Villacidro

Villacidro (Biddacidru o Bidda de Cidru in sardo) è un comune sardo di 14.162 abitanti dell’attuale provincia del Sud Sardegna, e fino all’anno scorso capoluogo di provincia insieme a Sanluri della provincia del Medio Campidano.

La cittadina è conosciuta per i suoi bellissimi boschi e per la cascata di Sa Spendula, elogiata in una poesia di Gabriele D’Annunzio durante una permanenza del Vate nel paese, oltre che per aver dato i natali allo scrittore Giuseppe Dessì (Premio Strega nel 1972 con Paese d’ombre).

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

A pochi km dalla meravigliosa Costa Verde

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Pur trovandosi nell’entroterra, Villacidro non è molto distante da uno dei tratti di costa sarda più belli e selvaggi: la costa sud-ovest, con la magnifica Costa Verde e, poco più in basso, il litorale di Gonnesa e Buggerru.

In queste magnifiche coste, piccoli borghi estivi si affacciano su alcune spiagge e creano, insieme a vecchie tonnare, a torri spagnole e alle vecchie strutture minerarie degli scenari quasi surreali ed indimenticabili sui quali dominano la natura, il vento e il frangersi delle onde.

La Costa Verde parte dal promontorio di Capo Pecora, punta estrema a sud, al confine con l’Iglesiente; prosegue con la spiaggia di Piscinas e le sue dune, tra le più grandi in Europa, che si spingono verso l’interno per circa 2 km raggiungendo un’altezza massima di circa 100 metri; e poi Scivu, altra perla della costa arburese, splendida spiaggia che si raggiunge percorrendo una strada che si inoltra attraverso colline e vallate nei profumi della macchia mediterranea per poi discendere verso il mare. E ancora Torre dei Corsari, una delle località più suggestive della marina di Arbus: la spiaggia è sormontata da un villaggio turistico che si affaccia, da un lato, su un’immensa spiaggia di sabbia fine dorata: sabbia d’oro e grandi dune che discendono fino al mare.

Splendida è anche la fascia costiera dell’Iglesiente, più a sud, da cui si succedono le località di Fontanamare, Nebida, Masua con il suo spettacolare Pan di Zucchero, e ancora Porto Flavia, Cala Domestica, Buggerru e Portixeddu.

 

 

 

Montagna

Boschi, cascate e una natura incontaminata

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Il territorio montano di Villacidro si caratterizza per grandi boschi, maestosi complessi montuosi aspri e selvaggi, diverse sorgenti che generano fiumiciattoli e cascate, per lo più stagionali.

La catena montuosa del Linas è la terra più antica di tutta la Sardegna e dell’intera Europa. Il suo ambiente suscita grandissimo interesse per la storia, il paesaggio e l’ambiente floro-faunistico.

Dai monti il panorama è notevolissimo, e si riesce ad abbracciare con lo sguardo buona parte della Sardegna meridionale e centrale. Attualmente il territorio del Linas è in parte di proprietà del Demanio forestale regionale e in parte del demanio comunale di Villacidro. La foresta demaniale regionale è la foresta di Montimannu, una foresta storica che offre al visitatore paesaggi mozzafiato, straordinari monumenti naturali, siti di archeologia nuragica ed industriale, un’ineguagliata varietà di paesaggi. All’interno del suo perimetro si trovano ambienti profondamente diversi: dalle aree più brulle (a causa di devastanti incendi passati), si passa a zone particolarmente rigogliose come la zona di Magusu, con suggestive pareti granitiche e bellissime porzioni di lecceta.  La vasta rete di vecchie mulattiere e sentieri dei pastori e dei carbonai sono oggi utilizzati dagli escursionisti, o dagli operatori forestali. L’area della foresta demaniale è infatti attraversata da numerosi sentieri C.A.I. segnalati su molte guide di alpinismo e si presta a numerose attività ricreative e sportive come il trekking, l’escursionismo in mountain bike e le passeggiate a cavallo.

La grande ricchezza di falde acquifere, alimenta inoltre numerose sorgenti d’acqua perenni diffuse su tutto il territorio, incluse le aree attrezzate per il pic-nic. In corrispondenza dei salti, l’acqua ha dato vita alle cascate più alte e spettacolari dell’Isola: Muru Mannu, con un salto di circa 70 metri, e Piscin’Irgas con un salto di circa 40 metri.

