Cuglieri (Cullieri in sardo) è un comune sardo di 2.679 abitanti della provincia di Oristano, nell’antica subregione storica del Montiferru, di cui è il centro principale. Il paese è situato ad anfiteatro sul colle Bardosu. A 14 km di distanza sorge la sua borgata marittima, Santa Caterina di Pittinuri.

L’economia del territorio si basa sull’allevamento di bovini (Bue rosso) e ovini, sull’agricoltura (Cuglieri è molto conosciuto per la produzione di eccellente olio di oliva) e sull’artigianato (particolarmente rinomati i tappeti, gli arazzi e le coperte).

Cuglieri è inoltre conosciuto per la presenza nel suo territorio dell’arco naturale di S’Archittu e per la cascata a mare di Cabu Nieddu, unica in Italia nel suo genere.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

Le alte falesie di Capo Nieddu e la scogliera di S’Archittu

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Il paesaggio del litorale di Cuglieri è molto vario, grazie dell’evoluzione geologica del territorio, caratterizzato dalla presenza del maggiore vulcano della Sardegna, il Montiferru, e dal suo incontro con il mare. Nell’area più settentrionale del territorio, prevalgono le rocce scure di origine vulcanica; l’erosione marina ha formato una lunga e frastagliata falesia alta 70 metri sul mare, difficilmente accessibile da terra se non in rari punti. È a Capo Nieddu, dove sorge la torre omonima, che la scogliera raggiunge le massime altezze: da qui si ammira uno spettacolo davvero impressionante, con il mare di un colore incredibile che s’infrange contro le rocce. All’altezza della Punta di Foghe (comune di Tresnuraghes) è possibile scendere lungo la scogliera verso il mare, ammirando le rocce di colore variabile dal nero al rosso e dalle molteplici forme. La Torre di Foghe può essere considerata uno dei migliori belvedere della costa:  di fronte Capo Mannu, più a sud l’isola di Mal di Ventre, a sinistra Santa Caterina. Sulla falesia di Capo Nieddu nidifica una numerosa colonia di cormorani, e verso sud si può avvistare lo sbocco del Riu Salighes: in periodo di piogge (più o meno da novembre ad aprile) precipita con una cascata dell’altezza di ben 40 metri, originando una cascata a mare davvero suggestiva.

A differenza della falesia vulcanica, scura, aspra ed inaccessibile, la falesia sedimentaria che si trova nella costa sud del territorio è chiara e con forme arrotondate, come nella costa nei pressi della torre di Santa Caterina di Pittinuri; a sud della torre inizia la parte di costa più nota: le falesie si riducono di quota e sono intervallate da baie con lunghe spiagge e dagli insediamento delle borgate marittime. Restano alcune propaggini rocciose che si protendono nel mare: i due promontori su cui sorgono la Torre di Santa Caterina e la Torre del Pozzo, e la sottile penisoletta dell’Arco di S’Archittu. La spiaggia Santa Caterina di Pittinuri si trova all’interno della suggestiva insenatura tra Punta Cagaragas e il promontorio della torre Pittinuri; circondata da roccia calcarea molto chiara, è rinomata anche per la presenza di molti anfratti e grotte di rara bellezza. La spiaggia è caratterizzata da sabbia mediamente fine, tra il dorato ed il rossastro; il mare è poco profondo, trasparente e pulito. La spiaggia offre parcheggio, bar, locali ed è molto frequentata dagli amanti del windsurf. La spiaggia S’Archittu è invece di piccole dimensioni, e presenta un arenile di sabbia color ocra scuro affacciato su un mare trasparente, di colore blu cobalto con fondale basso e digradante verso il largo. La spiaggia è celebre soprattutto per lo splendido arco scavato dal mare nella roccia calcarea, vero monumento naturale. La zona offre un ampio parcheggio e nelle vicinanze ci sono alcuni ristoranti.

Ancora più a sud inizia poi la spiaggia di Is Arenas, una delle più ampie e lunghe della Sardegna. La prima parte di questa spiaggia, fino allo sbocco del Riu Pischinappiu, è in territorio di Cuglieri; alle sue spalle c’è una grande pineta, realizzata nel dopoguerra per contenere l’invasione della sabbia che formava dune di diversi km verso l’entroterra.

Montagna

Il Montiferru, Capo Nieddu e il parco di Monte Entu

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Cuglieri sorge ai piedi del versante occidentale del massiccio del Montiferru, imponente complesso vulcanico spento da almeno 2 milioni di anni.  Territorio ricco di paesaggi e di risorse naturali spesso ancora intatti, il Montiferru regala numerose attrattive naturalistiche da scoprire durante suggestive escursioni e passeggiate.  Uno dei metodi  migliori per visitare questa splendida regione è infatti quello di percorrerla a piedi oppure a cavallo, seguendo le antiche mulattiere che si snodano lungo la montagna. Le stagioni ideali sono la primavera e l’autunno, quando la natura offre straordinari paesaggi, dai mille colori e profumi. Il massiccio vulcanico si distingue per la presenza di complessi elementi geologici, morfologici e ambientali, oltre che per essere custode di antiche testimonianze di una cultura paleo-sarda integratasi poi con le civiltà provenienti dal mare: domus de janas, nuraghi e tombe dei giganti sono disseminati in tutto il territorio.

