Santa Teresa di Gallura

Santa Teresa Gallura (Lungòni in gallurese, Lungone in sardo, in italiano conosciuto più come Santa Teresa di Gallura) è un comune sardo di 5.211 abitanti della provincia di Sassari.

Il paese si allunga su un promontorio affacciato a nord sulle Bocche di Bonifacio e a nord-est sull’arcipelago della Maddalena.

Meta turistica molto ambita, l’economia della cittadina è fondata principalmente sul settore turistico. Il suo porto assicura con collegamenti giornalieri i traffici turistici e merci per Bonifacio in Corsica.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

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Il territorio di Santa Teresa Gallura si sviluppa sul tratto di costa dell’estrema Sardegna settentrionale, un litorale caratteristico con alcune delle più belle spiagge dell’isola, fino al promontorio di Capo Testa; una zona che non ha nulla da invidiare alla più rinomata e famosa Costa Smeralda.

Lasciando appunto quest’ultima e dirigendosi verso nord-ovest, la spiaggia di Porto Liscia è la prima che si incontra arrivando verso la costa di Santa Teresa Gallura. Caratterizzata da una bellissima sabbia dorata di natura granitica, è lunga circa 2 km, con una scogliera sovrastata da macchia mediterranea. Il mare presenta un fondale basso con acque cristalline dal colore cangiante; la spiaggia è attrezzata con sdraio, lettini e ombrelloni, oltre che alcuni punti ristoro.

Pochi km più ad ovest, in località Valle dell’Erica, si incontra la spiaggia de La Licciola, con una sabbia chiara a grani medi ed alcuni scogli sull’arenile. Il mare cristallino ha un fondale basso e vira dal verde al blu intenso più al largo. Più avanti, Cala Sambuco, una piccola spiaggia a forma di mezzaluna con sabbia chiara; il fondale è caratterizzato da ciottoli e scogli affioranti dall’acqua. Tranquilla ed isolata, è particolarmente apprezzata dagli amanti dello snorkeling. Per raggiungerla, da Santa Teresa Gallura si deve procedere verso est, seguendo le indicazioni per Marazzino.

Proseguendo lungo la costa, troviamo la spiaggia della Marmorata, sicuramente una tra le più belle di tutta la Sardegna settentrionale, con l’isolotto omonimo raggiungibile a nuoto dalla costa e sul quale si possono visitare i resti di un’antica cava romana; sono presenti un ampio parcheggio, bar, ristoranti, possibilità di noleggiare ombrelloni e sdraio. Adatta anche a praticare lo snorkeling, il windsurf ed altri sport acquatici.

Arrivati a Santa Teresa, a pochi passi dal centro storico si trova la spiaggia di Rena Bianca, una delle più famose della Sardegna; prende il nome dalla finissima sabbia bianca ne forma l’arenile insieme a piccolissimi frammenti di corallo, risaltando nel verde della macchia mediterranea che la circonda. Ancora, Cala Spinosa, vero e proprio paradiso nascosto, lontano dal trambusto degli stabilimenti. Per raggiungerla bisogna le indicazioni per il faro di Capo Testa e percorrere a piedi un ripido sentiero. L’arenile ha un fondo di sabbia chiara alternata a bellissime rocce granitiche; il fondale, con profondità e colori differenti, soddisfa tutti gli amanti delle immersioni e dello snorkeling.

Montagna

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Un itinerario naturalistico di sicuro interesse nel territorio comunale è quello che si snoda nel promontorio di Capo Testa. Lo si raggiunge dal centro di Santa Teresa Gallura, percorrendo una bella strada panoramica lunga circa 5 km; la zona è caratterizzata da rocce granitiche dalle forme spettacolari, i cosiddetti tafoni, che richiamano spesso forme animali o volti umani. A Capo Testa s’incontrano ancora molti resti di cave abbandonate che i Romani per primi sfruttarono per l’estrazione del granito. Percorrendo fino alla fine la strada che si addentra nel promontorio, si arriva al Faro di Capo Testa da dove, a piedi, è possibile seguire uno dei sentieri che scendono a mare. Il promontorio è anche un’ottima palestra per gli appassionati del free climbing; le aree migliori per questa attività si trovano presso la bellissima Valle della Luna, sul massiccio granitico di Punta della Torre. Il lato che dà al mare della punta consente un’arrampicata classica e ricca di vie, chiamata Parete della Luna. Questa zona è inoltre nota per essere frequentata da giovani e non solo che da anni, di fatto, la abitano per lunghi periodi dell’anno, animati da uno stile di vita alternativo riconducibile a quello degli hippies anni ’60.

