Monserrato

Monserrato (Paùli in sardo campidanese) è un comune sardo di 20.108 abitanti della città metropolitana di Cagliari, conurbato con il capoluogo. Si trova nella pianura del Campidano, vicino allo stagno di Molentargius e alle sue saline. Confina con Pirri (municipalità di Cagliari) ad ovest, col comune di Selargius ad est, e taglia la SS 554 a nord. La cittadina ha avuto da sempre un’economia tradizionalmente fondata sull’agricoltura e in particolare sulla viticoltura, e vanta infatti la prima Cantina Sociale fondata in Sardegna (1924). Negli ultimi anni è sorta e si è sviluppata nel comune la “Cittadella Univers
itaria”
, un grande complesso in cui sono state decentrate alcune facoltà dell’Università degli studi di Cagliari e che comprende anche un importante Policlinico Universitario, elemento che ha dato nuovo slancio vitale alla cittadina.

Il Comune di Monserrato è gemellato con le città di Saint Luis (Senegal) e Qabatia (provincia di Jenin, Palestina).

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Natura e Territorio
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Mare

Il litorale cagliaritano a portata di… tuffi!

 

Monserrato, come tutti gli altri comuni dell’area metropolitana di Cagliari,  dista una manciata di km dal litorale e dal Golfo degli Angeli; i monserratini sono quindi assidui frequentatori della spiaggia del Poetto, la principale spiaggia cagliaritana, dotata di tutti i servizi di base, che si estende per circa 4 km dalla Sella del Diavolo sino all’inizio del litorale di Quartu Sant’Elena. Il Poetto è l’ideale per chiunque ami gli sport acquatici come windsurf, canoa, vela etc., praticati regolarmente in questo meraviglioso tratto di litorale.

Oltre alla spiaggia del Poetto, da Monserrato è possibile raggiungere in breve tempo anche le spiaggette di Calamosca e Cala Fighera (sul versante ovest della Sella del Diavolo), sia in auto che tramite i mezzi pubblici. Calamosca, situata alla base del promontorio di Sant’Elia (altro nome della Sella del Diavolo), ha una sabbia chiara e un mare cristallino, dove è stupendo immergersi con maschera e pinne. A poca distanza, Cala Fighera, una piccola insenatura di ciottoli contraddistinta per l’alta scogliera rocciosa di pietra arenaria da cui i più temerari tentano pericolosissimi quanto spettacolari tuffi. Di particolare interesse è comunque tutta la costa sottostante il promontorio, sulla quale si affaccia il borgo cagliaritano di Sant’Elia, con la sua comunità di pescatori.

Percorrendo la SS 554 in direzione est, invece, si può raggiungere in pochi minuti anche il litorale di Quartu Sant’Elena, anch’esso con bellissime spiagge e cale, come Capitana, Is Mortorius, Terra Mala, Mari Pintau e molte altre.

Natura e Territorio

Tante occasioni per stare a contatto con la natura

 

Da Monserrato si raggiunge in brevissimo tempo anche l’area naturalistica della Sella del Diavolo, all’estremità ovest della spiaggia del Poetto, nella quale ci si può immergere in splendide visite guidate alla scoperta delle specie botaniche della macchia mediterranea nonché di alcuni siti archeologici del periodo fenicio-punico. Per chi ama il birdwatching, è consigliata invece una visita al vicino Stagno di Molentargius, dove non è difficile avvistare, oltre al celebre Fenicottero rosa, moltissime altre specie di volatili: l’Avocetta, il Cavaliere d’Italia, il Pollo Sultano, l’Airone Cenerino, la Garzetta, il Falco di Palude e altre rare specie migratorie.

