Jerzu

Jerzu (Jersu in sardo) è un comune sardo di 3166 abitanti, situato nella provincia di Nuoro (ma fino al 2016 rientrante nella ex provincia dell’Ogliastra), a 427 metri sul livello del mare, non lontano dalla splendida costa centro-orientale sarda.

Il comune di Jerzu comprende anche una exclave, in territorio di Quirra, al confine con la provincia del Sud Sardegna; la frazione occupa parte dell’ampio fondovalle del Rio Quirra.

Da sempre legato alla tradizione vitivinicola, il paese negli anni ’50 vede la nascita della comunità “Antichi Poderi di Jerzu” e la  fondazione della Cantina Sociale, che raccoglie l’uva dei contadini jerzesi e non solo, producendo un vino oggi apprezzato a livello internazionale: il Cannonau di Jerzu. Alla celebrazione di questo eccellente vino e alla promozione del territorio è legato l‘ormai celebre “Jerzu Wine & Music Festival”, che si tiene qui ogni inizio agosto, ormai da molti anni.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

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Jerzu ha la fortuna di trovarsi a poco più di 20 km dalla spettacolare costa ogliastrina, in particolare del tratto che va dal comune di Bari Sardo a nord fino al litorale di Tertenia a sud.

Partendo da nord e scendendo lungo la costa, troviamo Marina di Barisardo, con il suo arenile di 8 km diviso in due da un piccolo promontorio scoglioso dove si erge la Torre di Bari (di epoca spagnola) dalla quale ammirare dei tramonti mozzafiato. Superata Barisardo, si arriva in territorio di Cardedu; da qui, prendendo la strada del Buoncammino in direzione ovest, si arriva alla spiaggia di Foddini; oltre ad avere un grande arenile di sabbia fine, è una meta apprezzata per chi pratica surf o kitesurf soprattutto in presenza di venti da sud; peculiarità della spiaggia è la presenza di un piccolo laghetto alle spalle, oltre ad una fitta pineta che permette di ripararsi nelle ore più calde.

Ancora più verso sud troviamo la Marina di Cardedu, suddivisa in diverse piccole spiaggette, tra cui la spiaggia di  Museddu, libera e senza servizi, poco frequentata anche in alta stagione e ideale quindi per chi non ama la folla.

A seguire s’incontra la spiaggia di Sa Perda ‘e Pera, con un ampio arenile di sabbia e con il nuraghe De Perdu sul lato sud. Proseguendo ancora verso la baia di Gairo, troviamo la spiaggia Baccu de Praidas, incastonata in un paesaggio selvaggio e suggestivo, con il porfido rosso tipico della costa.

Nella baia di Gairo, vale la pena cercare di individuare il sentiero che porta alla Cala Francese, dove si trova la spiaggia di Su Sirboni (cioè del cinghiale); qui, tra la macchia mediterranea e due scogliere di granito rosso, troviamo una piscinetta naturale con un fondale basso e un arenile di sabbia bianca finissima, meta ideale per gli appassionati di snorkeling.

Infine, oltre il valico del monte Ferru tra Cardedu e Tertenia, ormai al termine della costa ogliastrina, troviamo uno dei tratti più incontaminati della Sardegna, la marina di Tertenia: 12 km di costa, in cui si alternano dune di sabbia dorata e finissima a scogli di porfido rosso; in questa zona selvaggia incontriamo Foxi Manna, dal fondale basso e cristallino, Foxi Murdegu e Barisoni, dove l’acqua assume le tonalità del blu e del verde.

Montagna

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Il territorio di Jerzu si estende su una superficie in gran parte collinare; nella parte meridionale è presente l’ampia valle del Rio Quirra, una zona coltivata, principalmente a vigneti e uliveti. Ad est della valle il territorio diventa più scosceso per la presenza delle pendici del Monte Ferru. A nord di questo massiccio si estende invece la vallata del Pelau, una ricca campagna di vigneti e frutteti. Qui il torrente Pelau segna il confine nord con il territorio comunale di Gairo; a monte, lo stesso fiume è chiamato Rio Pardu, ed è proprio nella vallata del Rio Pardu, a 450 metri di altezza, che sorge Jerzu, sormontata dalle spettacolari formazioni dei tacchi dell’Ogliastra (monti calcareo-dolomitici il cui nome deriva dalla tipica conformazione simile ad un tacco di scarpa). Quelli che dominano il paese sono il Porcu de ludu (780 m) e il Troiscu (849 m). Sui Tacchi si possono visitare luoghi selvaggi e habitat unici in Sardegna; grandissima è la varietà di specie animali e vegetali di particolare pregio naturalistico, con una presenza di specie endemiche molto interessanti.

