Villagrande Strisaili

Villagrande Strisaili (Biddamànna Istrisàili in sardo) è un comune sardo di 3.282 abitanti della provincia dell’Ogliastra; la regione storica in cui è situato il comune è l’Alta Ogliastra, ai confini con la Barbagia. Il centro abitato principale si trova su un pendio del monte Suana, a 750 metri s.l.m. A est, Villagrande si affaccia sulla piana ogliastrina, con una splendida panoramica sul Golfo di Arbatax.

Il paese, assieme alla sua frazione Villanova, detiene il Primato mondiale di longevità maschile, validato e conferito solennemente dalla Comunità Scientifica Internazionale nel maggio 2011, dopo uno studio che ha interessato l’intero pianeta.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

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Il Paese

Prodotti tipici

Prodotti Tipici

Mare

Le meravigliose spiagge dell’Ogliastra a poca distanza

ipad_dark.pngVillagrande Strisaili dista poco più di 20 km da Arbatax e dalle magnifiche spiagge della costa ogliastrina: il lido di Orrì, la baia di Cea, il Golfetto nel territorio di Tortolì, Cala Moresca, San Gemiliano o Porto Frailis ad Arbatax e molte altre.

Più a nord e più distante, ma comunque raggiungibile in auto in meno di due ore, l’altrettanto splendido Golfo di Orosei con le sue perle: da Cala Goloritzé a Cala Mariolu, da Cala Luna alle Grotte del Bue Marino.

Montagna

Un territorio ricco di verde alle porte del Gennargentu

ipad_dark.pngVillagrande Strisaili è protetto a ovest dal monte Suana (750 mt), mentre a nord si stagliano imponenti il monte Isadalu e il monte Orguda, e a sud il monte Idòlo, tutte montagne della catena del Gennargentu, che superano i 1300 mt di altitudine.

Il paese si colloca al centro del bacino idrografico del rio Sa Teula, con i suoi piccoli affluenti (rio S’Arrescotu, rio Bau Arcili e tanti altri piccoli torrenti), che a valle si uniscono. Abbondano quindi le acque sorgive e i corsi d’acqua, andando a creare un habitat favorevole ai boschi: leccio e rovere, la quercia da sughero, il ginepro, il salice. I boschi più importanti per estensione e bellezza sono quelli di Santa Barbara, Sa Pauli, Monte Idòlo, Saromonis e le foreste Gambasuntas. Il sottobosco di queste foreste è ricco di arbusti tipici della macchia mediterranea come il corbezzolo, il lentisco, il cisto, il mirto, l’erica e anche alcuni tipi di piante officinali come la genziana.

Per gli amanti della natura e delle escursioni, una tappa di sicuro interesse è il bosco di Santa Barbara, distante circa 3 km dal centro abitato, in direzione Nuoro. Qui trovano habitat favorevole piante secolari di leccio, rovere e quercia da sughero. Altre piante tipiche di questo territorio sono il ginepro, l’ontano, il salice, l’agrifoglio, il tasso, oltre a vari tipi di piante aromatiche come il timo, l’elicriso o il rosmarino. Vi è grande abbondanza di sorgenti e limpidi corsi d’acqua. La foresta è popolata da una ricca fauna selvatica: cinghiali, mufloni, aquile e altre specie rare che trascorrono quasi indisturbate la propria esistenza. Dentro il bosco di Santa Barbara, inoltre, i visitatori possono ammirare i resti di una tomba megalitica. L’area è attrezzata e sono presenti alcune strutture dove sostare e rifocillarsi, come il Ristorante tipico “Il Bosco”, molto conosciuto, e la Pizzeria-Ristorante “Santa Barbara”, luogo di partenza per varie escursioni nei dintorni. Davvero eccellente l’acqua della fonte.

Altra tappa immancabile è la cascata di Sothai, composta da due salti, alimentata dal torrente Flumendosa, che si riversa nella gola del Bau Vigo. Per raggiungerla è stato realizzato un sentiero dall’Ente foreste della Sardegna, che inoltrandosi nel bel mezzo della fitta vegetazione conduce ad un salto di 70 metri circa, con una larghezza alla base di 30. È la penultima verticale del magnifico canyon del Bau Vigo, non lontano dal già mezionato bosco di Santa Barbara.

 

Storia e Archeologia

Un passato ricco di testimonianze, un futuro pieno di potenzialità

ipad_dark.png Il territorio, abitato sin dall’epoca prenuragica, reca tutt’ora molte testimonianze del periodo: cinque domus de janas in perfetto stato di conservazione, un menhir (Sa Preda’e s’Orcu) e i resti di una tomba megalitica dentro il bosco di Santa Barbara. Numerose anche le tracce dell’epoca nuragica, che indicano il particolare interesse che le popolazioni locali ebbero da sempre per quest’area, ricca di corsi d’acqua e di fonti di approvvigionamento. Da un punto di vista archeologico, Villagrande è dunque ricca di motivi di interesse. Nel complesso di S’Arcu ‘e Is Forros, nei pressi dell’invaso artificiale dell’Alto Flumendosa, accanto a un nuraghe a pianta trilobata e ad alcuni edifici abitativi sorge un grande tempio a megaron, in grossi blocchi di granito e scisto. In località Troculu, in prossimità di due nuraghi e di un villaggio, si conserva una tomba di giganti. Altre quattro tombe dei giganti nei pressi di un rarissimo tempio in antis e di un villaggio nuragico costituiscono infine l’area archeologica di Sa Carcaredda, in località Funtana ‘e Binu.