Per quanto riguarda zone verdi in prossimità del centro abitato, è sicuramente da visitare il vicino Parco di Terramaini (appartenente al comune di Cagliari – Pirri), che nasce da un’opera di bonifica di un’area adiacente al canale di Terramaini e al parco di Molentargius/Saline; dotato di ampi prati verdi e alcuni alberi ad alto fusto, ha al suo interno un “percorso ginnico”: seguendo i pannelli esplicativi si possono eseguire esercizi, sia di stretching e sia più propriamente ginnici, con l’ausilio degli attrezzi presenti, immersi nel verde. Numerose sono le specie botaniche presenti: lentisco, rosmarino, corbezzolo, mirto, pini, olivo, più alcune specie d’origine tropicale quali palme, ficus e callistemon.

Da Monserrato, inoltre, passa la linea ferroviaria che consente di raggiungere Mandas e da lì intraprendere lo splendido itinerario del “Trenino Verde” (Mandas-Arbatax), un viaggio consigliato a chiunque voglia immergersi nella natura selvaggia dell’Ogliastra.

Monserrato condivide con gli altri comuni dell’hinterland cagliaritano la relativa vicinanza ad alcuni parchi regionali di notevole interesse naturalistico, come ad esempio il Parco dei Sette Fratelli, un’area ricca di foreste punteggiate da sorgenti, cascate, dirupi, sculture naturali in granito, macchia mediterranea. È il luogo ideale per passeggiate, escursioni, trekking e avventure emozionanti, magari alla ricerca del rarissimo cervo sardo, che vive ancora in questi luoghi.

Storia e Archeologia

Da un passato “paludoso” a un presente vivace e fiorente

Il nome sardo di Monserrato, Paùli (o Paulli) deriva da “paludis” e cioè “palude, luogo paludoso”; durante il Medioevo assunse il nome di Paùly prima, e quello di Paùli Pirri poi. Solo dopo il 1881 divenne Paùli Monserrato e nel 1888, con Regio Decreto, gli venne conferito il nome di Monserrato,  riconducibile alla Madonna di Montserrat (nei pressi di Barcellona).

Stando a recentissime scoperte archeologiche, il primissimo nucleo abitativo di Monserrato preesisteva all’epoca romana, come dimostrano le tracce di ossidiana (frammenti di punte di frecce, raschietti, un asceta votiva  in pietra verde) rinvenute nell’area situata a monte dell’attuale ubicazione, in cui si estendeva un’imponente zona paludosa. Questo antico centro abitato posto sul pendio della collina “Terra teula – Tegula”, fu in seguito attraversato dalla grande strada romana che collegava tra loro gli altri centri della zona permettendo gli scambi commerciali ed il passaggio delle truppe romane che da Karalis controllavano il territorio sotto la loro giurisdizione.

Nel periodo medievale (dopo l’anno Mille), il paese è noto col nome di Paùli, ed è compreso nel Giudicato di Cagliari (curatoria del Campidano). Il Giudicato viene smembrato nel 1258, a causa dell’avvenuta presa del potere da parte dei Pisani, che lo amministreranno tramite funzionari per quasi un secolo, fino al 1324 quando, con la conquista Aragonese della Sardegna, viene concesso in feudo ai nobili catalani. Paùli segue le vicissitudini degli altri centri del Campidano sottoposti al sistema feudale spagnolo, finché la peste del 1348 spopola gravemente il paese. Nel 1366 Guglielmo Canelles diventa feudatario della zona, ma è strenuamente combattuto dalle truppe di Eleonora d’Arborea, che occupano il territorio fino al 1410.

In piena epoca rinascimentale (1426) Paùli è data in feudo a Dalmazio Sanjust , che dà il via a un’opera di risanamento e bonifica del territorio, che ha di fatto permesso lo sviluppo produttivo del paese, favorendo soprattutto l’agricoltura, in particolare vinicola. Dopo un periodo di tranquillità, la cittadina fu abbandonata dai suoi abitanti a causa dell’aumento delle incursioni dei pirati saraceni, che attaccavano le coste sarde saccheggiando i villaggi circostanti; solo verso la metà del ‘500 fu ripopolata stabilmente. Con il passaggio della Sardegna ai Savoia e la dominazione sabauda, la situazione rimase sostanzialmente immutata.

