San Teodoro

San Teodoro (Santu Diadoru in gallurese) è un comune sardo di 4844 abitanti nella provincia di Olbia-Tempio, nella regione storica della Gallura.

Il paese si estende per 107 kmq alle pendici orientali del Monte Nieddu e dista circa 30 km dal capoluogo di provincia Olbia.

Negli ultimi decenni San Teodoro ha dimostrato di essere un’attrattiva turistica di grande interesse, grazie alle sue bellissime spiagge e alla sua natura incontaminata.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

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San Teodoro può vantare alcune delle spiagge più belle di tutta l’Isola e di tutto il Mediterraneo, senza avere nulla da invidiare alle destinazione caraibiche.

Ai primi posti troviamo sicuramente la famosa Cala Bradinchi, conosciuta come “la piccola Tahiti”, nella zona di  Capo Coda Cavallo: le sue acque blu che sfumano nell’azzurro turchese vi lasceranno incantati. Il fondale basso è perfetto anche per i più piccoli, così come l’arenile chiaro e sabbioso. La zona è anche ben servita con chioschi, bar e ristoranti, così come campeggi e hotel.

Chi preferisce meno comfort ma più libertà si troverà benissimo nella spiaggia di Capo Coda Cavallo: lo stesso mare incantevole e lo stesso arenile sabbioso che si affaccia sul meraviglioso panorama di delle isole di Tavolara e Molara.

Un poco meno estesa ma di altrettanta bellezza è la spiaggia dell’Isuledda, che oltre ad avere le classiche caratteristiche delle altre spiagge di San Teodoro, vi circonda con la sua profumata macchia mediterranea, costituita dalle gialle ginestre, dalle piante del mirto e da alberi di colorati corbezzoli.

Ad appena 8 chilometri di distanza dal centro abitato trovate la spiaggia di Lu Impostu con l’arenile sabbioso dai toni caldi del bianco-dorato, circondato da una selva di oleandri e piante di mimose totalmente incontaminata.

Montagna

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Se San Teodoro risulta essere tra le mete favorite degli amanti del mare, vi assicuriamo che anche gli appassionati della montagna non rimarranno delusi.

Il paese sorge infatti sulle pendici orientali del Monte Nieddu, la cui punta più alta, Punta Magghjòri, tocca i 970 metri.

Si tratta di una grande occasione per pratica un po’ di ecoturismo di qualità: potrete scegliere diversi percorsi di trekking e passeggiate immersi nella natura, passando tra le cascate, le piscine naturali o seguendo l’antico sentiero della via dei carbonai, a piedi o anche in mountain bike. Il monte è ricoperto di una folta vegetazione che comprende foreste di lecci e sugheri, insieme a pinnacoli granitici e spettacolari cascate. Senza dubbio resterete incantati dal panorama che vi si aprirà sulla sua vetta.

Spingendovi un poco più a nord potrete scegliere di trascorrere la giornata con un’escursione all’Isola di Tavolara, magari scalando l’alta cima, che vi lascerà senza parole.

Per gli amanti delle passeggiate in tranquillità, invece, c’è la zona lagunare di San Teodoro, a pochi chilometri dal centro del paese: qui è possibile godere delle bellezza della natura e del silenzio, interrotto soltanto dalle diverse specie avifaunistiche che abitano questi spazi. È infatti di casa il fenicottero rosa, il cormorano, l’airone, la folaga, il martin pescatore e anche il gheppio. Tutta l’area è circondata da tante meravigliose piante appartenenti alla profumata macchia mediterranea. Potete scoprirla a piedi o, in alternativa, con il battello, per una escursione diversa dal solito.

 

Storia e Archeologia

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L’area di San Teodoro vanta origini antichissime, infatti è stata abitata dall’uomo fin dall’epoca neolitica.

Le tracce più evidenti sono però databili alla successiva età nuragica, come dimostrano i resti del nuraghe della borgata Naracheddu, che oggi risultano essere solo un filare di pietre, ma che fino al XX secolo svettava fiero con i suoi sette metri di altezza.