Il territorio, come tutta l’isola, fu successivamente sottoposto alla dominazione romana, con conseguente assoggettamento delle popolazioni indigene.  La prima parte del nome del paese, infatti, è la traduzione in lingua italiana del toponimo sardo Bidda Manna, a sua volta derivato dal latino “villa magna”, mentre Strisaili ricalca il sardo Tres Ailes (cioè “tre ovili”). Dopo la caduta dell’Impero Romano, il paese passò sotto il Giudicato di Cagliari a partire dal primo medioevo. Durante il periodo giudicale, Strisaili (questo il suo nome all’epoca) era inserito nella Curatoria d’Ogliastra, ricalcante i confini dell’ex Giudicato di Agugliastra. Nei secoli successivi, il suo destino fu quello di quasi tutti i centri dell’Isola: passò prima a Pisa (infatti un registro del 1316 riporta il nome del paese nell’elenco delle imposte dovute ai pisani), poi agli Aragonesi (1326) e in seguito al Regno di Spagna (1479).

Intorno al 1670, dopo la distruzione del vicino villaggio di Onnis a seguito di una pestilenza, gli abitanti dell’antico paese chiesero rifugio presso le ville di Villagrande Strisaili e di Fonni: i primi accolsero alcuni abitanti nei pressi dell’attuale frazione di Villanova Strisaili, mentre i fonnesi li accolsero direttamente in paese. Per lo sfruttamento dei pascoli di Onnis nacque così una lotta sanguinosa tra Fonni e Villagrande che si protrasse per quasi due secoli; alla fine il Re di Sardegna (nel frattempo infatti era sopraggiunta la dominazione sabauda) assegnò una parte di questi salti (Monte Novu) ai fonnesi in enfiteusi perpetua nei confronti del comune di Villagrande Strisaili.

Dopo il regno dei Savoia e l’unità d’Italia, il paese diviene comune della neonata regione sarda. Attualmente, Villagrande Strisaili è un vivace centro agro-pastorale: la notevole estensione territoriale consente l’allevamento, prevalentemente alla stato brado, di bovini, equini e suini e la conduzione di migliaia di alveari che consentono una ricca produzione e commercializzazione di miele di numerose varietà. Negli ultimi anni, la cittadina si sta aprendo al turismo culturale ed enogastronomico e alle attività commerciali ad esso collegate.

Folclore e Tradizioni

Un paese che mantiene viva la sua identità e memoria culturale

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Grande punto di forza di Villagrande Strisaili è la tutela delle sue tradizioni, mantenutesi pressoché inalterate da tempi antichi. Come in molti altri paesi del centro Sardegna, una delle feste più sentite è quella che si celebra il 16 gennaio in onore di Sant’Antonio Abate, che prevede l’accensione di grandi falò in ciascun rione del paese; pochi giorni più tardi (20 gennaio) si celebra la festa di San Sebastiano, durante la quale si porta in processione una statua del santo addobbata con rami e frutti d’arancio. Vi è poi la festa patronale in onore di San Gabriele, il 1 agosto, ma una delle più sentite è sicuramente la celebrazione in onore di Santa Barbara, una sagra campestre che si svolge nel parco omonimo, dove si trova la chiesetta intitolata alla Santa. Qui, la sera prima della festa, viene portato in processione il simulacro della santa, accolto dai fedeli che ballano il ballo sardo. Il giorno seguente “is cumandaos”, speciali incaricati, portano nelle case del paese – in segno di buon auspicio  per i fedeli – la corona d’argento che orna il capo della Santa, e la riproduzione in miniatura di una torre che evoca il luogo in cui fu tenuta prigioniera.

Nella cittadina è presente una forte tradizione folkloristica, alimentata anche dall’esistenza di due associazioni che promuovono e valorizzano la cultura e le antiche tradizioni del territorio: il gruppo folk San Gabriele e il gruppo folk Santa Barbara. Tra le altre cose, i membri di queste associazioni indossano il costume tradizionale in occasioni quali sagre e feste. Il costume femminile, come molti dei costumi d’Ogliastra, è caratterizzato sul capo dal fazzoletto rosso con largo bordo scuro tenuto da ganci d’argento, e da “su gipponi” di panno chiuso anch’esso da “ir gancios”. La gonna e il grembiule anticamente erano in orbace, ma ora sono riprodotti in panno. Il costume maschile è caratterizzato da “su gippone” nero con delle guarnizioni rosse, presenta un’ampia scollatura quadrata ed è chiuso a sinistra con bottoni d’argento.

Anche le tradizioni gastronomiche di Villagrande sono piuttosto conservative e tramandano sapori e profumi antichi e di grande fascino. I culurgiones, ad esempio, sono i tipici ravioli ogliastrini, preparati con patate, formaggio di pecora e di capra, basilico e strutto; la paniscedda è un dolce squisito fatto di pane condito con miele, uva e mandorle, esclusivo di questo territorio. Uno dei prodotti in cui Villagrande eccelle è però senza dubbio il prosciutto, prodotto solo con carne di maiali allevati allo stato brado sui monti del paese. Altri prodotti tipici sono: i gathulis, ciambelle fritte di patate e formaggio salato; sa thipula (una sorta di frittella) e sa thipula in preda, cucinata su una pietra ardente; is marraccones (pasta lunga) de patata e de ungra, chiamati in questo modo proprio per il modo in cui vengono fatti: con le unghie, schiacciati col dito.