetto arrosto e pecora o capretto in umido. Tra i dolci, a Dolianova sono presenti tutti quelli tipici della zona, dai bianchini alle mandorle ai gueffus e amarettus, dalle pabassinas fino alle squisite sedabas. Ovviamente un posto di rilievo riveste la produzione olearia, presente anche a carattere privato, e quella vinicola: questa terra ha infatti una lunghissima storia di vigne e vini, e da sempre vi crescono alcuni fra i più preziosi vitigni dell’isola. Oltre al celebre rosso Parteolla, la Cantina sociale produce ottimo Monica, Nuragus, Cannonau e anche Vermentino.