Abolito il feudalesimo, nel 1848 Paùli entra a far parte della provincia di Cagliari divenendo comune autonomo (col nome di Monserrato) sino al 1928, anno in cui viene accorpato, insieme a Pirri, Quartucciu e Selargius, al comune di Cagliari. Il 18 novembre 1991, a seguito di referendum e mediante una legge regionale, la cittadina riacquista la propria autonomia, vedendosi però ridotto di molto il suo territorio comunale.

Sotto il profilo storico-architettonico, a Monserrato sono presenti alcune chiese di particolare interesse, come la chiesa di Sant’Ambrogio, intitolata al Santo Patrono di Monserrato, un edificio in stile gotico-catalano datato tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo; o la chiesetta rurale di San Lorenzo (ricostruita nel 1902) con facciata a capanna; o ancora la chiesa di Santa Maria de Pauli, di cui abbiamo notizie a partire dal XII secolo, che presenta una pianta a croce greca con cupola centrale; c’è poi l’oratorio di San Valeriano, con pianta rettangolare e copertura a botte (1907). Altri monumenti interessanti dal punto di vista storico sono il monumento al Redentore, eretto in occasione dell’Anno Santo del 1900; Casa Foddis, un’antica abitazione in stile neoclassico; la “Cruxi ‘e Marmuri” (croce di marmo), in stile gotico, eretta sopra un basamento tronco-piramidale. Sotto il profilo urbanistico, Monserrato presenta ancora un centro storico (sviluppato intorno alla via Zuddas), nel quale si possono ammirare le tipiche case campidanesi costruite con i làdiri (mattoni crudi di paglia e fango, seccati al sole), dotate di imponenti portali in legno intagliato; queste antiche residenze hanno spesso dei cortili interni abbelliti da degli ampi loggiati fioriti (sa lolla).

Negli ultimi decenni, la città di Monserrato ha visto un notevole sviluppo nel settore terziario, in particolare quello edilizio, sociale e culturale. Agricoltura e viticoltura restano comunque attività importantissime, e ancora oggi il maggiore impianto produttivo è la Cantina Sociale, che produce vini pregiati quali il Nuragus, Monica, Moscato. Nel centro storico si può ancora vedere qualche foglia di palma infissa a fianco ai portali delle case, ad attestare la vendita di vino di produzione familiare.

 

Folclore e Tradizioni

Antiche tradizioni e un forte legame con la propria terra

Monserrato, pur essendo oggi una moderna cittadina strettamente legata al capoluogo sardo e dunque partecipe di un inevitabile processo di “globalizzazione” anche culturale, mantiene tutt’oggi alcune forti tradizioni e costumi del suo passato. Dal punto di vista delle tradizioni religiose, un posto di primo piano rivestono i festeggiamenti per Nostra Signora di Monserrato (dal 2 all’11 settembre), che richiamano in paese molti visitatori. In passato si correva il palio, si poteva assistere alle gare poetiche dialettali e anche al rito di “su pinnioni” (l’albero della cuccagna) che consisteva nel fissare a terra un palo liscio cosparso di sapone, alla cui sommità, appese a un cerchio, vi erano prelibatezze enogastronomiche, come una bottiglia di vino, un coniglio, una gallina, dei dolci oppure un sacchetto di denaro. Prima della seconda guerra mondiale, durante questa ricorrenza, i fruttivendoli esponevano le rinomate pesche settembrine, profumate e gustose, che venivano chiamate dalla popolazione “su pressiu de nostra Signora”. Durante la processione del simulacro della Vergine si cantavano i “goccius” (dallo spagnolo gozos) dedicati alla Madonna. Ancora oggi la festa è molto sentita dai monserratini. Ogni anno, tra gli eventi in programma, accanto alle celebrazioni religiose c’è spazio anche per il divertimento e la musica, con l’organizzazione di spettacoli musicali e teatrali nelle piazze, mostre, mercatini.

