Dorgali

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Dorgali (Durgali in sardo) è un comune sardo di 8.526 abitanti situato nella provincia di Nuoro, tra le subregioni storiche delle Baronie, dell’Ogliastra e del Supramonte.

Essendo un territorio molto vasto, circa 225 chilometri quadrati, presenta delle aree morfologicamente diverse tra loro, che spaziano dalle coste basse e sabbiose e le falesie di Cala Gonone agli altipiani, fino alle alte vette del Supramonte.

Dorgali dista 30 km circa dal capoluogo di provincia Nuoro, e 215 km da Cagliari.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Dorgali in pochi minuti

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Centro storico

Dorgali e la sua Fede

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Chiesa Parrocchiale

Madonna del Buoncammino

Madonna di Valverde

San Giovanni Battista

Musei

Museo Archeologico Dorgali

Museo Salvatore Fancello

Casa Beata M. Sagheddu

Acquario Cala Gonone

Museo della Foca Monaca

Parco S'Abba Frisca

Cala Gonone

Cala
Fuili

Cala
Luna

Spiaggia
Centrale

Spiaggia
Palmasera

Cala
Cartoe

Montagna

Supramonte
.
.

Foresta
sutta terra
e Ghivine

Villaggio
nuragico
Tiscali

Gola
di
Gorropu

Archeologia

Villaggio nuragico
Serra Orrios

Nuraghe

Mannu

Villaggio nuragico
Tiscali

Tomba dei giganti
S'Ena e Thomes

Artigianato

Gioielli

Legno

Ceramiche

Tappeti

Cuoio

Mare

A un passo dal Golfo di Orosei e dalle sue spettacolari spiagge

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Dorgali dista appena 15 km dallo spettacolare Golfo di Orosei, nella costa centro-orientale della Sardegna, e il suo litorale si estende a sud di quello del comune di Orosei, comprendendo alcune delle località e spiagge più belle della zona.

Qui sorge Cala Gonone, frazione marittima e turistica di Dorgali, dalla quale è possibile raggiungere sia via terra che via mare numerose spiagge e cale di fama internazionale, tra cui la più nota è senza dubbio Cala Luna, caratterizzata da imponenti “grottoni” incastonati nei bastioni calcarei alle spalle dell’arenile. Altre cale molto note nei dintorni sono Cala Cartoe, Ziu Martine e Cala Fuili.  Quest’ultima è particolarmente conosciuta anche perché compare nel set di “Travolti da un insolito destino”, il film del 1974 con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini. È l’ultima caletta raggiungibile in macchina o in bici da Cala Gonone; si tratta di  un piccolo arenile incontaminato, dal fondale basso e dalle acque incredibilmente trasparenti con tonalità  dal verde al turchese; la s​abbia​, candida, è mista a sassi e con scogli affioranti. La si raggiunge dopo aver disceso una scalinata scavata nella roccia e attraversato un fitto bosco di macchia mediterranea.​ Cala Fuili è amata dagli escursionisti e appassionati di trekking e canyoning proprio per via del suggestivo percorso interno della “codula Fuili”, oltre che dagli amanti di immersioni e snorkeling.

Da non perdere, sempre in territorio di Dorgali, anche le grotte del Bue Marino, che partendo dalla costa entrano nella montagna per diversi chilometri suddividendosi in due tronconi; la grotta a sud è quella visitabile, con un percorso che si snoda per circa 900 metri. Qui un tempo si rifugiava la foca monaca (oggi data per estinta in questa zona).

Il litorale di Dorgali termina al centro del golfo di Orosei, il quale prosegue verso sud con numerose altre spiagge e cale dalla bellezza ineguagliabile, raggiungibili attraverso itinerari naturalistici indimenticabili, come Cala Sisine, Cala Mariolu e Cala Goloritzé.

 

 

Montagna

La natura selvaggia del Supramonte e dell’alta Ogliastra

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Il territorio di Dorgali è un vero e proprio paradiso per gli amanti della montagna e delle escursioni nella natura più incontaminata.

Chi pratica trekking ha l’imbarazzo della scelta: da non perdere sono certamente l’escursione sulle montagne del Rifugio Monte Maccione sino alla valle Lanaittu (o Lanaitho), e quella alle Grotte Corbeddu (o “Su Bentu e Corbeddu”, che prende il nome dal bandito, vissuto intorno alla metà dell’800, che vi si rifugiò per diversi anni).