A poca distanza c’è Punta la Turri, che divide in due zone l’omonimo  promontorio: una settentrionale più accessibile, ed una meridionale selvaggia e affascinante. La zona meridionale è costituita da una grossa frattura nel complesso roccioso, una piccola valle scoscesa, delimitata da pareti verticali e con sul fondo enormi massi alti fino a dieci metri Questo è un altro promontorio meta di scalatori, che possono godere di un panorama mozzafiato.

Ma Santa Teresa Gallura non è distante neanche da alcune delle cime montuose più belle di tutta l’isola, caratterizzata da massicci di granito che conferiscono alla Gallura dei colori e dei paesaggi molto caratteristici. A sud il Monte Limbara, per esempio, che segna il confine tra la Gallura e il Logudoro, raggiunge una quota di 1362 metri slm e offre una ricchezza di paesaggi e sentieri accessibili a tutti. La flora è ricchissima e presenta oltre 700 specie diverse, tra cui 70 endemiche.

Si può scegliere di fare una passeggiata tra i tanti sentieri, e incontrare svariate specie animali come l’aquila reale, la poiana, il gheppio, la lepre, il cinghiale etc. All’interno del versante nord del massiccio si possono trovare numerosi “tafoni”, rocce in cui l’erosione naturale del granito ha prodotto ampie cavità di straordinaria bellezza, che in passato servivano come riparo ai pastori.

Si trova qui anche la località “Vallicciola”, nella cui area si estende una zona di particolare interesse dal punto di vista botanico chiamata “Il Giardino del Pavari” o “Arboreto di Vallicciola”, costituito da maestose sequoie, abeti greci, abeti di Normandia e abeti rossi. In questi luoghi si possono effettuare diversi itinerari, in macchina, in bici o a piedi. Attorno alla zona si estendono anche vasti sughereti e boschi di tassi.

Storia e Archeologia

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A testimonianza del periodo nuragico, nel territorio di Santa Teresa Gallura si trova l’insediamento nuragico di Lu Brandali, sviluppato ai piedi e lungo le pendici di un promontorio granitico. Nella sua planimetria generale, l’insediamento di Lu Brandali è molto articolato: comprende un nuraghe circondato da un antemurale con diverse torri, un villaggio di capanne, una tomba di giganti; quest’ultima è situata a poche decine di metri dal villaggio ed è il primo monumento che si incontra quando si raggiunge l’insediamento; accoglieva diverse decine di inumati di entrambi i sessi. Due ciotole di terracotta rinvenute in prossimità dell’ingresso dovevano essere legate ai rituali di inumazione.

Anticamente conosciuta col nome di Longosardo, già in epoca romana Santa Teresa era un porto di notevole importanza per i traffici commerciali: le cave di Capo Testa hanno fornito granito per il duomo e il battistero di Pisa e, si dice, anche per il Pantheon di Roma. I resti delle cave di granito si possono ancora osservare fra quegli stupendi scenari di pietra. Nelle località di Capicciolu, Li Petri Taddati, Cala Spinosa, si possono osservare i punti di estrazione massiccia di questa materia prima, diventata vera e propria risorsa economica dell’isola, affiancata all’esportazione del grano. Il sistema di sfruttamento era quello “a gradoni”: la roccia veniva tagliata gradualmente dall’alto verso il basso, fino a spianare completamente la parte emergente. Si pensa che qui si trovasse il centro abitato di Tibula, dal quale partivano le strade di collegamento con le altre città romane del Nord Sardegna: Olbia e Turris Libisonis (Porto Torres). Il villaggio continuò a svilupparsi e ad avere un ruolo rilevante anche in epoca bizantina e con l’avventi dei Giudicati. Intorno al 1263, tale era l’importanza di Longosardo che lo stesso san Francesco di Assisi, trovandosi in Corsica, decise di visitarla. La località passò sotto i giudici di Arborea che vi costruirono un efficiente castello di cui oggi rimangono però pochi resti; fu infatti pressoché distrutto dai Genovesi che vollero così vendicare l’assedio mosso alla fortezza di Bonifacio in Corsica. Alla distruzione del castello seguì lo spopolamento della borgata e la zona divenne frequentata solo da corsari e contrabbandieri.

A testimonianza del periodo della dominazione spagnola, di particolare interesse è la Torre di Longosardo (XVI secolo) fatta costruire da Filippo II sul lembo di roccia più estremo del paese.