Tra le feste religiose molto sentite dalla popolazione, vi è anche la festa di San Lorenzo (9-11 agosto), in occasione della quale vi è l’apertura della chiesetta campestre che si trova nella Piana di San Lorenzo, che viene addobbata in attesa dell’arrivo della processione con la statua del Santo: quest’ultima, posta sul cocchio decorato in oro zecchino e trainato da un giogo di buoi infiorati secondo l’uso campidanese, attraversa le strade principali di Monserrato, partendo dalla chiesa di San Valeriano, e viene portato in processione per circa 6 km sino alla sua chiesa campestre. Il cocchio col santo è preceduto da traccas,  da cavalieri con cavalcature infiorate e da vari gruppi folkloristici che suonano le launeddas alternandosi con la banda musicale, e accompagnano gli antichi canti religiosi in dialetto campidanese: ” is goccius”. Le famiglie monserratine si trasferiscono nella campagna vicina alla chiesa campestre, costruendo “barracas” fatte di frasche tappezzate di coperte; si cucina all’aperto e si mangia all’ombra degli alberi o delle “lollitas” realizzate davanti alle “barraccas”.

Il costume tradizionale monserratino ha subito nel tempo una metamorfosi profonda, ed oggi è difficile individuare con esattezza quale fosse quello originario. La documentazione fotografica non aiuta granché e non è possibile risalire alla foggia originaria poiché l’usanza di vestire i morti con gli abiti più belli ha via via fatto scomparire gli esemplari migliori. Si può comunque affermare che la gerarchia sociale, tra le donne, era rigorosamente osservata anche nell’abbigliamento; si è potuti risalire a quello che era l’abito di gala indossato dalle ricche proprietarie terriere, “su fordallinu”, termine che deriva da “farda” o “fordali”, ossia falda, larga striscia che guarnisce la gonna. Altri elementi di questo abito erano “sa camisa” (la camicia) di tela fine impreziosita nei volant di collo e maniche da ricami o pizzi; “sa scuffia”, copricapo di raso color rosso magenta; “su froccu de velluttu”, fascia di velluto nero con frange dorate; “sa cinta de oru”, una cinta di gallone d’oro; “su sinzu”, corsetto di broccato o di velluto; “su velu”, velo di tulle ricamato interamente a mano,  e infine “is bottinus”, cioè le scarpe, che venivano confezionate in paese da un artigiano calzolaio.

Riguardo i prodotti enogastronomici tipici, Monserrato ha innanzitutto un’antica tradizione vitivinicola: le uve coltivate dai piccoli produttori locali vengono vinificate dalla Cantina Sociale di Monserrato, che vanta una lunghissima tradizione e produce oltre 70.000 quintali di uva ogni anno, posizionandosi seconda in Sardegna dopo la cantina di Dolianova. Tra i vini D.O.C. prodotti, vanta il classico Nuragus, il Monica, il Cannonau, il Vermentino e il Moscato, fiore all’occhiello della cantina. Altro prodotto locale molto rinomato è il pane, sia il classico civraxiu campidanese che il pan pepato tipico proprio di Monserrato. Numerosi anche i prodotti carnevalizi, come le zipulas, i bugnolus, i culirgionis dolci di vario tipo. Sempre tra i dolci tipici, particolarmente gustosi sono quelli che utilizzano mosto cotto e uva passa, gustabili anche nell’annuale “Sagra della Vendemmia” (Sa fest’e sa binnenna), che si svolge durante i primi 15 giorni di ottobre ogni anno.

Da segnalare al visitatore curioso, il Museo delle Ferrovie, inaugurato nel 1997, che sorge alla periferia della cittadina su di uno spazio espositivo di 1.000 mq; espone, tra l’altro, carrozze d’epoca e locomotive a vapore, oltre che foto storiche e quelle scattate lungo gli scorci più affascinanti delle linee ferroviarie sarde, linee che sono illustrate anche con dei plastici e dei diorami. Presenti anche alcune delle antiche strumentazioni, gli arredi e gli oggetti in uso nelle vecchie stazioni.

Presso la Cittadella Universitaria è invece presente il Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia e la Collezione di Fisica; il primo espone un’ampia rassegna di oggetti del folklore isolano, reperti protosardi e nuragici e una ricca collezione di ex voto.

 

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