Il carattere del paesaggio vulcanico si compone di diversi elementi che si combinano fra loro in un continuo mutare di forme. Gli elementi di maggior interesse sono i numerosi piccoli rilievi isolati di forma tronco-conica, che si stagliano dal contesto circostante, definito da lunghe dorsali; tra questi, il più alto è il monte Urtigu (1050 metri), il tetto del Montiferru; o ancora monte Acuzzu, dalla perfetta forma conica, monte Palagalchera, singolare nella forma e nelle particolari fessure colonnari disposte a ventaglio. Vere opere d’arte della natura, si sono formate per il rapido raffreddamento della lava una volta giunta in superficie.  Identiche forme si ritrovano nel “Selciato dei Giganti”, nella costa presso Cabu Nieddu: è chiamato così per la straordinaria regolarità delle fessure delle colonne basaltiche, scolpite dall’intensa erosione marina fino ad assumere le sembianze di un lastricato.

Insieme al monte Urtigu, l’altro rilievo più alto e caratteristico è il monte Entu (1024 metri); tra di essi si apre la valle del rio S’Abba Lughida. Da queste alture, soprattutto in giornate di buona visibilità, si può scorgere uno spettacolare panorama che abbraccia buona parte dell’isola. Scelto per la creazione di un parco naturale, il complesso montuoso ospita ampi e fitti boschi secolari di sughere, castagneti, roverelle e alberi come il tasso. Nelle zone meno elevate, con un clima più mite, prevalgono il leccio e la macchia mediterranea.

Da segnalare anche il bosco della Madonnina, dove è possibile trovare esemplari di agrifoglio alti fino a sei metri. I numerosi sentieri che consentono di addentrarsi e di percorrere le vallate tra i monti, ricche di fresche fonti e sorgenti: su tutte, Sa Funtana ‘e s’Otzu e Tiu Memmere. La vegetazione rigogliosa rende la zona un habitat particolarmente favorevole per specie come  cinghiali, martore, volpi, donnole, lepri.

Storia e Archeologia

I resti dell’antica Cornus e la Basilica di S. Maria ad Nives

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I primi insediamenti nel territorio risalgono al Neolitico antico: elementi litici in selce e ossidiana nelle attuali zone costiere di Santa Caterina e Torre del Pozzo; del periodo nuragico, sono stati censiti 64 nuraghi, prevalentemente monotorre, e 12 tombe dei giganti, una delle quali con 4 bètili. La storia di Cuglieri passa anche da quella della vicina città di Cornus, fondata dai cartaginesi nell’altopiano di Corchinas, tra Santa Caterina di Pittinuri e S’Archittu: l’intera area tra le borgate era occupata dalla città punico-romana, la cui Acropoli sorgeva sul colle di Corchinas, protetta da una cinta muraria oggi solo in parte conservata, mentre il porto doveva trovarsi nei pressi dell’attuale cala di Su Pallosu. Cornus fu la protagonista della lotta decisiva che si svolse nel 215 a.C. tra i sardo-punici guidati da Ampsicora e dal figlio Josto contro il console romano Tito Manlio Torquato. Ampsicora fu il condottiero animatore della rivolta delle città costiere della Sardegna contro i Romani durante la Seconda guerra punica. Venne però sconfitto, e Cornus passò quindi sotto il dominio romano, continuando ad essere probabilmente un centro commerciale importante, in posizione centrale sulla strada litoranea che collegava Othoca, Tharros, Bosa, Turris Libisonis. La città subì poi pesantemente le conseguenze delle invasioni dei musulmani del nord Africa (Berberi) all’inizio del Medioevo, e dovette essere abbandonata; gli ultimi reperti risalgono all’età bizantina, quando gli abitanti dovettero ritirarsi proprio verso Cuglieri, la cui origine (col nome di Gurulis Nova) dovrebbe risalire intorno al II secolo a.C., fondata dagli abitanti di Gurulis Vetus (l’attuale Padria). L’insediamento romano si situava nella parte settentrionale dell’odierna Cuglieri, presso la chiesa di Santa Croce.