Ai piedi del Supramonte si trova poi la spettacolare sorgente carsica di Su Gologone, la più importante in Italia e ora monumento nazionale. Nel Supramonte di Oliena vi sono circa 650 specie botaniche, pari a un terzo dell’intera flora sarda; in questo ambiente abita una fauna tipica e selvaggia, come il muflone, il cinghiale, la martora, ma anche la volpe, il gatto selvatico, la donnola, la lepre sarda. Tra i rapaci abbiamo l’aquila reale, l’astore, lo sparviero, il falco pellegrino, la poiana. Il Supramonte di Oliena ha poi un’importanza botanica notevolissima e davvero imponenti sono le fitte foreste di lecci e ginepri nelle zone più interne, intatte e mai sottoposte a tagli.

A breve distanza in auto da Dorgali, verso nord, si trova la Grotta di Ispinigoli con le sue spettacolari formazioni rocciose, fra cui la seconda stalagmite più alta del mondo.

Oggi monumento nazionale, Su Gologone è la maggiore fonte carsica della Sardegna e la più importante d’Italia; si trova alle falde del Supramonte, presso la riva destra del fiume CedrinoSi presenta come un’importante massa d’acqua che sgorga da una vertiginosa gola calcarea, esplorata dagli speleologi fino a 107 metri di profondità. Dopo pochi metri di un tortuoso e rumoroso percorso, confluisce nel fiume Cedrino in una cornice fatta di pareti a strapiombo e di rigogliosa vegetazione. La sorgente, durante il periodo estivo, è praticamente l’unica fonte di alimentazione per il fiume.

Il Monte Corrasi è la cima più alta del Supramonte; di natura calcarea, esso è ben visibile dalle coste. Le cime calcaree bianchissime risalenti al Mesozoico, hanno valso a questo sistema montuoso l’appellativo di “Dolomiti Sarde”Le punte più importanti sono: Corrasi (1.463 m), Carabidda (1.327 m), Ortu Hamminu (1.331 m), Sos Nidos (1.348 m). In tutto il territorio si possono osservare lecci secolari, querce e lentisco, ginepri lunghi e contorti vecchi di migliaia d’anni. Le risorse idriche, conservate in “sos laheddos” (piccole cavità scavate nella roccia) permettono alla fauna del Supramonte di abbeverarsi. La montagna è praticabile da rocciatori e appassionati di trekking, ma è sconsigliabile un’escursione senza guida a chi non è del posto, poiché è facile perdersi.

Nella Valle del Lanaitho si possono ammirare (con visita guidata e opportuna attrezzatura) alcune tra le più grandi e belle grotte italiane: Su Bentu, Sa Oche, Elihes ArtasPoco distante da Sa Oche, affiora il complesso nuragico di “Sos Carros”Nella parte finale della valle di Lanaitho, isolato da due profondi canaloni, si erge il monte Tiscali, che nasconde in fondo a una imponente dolina carsica, i resti del famosissimo complesso nuragico, unico nel suo genere.

Di particolare interesse è l’incredibile grotta conosciuta come Grotta Corbeddu, che si sviluppa per 150 metri aprendosi nel calcare del Giurassico; si compone in quattro sale dove recenti ricerche paleontologiche ed archeologiche hanno riportato alla luce i resti fossili umani più antichi della Sardegna, assieme a reperti ossei di animali estinti e a manufatti litici risalenti al Paleolitico Superiore (15000 anni a.C.). La grotta è anche un’oasi per molte specie rarissime di insetti, tra cui la Patrizicampa Sardoa, vero e proprio fossile vivente, facente parte dell’ordine dei Dipluri.

Storia e Archeologia

Dalla fondazione romana al presente di fiorente centro turistico

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Il territorio dorgalese era già densamente popolato in periodo nuragico, punico e romano. Durante il periodo nuragico la zona fu interessata dalla costruzione di numerosissimi nuraghi e villaggi. Uno fra i più importanti è Nuraghe Mannu, situato sopra Cala Gonone.

Successivamente l’Isola cadde in mano alla dominazione dell’Impero Romano e si svilupparono gli insediamenti romani di Thurcali e Cares la cui presenza è testimoniata da alcuni importanti ritrovamenti.

Durante la successiva epoca giudicale l’area geografica dorgalese costituiva la propaggine più meridionale del Giudicato di Gallura. La parte più meridionale del giudicato gallurese nella quale erano ricomprese le attuali Baronie e quindi anche Dorgali costituiva la cosiddetta “Gallura Felix” e cioè la parte più ricca d’acqua e quindi la parte più ubertosa dal punto di vista agricolo.

Tra il 1678 e il 1688 Dorgali, insieme al resto della Sardegna, subì quella che può essere considerata la catastrofe più significativa della sua storia, l’epidemia di peste e la conseguente carestia che fecero ridurre la sua popolazione, allora di circa tremila abitanti, a meno della metà.