Il versante meridionale del Monte Acqua Piccinna accoglie una colonia di mufloni, reintrodotti nel 1984 assieme al cervo sardo. Oltre a queste due specie, il bosco della foresta ospita una grande varietà di altri animali, come la lepre, la pernice, la volpe, il cinghiale, il gatto selvatico, la poiana, il falco pellegrino, la ghiandaia e l’aquila reale.

Appena fuori dal centro abitato di Villacidro, si trova invece la cascata di Sa Spendula, composta da tre salti, e formata dal torrente Coxinas, che prende poi il nome di rio Seddanus. È una meta per picnic frequentata soprattutto nel periodo estivo.

Storia e Archeologia

Una storia antica e un presente che ne conserva le testimonianze

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Nel territorio di Villacidro, la presenza dell’uomo nel Neolitico e nell’età del rame è documentata in molti siti: piccole comunità si insediarono in tutta la zona di Seddanus, a Cannamenda, a Seddus e lungo tutto il corso del rio Villascema e del rio Leni, dove sono state rinvenute numerose stazioni di lavorazione dell’ossidiana.  La presenza umana si consolidò poi nell’età nuragica, lasciando cospicue tracce come il villaggio di Cottega e i nuraghi Narti, Nuraxi, Cuccur’e crabas, Cuccuru muntoni e Genna uraxi.  Anche in età romana il territorio di Villacidro fu popolato intensamente, ne sono testimonianza le tombe scoperte nella seconda metà dell’800 a Seddanus, Ruinas, Is guardias, Villascema, S’aqua cotta, nonché la necropoli, mentre a Nuraxi e a Bangiu si possono ammirare i ruderi di due terme romane. Il centro abitato sorse forse in questo periodo per via della fertilità del suolo; Villacidro deriverebbe infatti dal latino “villa citra” ossia “villa al di qua del fiume” in riferimento a una villa romana che presumibilmente sorgeva in questo luogo. Un altro centro abitato nelle vicinanze era quello di Leni.

Nel Medioevo, Villacidro era nota come Xedri de Leni e fece parte del giudicato di Cagliari, nella Curatoria di Gippi. Dopo la conquista Aragonese della Sardegna, nel 1328, il villaggio appare nei documenti come Villacidro de Leeni. Sia Leni che Villacidro risulteranno spopolati all’inizio del XV secolo, per poi riprendersi nei decenni successivi. Il paese in epoca aragonese e spagnola passò sotto il controllo di diverse famiglie di feudatari, tra cui i Civiller, i Gerp e i Brondo. Dal 1668 in poi passò di mano in mano fino al 16 settembre del 1744, anno in cui il marchesato di Villacidro e Palmas fu confiscato per decreto del re Carlo Emanuele III. A partire dal 1720, infatti, Villacidro passò – come il resto dell’isola – ai Savoia. Dal 1807 al 1821, il paese fu sede di una delle 15 prefetture istituite in Sardegna dal governo Sabaudo. Dopo l’editto delle chiudende del 1820 e l’abolizione dei feudi del 1836, cominciò a verificarsi una lenta trasformazione della società e dell’economia agro-pastorale della zona, che in poco tempo portò alla formazione della proprietà privata. Tra la prima e la seconda metà dell’800, sul piano politico-culturale, Villacidro visse il suo momento di gloria. Quelli furono però anche gli anni più difficili perché i villacidresi erano sempre più poveri a causa della scarsa produzione di grano e degli speculatori.

Il paese si sviluppò realmente solo più tardi, e nella prima metà del ‘900 arrivò a coltivare e a rendere fertili anche le sue colline e le sue montagne.