Cuglieri fece parte del Giudicato di Torres dove fu anche capitale della curatoria del Montiferru; nel 1160 Ottocorre, fratello del giudice Barisone di Torres, fece costruire il Castello del Montiferru (in seguito detto Casteddu Ezzu) allo scopo di proteggere il confine del giudicato dagli attacchi del vicino Giudicato di Arborea. Nel 1259, con la fine dal Giudicato di Torres, Cuglieri passa proprio agli Arborea. Nel 1410, Cuglieri col suo castello passa al regno di Sardegna e Corsica spagnolo, il castello perse la sua funzione difensiva e subì diversi passaggi di proprietà. Nel 1417 Cuglieri diventa feudo. Il feudo, costituito in Baronia, rimase in possesso della famiglia Zatrillas fino al 1670. Costoro ebbero una cura particolare per il feudo cuglieritano, sviluppando ampiamente la olivocultura e offrendo alla campagna intorno quel paesaggio di foglie argentate d’ulivo che ancora la caratterizzano. In seguito il feudo fu recuperato dalla Corona, ma il castello, dal 1670, fu abbandonato. Nello stesso anno fu costruito il convento dei Cappuccini con la chiesa dedicata ai santi Antonio ed Edoardo. Nel 1720 la Sardegna passò sotto il dominio dei Savoia e nel 1807 Cuglieri divenne capoluogo di una delle allora 15 province sarde.

Tra le architetture religiose presenti oggi in paese, segnaliamo innanzitutto la parrocchiale, la famosa Basilica di Santa Maria ad Nives (della Neve); il tempio domina il centro abitato dalla cima del colle Bardosu, sul quale si erge, preceduto da un panoramico piazzale. La tradizione fa risalire la sua origine al XIV secolo, per custodire il simulacro di una Madonna col bambino rinvenuta in mare da alcuni pescatori del posto. I restauri che portarono all’aspetto e alle dimensioni attuali dell’edificio vennero intrapresi a partire dal XVII secolo; la facciata della basilica venne eretta tra il 1912 e il 1913, in seguito al prolungamento della navata; oggi il prospetto è incorniciato da due campanili gemelli, sovrastati da guglie piramidali; l’interno del tempio è a navata unica, con volta a botte e quattro cappelle per lato, ornato da stucchi e arredi di gusto barocco. Il presbiterio, sormontato dalla cupola, è sopraelevato e chiuso da balaustra marmorea; davanti, sono invece collocate le statue marmoree dei santi Giovanni evangelista e Paolo dello scultore Giuseppe Sartorio. L’abside ospita l’altare maggiore, anch’esso marmoreo, in stile barocco, e un bel coro ligneo. Altre chiese interessanti sotto il profilo storico-artistico sono la chiesa di Santa Croce, che sorge nella parte più antica dell’abitato. Risale a prima del XVI secolo, e oggi presenta nella facciata un rosone e due piccoli campanili uno dei quali dotato di campana; all’interno si presenta con una struttura a croce greca, coronata da una cupola al centro. Le pareti sono affrescate con disegni e scritte in latino. Si conservano due altari di stile barocco e in marmi policromi, ispirati all’altare maggiore della cattedrale di Santa Maria di Cagliari. Ancora, la chiesa della Madonna delle Grazie con l’annesso convento; la sua origine risale tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500. Si presenta nella facciata esterna con una finestra e il campanile; costituita al su interno da un’unica navata, presenta due cappelle per lato. Di pregio è l’altare ligneo dorato, composto da colonne tortili. Il presbiterio è rialzato rispetto al pavimento e racchiuso da balaustre di recinzione in ferro battuto, mentre l’altare maggiore ospita nelle nicchie le statue di numerosi santi.

Folclore e Tradizioni

La terra del Casizolu e del rinomato Bue Rosso

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Sono tante le tradizioni religiose e popolari che si rinnovano a Cuglieri ogni anno, alcune da tempi molto antichi. A gennaio, così come anche in altri centri della Sardegna, in paese vengono accesi i falò in onore di Sant’Antonio Abate e di San Sebastiano. Il falò principale di Sant’Antonio (17 gennaio) si svolge in piazza Santa Croce, ma altri falò vengono accesi anche in altri rioni del paese. Pochi giorni dopo (20 gennaio) in piazza Cappuccini avviene il falò in onore di San Sebastiano, con grande partecipazione di locali e turisti.

Molto sentiti sono i riti della Settimana Santa: Il venerdì prima della domenica delle palme l’arciconfraternita del Convento esce con il simulacro dell’Addolorata. La domenica delle Palme si svolge una processione e una messa nella basilica, gestita invece dalla confraternita del Santo Rosario. Il giovedì santo si entra nel vivo della celebrazioni, con la messa in Coena Domini, seguita dalla processione de “Sas Chilcas”, ovvero la ricerca di Gesù per le vie del paese e nelle chiese dove sono stati allestiti i sepolcri. Il venerdì santo si svolge S’Incravamentu, nella chiesa di Convento, seguito dalla processione del penitente con la “contrarughe”. La sera si svolge un’altra processione con l’Addolorata e il trasporto delle lettiga nella basilica. Il sabato santo, di mattina, si tiene la visita ai sepolcri (via crucis) delle confraternite: “Sas Chilcas”. La domenica di Pasqua si tiene una processione con la statua del Cristo Risorto e della Madonna dalla chiesa di Santa Croce alla basilica; qui si celebra la messa e avviene S’Incontru. Finita la messa, si svolge la benedizione della violette e la processione dalla basilica alla chiesa di Santa Croce.  Ogni appuntamento è seguito con passione e devozione dai fedeli, e i visitatori posso respirare l’atmosfera degli antichi riti di origine spagnola.