La strada provinciale Jerzu-Perdasdefogu è quella che attraversa il punto più panoramico della zona: si snoda per alcuni km fra i tacchi, in un paesaggio lunare e primordiale, fino a passare accanto alla Punta Corongiu, la più elevata del territorio, con i suoi 1009 metri slm.

In questo contesto ambientale unico, sono numerosi i percorsi interessanti sotto l’aspetto paesaggistico e naturalistico; sentieri escursionistici percorribili anche grazie all’ausilio professionale di alcune cooperative turistiche del luogo che offrono ai visitatori la possibilità di provare splendide escursioni a piedi, in mountain bike e coi quad. Uno di questi si trova appunto lungo la provinciale Jerzu-Perdasdefogu, e ha origine nei pressi della vecchia stazioncina ferroviaria, al confine fra Jerzu e Ulassai. Inizialmente si snoda ai piedi dell’imponente Monte Tisiddu, ricoperto in cima da una fitta foresta di lecci; il sentiero, caratterizzato da numerosi gradini, risale lungo i crepacci del tacco, arrivando fino alla cima del Bruncu Matzeu. Superato il Tisiddu, si incontra un questo valico chiamato Bau Arena, e qui una strada sterrata permette di scollinare, regalando all’escursionista una bella visuale sulla valle alta del Rio Flumineddu. Il paesaggio è interrotto dalla mole del Monte Troiscu, il tacco che domina più di tutti l’abitato di Jerzu.

Un altro itinerario molto suggestivo è quello che dal centro abitato porta in località Sant’Antonio: dal paese, si percorre una strada con fondo in cemento che risale lungo il costone del monte e prosegue attraversando un bosco di lecci e pini. A monte, la strada si collega con la provinciale Jerzu-Perdasdefogu che, giunta al valico sotto il tacco di Porcu ‘e ludu, prosegue sul fianco opposto; qui comincia il tratto più interessante: a destra si possono ammirare i tacchi del complesso del Lumburau, mentre a sinistra si succedono i tacchi di Mamuttara. Nei mesi più piovosi, da questo punto si può osservare la suggestiva cascata di Lequarci, in territorio di Ulassai. Lungo tutto il percorso ci si trova immersi nel verde della macchia mediterranea, in particolare cisti, elicrisi e timi. Al termine di un lungo rettilineo, una deviazione a sinistra porta alla località campestre di Sant’Antonio, situata su un piccolo pianoro ai piedi dell’omonimo tacco. L’intero percorso viene fatto a piedi dai pellegrini durante la festa di Sant’Antonio, quando il simulacro del santo viene portato in processione dal paese fino alla chiesetta campestre qui presente.

Storia e Archeologia

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Nel territorio di Jerzu compaiono tracce umane risalenti fino al periodo preistorico: risalgono infatti al Neolitico le domus de janas di Perda Puntuta e Sa Ibba S’Ilixi; l’area dove sorge l’attuale centro abitato era invece frequentata fin dal periodo nuragico: numerose testimonianze si ritrovano soprattutto in località Sa domu de s’Orcu, in cui, sulle pendici della montagna in posizione strategica, sorge l’omonimo nuraghe. La zona conta in tutto una trentina di nuraghi. Altre tracce di insediamenti nuragici si ritrovano sulla cima del Monte Corongiu, il tacco più alto dell’attuale territorio di Jerzu, dove sono stati rinvenuti anche resti di successivi insediamenti punici e di una necropoli. Si sa che l’area fu uno degli estremi avamposti dei Romani, che ebbero sempre serie difficoltà ad assoggettare le tribù barbaricine dell’interno.