Nel corso del ‘700 si ebbe una lenta ma costante ripresa, durante la quale venne costruita la nuova Chiesa di Santa Caterina e con lo sviluppo dei commerci, legato alle attività agricole e pastorali, si arrivò ai primi dell’800 a superare nuovamente la soglia dei tremila abitanti.

Con l’inizio del nuovo secolo iniziarono anche i veri e propri cambiamenti politici e sociali per Dorgali. Nel 1866 Dorgali uscì finalmente dal suo isolamento, grazie all’apertura della strada Orientale Sarda che la rese un florido centro per il commercio.

Oggi risulta essere uno tra i comuni più estesi di tutta la Sardegna e anche centro importante per l’artigianato del cuoio, della ceramica, della filigrana e per la tessitura di tappeti. Per i buongustai due tappe fondamentali sono costituite dalla cantina sociale e dal caseificio.

Molte le chiese dell’abitato, tra queste San Lussorio, la Madonna d’Itria e la Maddalena. Sulla centrale piazza Vittorio Emanuele si innalza la facciata della Parrocchiale di Santa Caterina, il cui interno è ornato da un grande altare ligneo scolpito.

Folclore e Tradizioni

I riti della Settimana Santa e una ricca tradizione enogastronomica

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Dorgali conserva intatte numerose tradizioni legate a ricorrenze religiose e feste popolari.

Tra le più suggestive ed importanti vi sono la festa dedicata a S. Antonio Abate, che si celebra il 16 gennaio anche nel resto dell’Isola, durante la quali vengono accesi dei grandi falò di rosmarino davanti alla chiesa del Santo, per propiziarsi la nuova stagione agricola.

A febbraio è invece il momento di festeggiare il Carnevale dorgalese, che anima le strade del paese con cortei, maschere e balli sardi. È l’occasione per assaggiare il primo vino dell’annata e il dolce tipico a base di vin cotto chiamato “su pistiddu”.

Anche i riti della Settimana Santa sono tenuti in grande considerazione dalla comunità dorgalese: essi iniziano il Giovedì Santo con la Via Crucis, processione che si snoda attraverso le vie di Dorgali con sosta in sette caratteristiche chiesette del 1700. il Venerdì Santo ha il suo momento culminante con S’Iscravamentu, la deposizione del Cristo dalla croce e una processione con fiaccolata fino alla chiesa dedicata a S. Lucia. Il giorno di Pasqua si solennizza la Resurrezione con il caratteristico rito deS’Incontru, l’incontro del Cristo risorto con la Madonna.

Il 15 di settembre si festeggiano i SS. Cornelio e Cipriano: si tratta di una festa in onore dell’antico patrono di Dorgali e del Papa che lo santificò. Viene celebrata con funzioni religiose e processione in costume. Per una settimana, la sera, si balla il tradizionale ballo sardo davanti alla casa del priore.

Dorgali è anche un territorio ricco di eccellenze enogastronomiche legate alla cultura agropastorale che vi consigliamo di assaggiare: per esempio i formaggi, tra cui la taedda, una sorta di provola di latte di vacca, ottima arrosto e ingentilita con il miele; la frue, quagliato di latte di pecora o capra, ottima in insalata con i pomodori; i saporitissimi caprini; le creme di formaggio dolci o piccanti da spalmare sul pane carasau e le ricotte fresche e salate. Un altro prodotto tipico e genuino della tradizione agricola dorgalese è l’olio di oliva.

Uno dei piatti “poveri” più apprezzati della cucina barbaricina è Su pani frattau: il pane carasau viene immerso per pochi secondi in acqua calda o in brodo leggero. Poi si spalma il sugo al pomodoro e si dà una spolverata di formaggio pecorino, per poi ricominciare con questa sequenza per comporre i vari strati. Tradizione vuole che sull’ultimo strato sia poggiato un uovo in camicia. Il risultato è un piatto con consistenza simile alle lasagne, da assaporare con forchetta e coltello oppure con le mani, chiudendolo come le crèpes. Come secondo piatto è imperdibile il famoso porcetto arrosto, in assoluto la pietanza tipica della Sardegna che ognuno deve assaggiare se visita la nostra isola. Per assaporare un vero maialetto alla sarda occorre che l’arrostitore abbia provata capacità e che la modalità di cottura sia quella alla brace. Dorgali vanta agriturismi e ristoranti tipici che sapranno valorizzare quella che è una delle carni più economiche che, cucinata con il giusto sapere, saprà regalare al vostro palato un sapore unico di Sardegna.

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