La Torre era in origine dotata di tre locali con pavimento in pietrame irregolare e la copertura era realizzata con volta a tutto sesto. Era dotata di una cisterna (oggi ben visibile grazie ai lavori di restauro) per la raccolta dell’acqua piovana Un camminamento protetto da muretti laterali permetteva di percorrere agevolmente la cinta muraria.

Quando nel 1720 l’isola passò ai Savoia venne inviato come comandante della torre Francesco Maria Magnon, che decise di creare un centro abitato nei pressi della fortezza. Nel 1808 un decreto del re Vittorio Emanuele I diede inizio alla fondazione dell’odierna Santa Teresa Gallura, nome scelto in onore della regina Maria Teresa d’Asburgo-Este.

Tra le architetture religiose paesane, segnaliamo la chiesa parrocchiale di San Vittorio, realizzata nel XIX sec. Tra le opere d’arte custodite all’interno merita particolare attenzione il Cristo Crocifisso “Vivo”, gli argenti sacri donati da Maria Teresa nel 1811, e l’icona incastonata nell’amboneche proveniente dalla Russia centrale, della prima metà del ‘700.

La chiesa della Madonna del Buoncammino è una chiesa campestre; edificata su un preesistente impianto medievale, è stata interamente ricostruita nei primi anni del XX secolo. La cupola centrale, rivestita in rame, venne realizzata durante importanti lavori di restauro negli anni 50. Nelle immediate vicinanze si trova uno dei due cimiteri del comune di Santa Teresa Gallura.

Folclore e Tradizioni

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Numerosissime, a Santa Teresa Gallura, sono le manifestazioni di carattere religioso e devozionale, come la festa dei SS Vittorio, Teresa d’Avila e Isidoro (14,15 e 16 ottobre), con celebrazioni solenni e intrattenimenti folk e musicali. O ancora la festa di San Giuseppe (primo maggio) che prevede una suggestiva processione in costume e tanti canti e balli popolari. Molto sentita anche la festa di San Giovanni (23 e 24 giugno), che vede l’accensione dei falò propiziatori, rinnovando il tradizionale salto sui fuochi tenendosi per mano o con un fazzoletto per stringere il legame del comparatico. Interessante è anche la Sagra di Sant’Antonio (17 e 18 giugno), festa campestre che si tiene presso la chiesa di N.S. di Buon Cammino.

Tra gli eventi culturali in paese, segnaliamo “La Rivoluzione del 1802” (a fine giugno), suggestiva rievocazione storica dei moti rivoluzionari del 1802, organizzata presso la torre di Longosardo. Ancora, la Festa del Turista (14 agosto) in località San Pasquale: una giornata di manifestazioni culturali e musicali con degustazione di piatti tipici.

A Santa Teresa Gallura, inoltre, si conserva ancora il costume tradizionale; quello femminile è composto da uno scamiciato blu a pieghe ricamato a mano, con motivi floreali in cui predominano le rose e l’edera; un corpetto rosso ricamato a mano, e un fazzoletto di lana blu. La camicia bianca è ornata di pizzi lavorati a mano. Le donne sfoggiano, oltre ad ornamenti d’oro, monili e bracciali di corallo grezzo o lavorato. Il costume maschile è di stile marinaro, con pantaloni blu, camicia bianca e panciotto blu (gileccu o cansciu in dialetto), chiuso con bottoni caratteristici formati da occhi di S. Lucia o orecchie marine (una specie di molluschi), che si usano per fare anche anelli, orecchini e collane. A completare, una fascia rossa in panno, e berretto di lana blu a baschetto con pompon rosso, copricapo tipico marinaro.

La Gallura custodisce da sempre una grande tradizione per quanto riguarda i suoi prodotti tipici enogastronomici. Partendo dal pane, a Santa Teresa troviamo il “pane lu coccu”, cotto sotto la cenere e senza lievito, all’antica, e il pane carasau (o carta da musica) che veniva utilizzato dai pastori per lungo tempo assenti da casa grazie alla sua alta conservabilità. Tra i primi piatti più rappresentativi del paese ci sono “la suppa cuata”, costituita da fette di pane e formaggio immersi in un brodo di carne di pecora, e “li pulicioni”, versione alternativa dei ravioli ripieni di ricotta. Passando ai secondi, abbondano sia i prodotti a base di carne, soprattutto di maiale, che a base di formaggi: vi sono infatti tre varietà di pecorini D.O.P., e poi caprini, ricotte e il caratteristico “lu caju cu li botta botta”, formaggio fresco con all’interno veri vermi vivi. Infine i dolci, spesso a base di miele e frutta secca, come “li niuleddi”.