Dove oggi troviamo il centro abitato di San Teodoro, in epoca romana sorgeva molto probabilmente un altro insediamento, che troviamo segnalato nell’antico Itinerarium Antonianium del III secolo d.C.

Le successive informazioni su San Teodoro sono pressoché nulle per quanto riguarda l’età classica e medievale: le prime documentazioni scritte risalgono infatti al periodo giudicale.

Nel XIV secolo San Teodoro faceva parte del Giudicato della Gallura, che poi passò sotto il dominio di Pisa. All’epoca San Teodoro era suddiviso in tanti altri piccoli centri abitati, chiamati ville, le cui ultime notizie risalgono alla metà del XIV secolo. È probabile che dopo questa epoca il paese subì un grave spopolamento, probabilmente dovuto all’arrivo di una forte epidemia di peste.

Nel ‘600 le notizie che leggiamo di San Teodoro ce le danno gli scrittori dell’epoca, che la descrivono come una zona collinare e boscosa abitata da pastori.

Durante la dominazione aragonese San Teodoro divenne feudo, e tale rimase fino all’arrivo dei Savoia, che smantellarono il sistema feudale.

In epoca fascista il paese entrò a far parte della provincia di Nuoro, nel 1959 divenne comune autonomo e nel 2005 divenne parte della provincia di Olbia-TempioOggi San Teodoro ha incentrato la sua economia nel settore del turismo balneare e tutti i vari servizi ad esso connessi. Ciononostante mantiene ancora vivo e attivo anche il settore dell’agricoltura e dell’allevamento, sebbene in dimensioni ridotte come quelle familiari.

Tra gli esempi di architettura religiosa citiamo la chiesa di San Teodoro, le cui prime attestazioni certe risalgono al XVII secolo, ma che in seguito venne abbattuta e ricostruita negli anni ’50 del XX secolo.

Folclore e Tradizioni

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Nonostante il paese si sia dimostrato aperto al turismo e alle innovazioni in questo campo, mantiene ancora oggi forte il legame con la sua cultura e le sue tradizioni, che ritroviamo nelle feste campestri e religiose, da sempre connesse anche alla vita rurale dei campi, agli animali e al ciclo delle stagioni.

La festa più attesa dai teodorini è certamente quella del santo patrono San Teodoro, tuttavia altre due feste patronali si svolgono in altrettante frazioni del paese: la festa di Sant’Andrea nella frazione di Montipitrosu, a nord del paese, festeggiato nella prima settimana di giugno, e la festa di Sant’Antonio di Padova presso la frazione di Straula (a sud del paese) durante la seconda settimana di giugno.
Altra ricorrenza molto sentita è quella del 16 e 17 gennaio, giornate dedicate a Sant’Antonio Abate, conosciuto anche come Sant’Antonio del Fuoco o del Deserto. 
La leggenda narra la storia del santo che, con un espediente, riesce a sottrarre dall’inferno un po’ di fuoco da regalare agli uomini, che ancora non lo possiedono. In Gallura la festa di Sant’Antonio Abate è detta Lu Fuculoni, ovvero il “grande fuoco”. L’usanza vuole che durante la settimana che precede l’evento la gente provveda alla raccolta di frasche e arbusti di burédda (elicriso) e mucchju (cisto) tanto da formare un grosso cumulo che sarà poi bruciato in piazza, a scacciare i guai e i malanni, in un rito apotropaico continuamente rinnovato.
Il 16 gennaio Lu Fuculoni è festeggiato nella frazione di Straula e il 17 gennaio nella frazione di La Suaredda, accompagnato da dolci tipici e bibite.

Come non ricordare, infine, il Carnevale(lu Carrasciàli) festeggiato nella piazza del paese con un ricco pranzo a base di fai e laldu (fave e lardo), vino e dolci tipici del periodo prepasquale.