Il nome “Jerzu”, nella sua forma più antica di Jerzzu (che secondo alcuni studiosi deriva alla parola geco-bizantina “khérsos”, cioè “incolto, improduttivo”, mentre secondo altri deriva dal più recente termine sardo “Suérzu”, cioè “sughero”) compare per la prima volta in un atto notarile del 1130, in cui si scrive che un tale Arzocu De Lacon dona alla chiesa di Santa Maria di Lotzorai tutti i beni materiali del territorio di Jerzu, comprese le vigne, nonché tutti i suoi servi. Ma già dall’XI secolo, in epoca giudicale, il villaggio di Jerzu faceva parte della curatoria dell’Ogliastra, nel Giudicato di Cagliari. Passata poi sotto il dominio dei Visconti, giudici di Gallura, fu in seguito conquistata dai Pisani. Alcuni studiosi hanno però avanzato l’ipotesi che l’insediamento originario si trovasse a più breve distanza dalla costa, probabilmente vicino all’attuale area di Pelau Mannu, e che, a seguito appunto delle scorrerie Pisane durante la lotta tra i Giudicati, sia stato trasferito a monte (ipotesi avallata dal fatto che in altri atti del XIV secolo il paese è citato col nome di “Jerzu de montibus”, come fosse contrapposto a un altro Jerzu costiero). Nel 1324, con la conquista Aragonese, il territorio fu ceduto in feudo a Berengario Carroz ed entrò poi a far parte, come tutta l’Isola, del Regno di Sardegna spagnolo. Nel 1550, si evince da alcuni dati anagrafici parrocchiali che Jerzu contava circa 450 abitanti; in seguito, l’andamento demografico del borgo risulterà sempre legato fortemente alla produzione agricola e viticola: ad annate produttive corrisponde un aumento di popolazione, e ad annate poco fertili un brusco decremento.

Nei secoli successivi, Jerzu fu governata dai Centelles e dagli Osorio de la Cueva, sotto cui rimase fino al 1839, anno dell’abolizione dei feudi per volere dei Savoia.

Frattanto, attorno al XVI secolo, erano sorte nella Sardegna orientale e sud-orientale le cosiddette “Vie del vino”, cioè le principali direttrici di esportazione del principale prodotto locale: il Cannonau di Jerzu; queste vie erano la Via del Nuorese e la Via del Sarrabus. Alla fine del XVIII secolo scoppiò un contenzioso tra il territorio del Sarrabus e il comune di Jerzu, costretti a pagare una tassa di transito in territorio sarrabese; gli jerzesi riuscirono ad evitare la tassa appellandosi ad antichi codicilli, ma decisero comunque di trovare e promuovere una via di comunicazione alternativa al Sarrabus, che raggiungesse Cagliari attraverso il Sarcidano e la Trexenta. Nel 1870, il jerzese Nicolò Businco lottò per la creazione di una linea ferroviaria che collegasse l’Ogliastra a Cagliari, e nel 1893 nacque la tanto attesa linea ferroviaria Cagliari-Arbatax, con una diramazione che giungeva dritta nella stazione di Jerzu; la conquista segnò un decollo economico di tutta la comunità.

Riguardo le architetture religiose di interesse storico-artistico presenti nel territorio di Jerzu, segnaliamo innanzitutto la chiesa parrocchiale di Sant’Erasmo, patrono del paese. L’edificio risulta già sede parrocchiale nel 1669, e si ipotizza che la sua costruzione risalga ai primi del 1600, quando venne progressivamente abbandonato il cimitero di San Vincenzo a favore di una zona più vicina al paese, dove fu appunto costruita una cappella funeraria dedicata a Sant’Erasmo. Nel 1788 si costituisce la sagrestia all’inizio del 1800 le due cappelle di levante e verso il 1840 anche le due cappelle di ponente. Dopo gli anni ’50 del ‘900, la chiesa fu oggetto di una profonda ristrutturazione: la facciata venne adornata da un rosone istoriato; venne eretto il campanile e fu riorganizzato il sagrato. All’interno vi fu la rimozione del pulpito e della balaustra, e la sostituzione della nicchia di Sant’Erasmo che sormontava l’altare maggiore con una pala in olio su masonite opera del Don Egidio Manca 1955. Nel rione più antico del paese, chiamato “Cuccureddu”, è ubicata invece la chiesa di San Sebastiano, censita in un documento del 1722 fra “le chiese destinate al culto divino in popolato”, e probabilmente costruita molti anni prima. Si tratta di un imponente edificio in pietra con una sola ed ampia navata; alla base della facciata si apre un atrio con copertura a doppio spiovente, con sopra una bella immagine del santo. Il prospetto si conclude con un timpano in muratura. A lato si innalza il massiccio campanile a canna quadrata, concluso sulla sommità da un’elegante cupoletta decorata.