Altra festa molto amata è la festa di San Giovanni Battista, a fine giugno, che si svolge con i tradizionali riti: l’accensione dei falò e il rito de “sabba muda”. La sera, al tramonto, gli abitanti raggiungono la fontana “Tiu Memmere” camminando lungo i bordi delle strade, perché la tradizione dice che il giorno di San Giovanni al centro della strada camminino i morti. Nella fontana si beve e ci si lava nel più assoluto silenzio, che si mantiene fino al rientro a casa, dove si giunge senza mai guardarsi indietro.

Molto caratteristico, tra le manifestazioni laiche, è poi il Carnevale di Cuglieri, con la maschera tipica del paese: Sos Cotzulados, che si discosta decisamente nell’abbigliamento dalle altre tipiche maschere del carnevale sardo. Sos Cotzulados prendono infatti il nome dalle conchiglie con le quali queste maschere si ricoprono il corpo, sopra a pelli di capre e altri animali, e che scuotono per produrre un suono ancestrale. Il viso di Sos Cotzulados è tinto di ocra gialla e sulla fronte portano un solo corno in posizione centrale, sul cui significato originale non si hanno notizie precise, ma si pensa possa rappresentare la cornucopia, cioè il “corno dell’abbondanza”.

Tra le sagre gastronomiche, segnaliamo la Sagra delle Panadas, che si ripete da ormai più di 15 anni e si svolge nel rione di Santa Maria dopo le festività di Santa Maria e prima della festa dell’Assunta; la manifestazione è dedicata a questo tipico piatto locale, squisito, distribuito al pubblico per le vie del paese, con contorno di altri prodotti tipici e spettacoli musicali e folk.

Riguardo l’artigianato locale, ancora in auge è una vera specialità delle donne di Cuglieri: “sa prendidura”, cioè frange ornamentali per asciugamani o corredi, costituita da fili di cotone o lino variamente annodati a formare disegni geometrici di grande effetto. Diffusa inoltre anche la lavorazione del legno, con le cassepanche intagliate coi motivi della tradizione sarda: uccelli, daini, foglie e fiori stilizzati.

Sul fronte della gastronomia, Cuglieri vanta una ricca tradizione di piatti tipici del Montiferru; tra i primi, ricordiamo sos culurzones: ravioli di pasta fresca con ripieno di ricotta e bietole, il tutto condito da uova, prezzemolo e zafferano. Poi, le già citate panadas: “tortino” di pasta sfoglia ripiena di favette fresche, piselli, carciofini, olive nere e pezzetti di carne bovina e suina precucinati in umido e quindi in forno. Ancora, la covazzedda e’ gelda : focaccia di pasta di grano duro, lasciata lievitare, lavorata e mischiata a sugna di maiale. Tra i secondi, l’immancabile polcheddu: il maialetto arrosto aromatizzato con rametti di mirto (lo stesso procedimento si usa per agnello e capretto); e poi una delle eccellenze del territorio: la carne del Bue Rosso (che è Presidio Slow Food e ha ottenuto la certificazione di filiera, avviando le procedure per il riconoscimento della Indicazione Geografica Protetta IGP). Nel Montiferru la carne della razza Sardo-Modicana tipicamente si prepara principalmente in questi modi: “petza in brou” (in  brodo profumata con erbe selvatiche e bollita), “petza arrustia” (arrostita su uno spiedo sistemato affianco al fuoco), ghisau (lo spezzatino) e le  “bombas” (polpettine fritte o in brodo).

Dal latte della razza Sardo-Modicana si ottengono inoltre ottimi formaggi come la Fresa, la Trizza e il famoso Casizolu, un formaggio a pasta filata tra i più rari e di pregio di tutta la Sardegna. Le origini del Casizolu sono sicuramente secolari al punto che esiste un’antica traccia che lo colloca nel 1353. La sua forma non è dissimile da quella di tanti caciocavalli del sud Italia, tranne che per la testa dove ha disegni più particolari; ma la vera diversità sta nella pasta e nel gusto: la pasta si presenta leggermente occhiata, di un colore giallo paglierino molto carico, ed il gusto ha forti sensazioni erbacee e di sottobosco.