Infine, la chiesa campestre di Sant’Antonio, che si trova nell’omonima località a pochi km da Jerzu. Situata in una zona di suggestiva bellezza, si presenta come un edificio con pianta mononavata, preceduta da un atrio protetto da un possente portale; la chiesetta è circondata dalle caratteristiche “posadas”, in cui in passato venivano ospitati i pellegrini in occasione della festa del santo.

Jerzu si trova nelle immediate vicinanze del Museo di Arte Contemporanea “Stazione dell’arte” di Ulassai, realizzato nelle strutture della ex stazione ferroviaria di Jerzu, dove sono custodite ed esposte le opere di Maria Lai.

Folclore e Tradizioni

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Jerzu, città del vino e dei Tacchi, in realtà custodisce anche tanti altri volti, impegnandosi a mantenere vive usanze e tradizioni del passato. Le principali festività di carattere religioso (ma anche culturale) si svolgono nel periodo primaverile ed estivo. Sul fronte delle feste religiose, da segnalare innanzitutto quella più importante, cioè la festa di Sant’Antonio, il 13 giugno, durante la quale il simulacro del santo viene portato in processione dalla chiesa di San Sebastiano, nella parte alta del paese, fino alla chiesetta campestre dedicata al santo di Padova, situata in un suggestivo pianoro circondato dai tacchi. Si tratta di una tre giorni di preghiera e divertimento, che inizia col simulacro del santo accompagnato in processione dalla chiesa di Sant’Erasmo a quella di San Sebastiano, nel rione Cuccureddu. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, da questa parte il pellegrinaggio verso la chiesa campestre di Sant’Antonio. Il Santo viene trasportato in spalla dai fedeli, al suono delle launeddas e verrà poi accolto  dalla folla nella chiesetta campestre in cui si svolgerà la santa messa. Al termine, iniziano i festeggiamenti per i due giorni successivi. La domenica sera il santo rientra nuovamente in paese sempre accompagnato dai fedeli.

Sempre in giugno, il 2, si festeggia il patrono Sant’Erasmo, una festività prettamente religiosa che fino a pochi anni fa era connessa alla celebrazione del sacramento della Cresima impartito ai giovani cresimandi. L’atmosfera che si respirava era di alto valore religioso e sacro. Oggi la statua del Santo viene portata in processione a spalle per le vie del paese e il rito viene concluso con la celebrazione della santa messa.

L’ultima settimana di luglio ha luogo la festa di San Giacomo e Sant’Anna; festività menzionata già nei documenti dell’800, è rimasta inalterata nel corso dei secoli. Fino a qualche decennio fa era questa la festa più grande e sentita nel paese, con processione e spettacoli folkloristici e musicali.

Riguardo invece le manifestazioni culturali ed enogastronomiche, al celebre vino Cannonau sono legati due imperdibili appuntamenti di inizio agosto. Durante la Sagra del vino, che ha inizio solitamente tra il 6 e l’8 agosto, ed è organizzata dalla Pro Loco e dalla Cooperativa Antichi Poderi, si svolge un’imponente sfilata folkloristica, con gruppi tradizionali dai diversi paesi sardi e anche da  stati stranieri; sfilano antichi carri usati per le vendemmie e costumi tradizionali, e si degustano vino e piatti tipici come culurgiones e coccoi prenas, la la “coccoi de tamata” e i tanti dolci tipici.

Compresa nella sagra c’è “Calici sotto le Stelle” (il 10 agosto, la notte di San Lorenzo): dal tramonto, in giro per le cantine “storiche” del centro del paese, il visitatore, munito del suo calice personale, potrà assaggiare i vini più pregiati delle cantine della zona, con accompagnamento musicale di tenores e launeddas; altre prelibatezze disponibili nei vari stand sparsi per le vie e le piazze, sono su pani conciu (il pane cotto nel vino), e is tacculas (i tordi aromatizzati col mirto). A fare da cornice alla serata, tanti spettacoli musicale e performance teatrali.

In contemporanea con la sagra del vino, dall’1 al 10 agosto nei comuni di Jerzu e Ulassai, si svolge la manifestazione teatrale di valenza nazionale il “Festival dei Tacchi”, che ogni anno propone un cartellone molto ricco, dal teatro alla danza, dal circo alla musica, passando per la formazione e la letteratura con Libri in scena. Numerose anche le attività rivolte al pubblico, mirate alla promozione e alla scoperta del territorio: visite guidate, laboratori, percorsi enogastronomici e degustazioni, in collaborazione con gli operatori culturali e turistici locali.