Tra le architetture religiose, da menzionare la chiesa parrocchiale di Santa Barbara, che sorge nell’omonima piazza, nel nucleo storico del paese; nelle sue parti più antiche, la chiesa attuale risale al XVI secolo. Presenta una facciata con terminale a doppia inflessione, affiancata a sinistra dall’alto campanile. Quest’ultimo, a canna quadra, venne eretto tra il 1639 e il 1756, anno in cui venne completata l’attuale copertura a cupola. Il portale bronzeo (del 1992) presenta le raffigurazioni della Madonna, dei santi Barbara e Sisinnio e di alcuni luoghi simbolo di Villacidro, come la cascata di Sa Spendula. L’altra chiesa di interesse storico-artistico di Villacidro è la chiesa campestre di San Sisinnio, una delle chiese campestri più suggestive dell’intera Sardegna, immersa in un boschetto di olivastri secolari alle pendici del complesso del Monte Linas. Venne edificata nella prima metà del XVII secolo, probabilmente sui resti di un più antico edificio, grazie al rinnovato zelo per il Santo dopo il “ritrovamento” delle sue reliquie. L’edificio all’interno è costituito da un’unica navata con copertura lignea. All’esterno è cinto su tre lati da un loggiato che poggia su pilastri con capitelli di foggia diversa.

Passeggiando all’interno del paese è possibile ripercorrere la via tracciata da Dessì nel suo romanzo Paese d’Ombre, e si trovano inoltre interessanti strutture quali il museo “Villa Leni” all’interno del Monte Granatico, edificio storico della metà del XIX secolo, adibito in origine alla raccolta del grano; o ancora Sa Potecaria, un museo di proprietà dell’attigua Farmacia Fanni, nel quale si propone un percorso fra alambicchi e bilancini, antichi strumenti farmaceutici.

Folclore e Tradizioni

La devozione per San Sisinnio e tante tradizioni culinarie

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La festa religiosa più sentita in paese è senza dubbio “Sa Festa Manna”, i festeggiamenti in onore di San Sisinnio Martire. In origine festa popolare, molto sentita da chi, un tempo, lavorava la terra, proprio perché quei giorni erano dedicati al rinnovo delle affittanze, dei contratti dei contadini, dei mezzadri, dei coloni, degli operai. La festa dura tre giorni e comincia con la processione solenne: il venerdì, la popolazione accompagna le reliquie del Santo, che si trovano nella Parrocchiale di Santa Barbara, sino alla chiesa che gli è stata intitolata; la domenica, di prima mattina, viene celebrata una messa partecipata e sentita. Al termine, anch’essa una tradizione rituale, avviene la distribuzione ai presenti del caffè con “Su Pistoccu”. Il programma prevede naturalmente, accanto al tradizionale cartellone religioso, un interessante calendario di festeggiamenti civili tra musica, mostre e degustazioni enogastronomiche.

Numerose sono le tradizioni di vario tipo che da secoli si tramandano e si rinnovano tra gli abitanti di Villacidro; si tratta soprattutto di manifestazioni legate alle tradizioni agro-pastorali e religiose del centro. Nei primi giorni dell’anno, le antiche vie del centro storico sono animate da “Su trigu cottu”, un’usanza contadina secondo la quale è di buon auspicio offrire in ciotole del grano cotto e insaporito con la “sapa”. Sempre a gennaio, si svolge la festa dedicata a Sant’Antonio Abate; quindi i riti della Pasqua e della Settimana Santa, la sagra di Sant’Isidoro a maggio e la Sagra delle ciliegie a giugno. Conclude l’anno la manifestazione sacra in onore della patrona di Villacidro, Santa Barbara (4 dicembre) che prevede festeggiamenti civili e religiosi.

La tradizione vuole, inoltre, che Villacidro sia il paese delle streghe, (cogas e bruscias). Gli abitanti si sono sempre difesi dai loro malefici invocando il santo che le sconfigge e ne annulla i sortilegi, San Sisinnio.

Per quanto riguarda le tradizioni gastronomiche, Villacidro offre una grande varietà di piatti tipici, a base soprattutto di prodotti offerti spontaneamente dalla natura (asparagi, funghi, spezie…) e dall’antica tradizione contadina (vini, agrumi, ciliegie, olive…) e pastorale (formaggi e carni). Le piccole e medie aziende locali producono artigianalmente pane, dolci, salumi e liquori, che si sposano perfettamente con i sapori della terra. Da non perdere i tradizionali dolci con le mandorle (pabassinas, gueffus…), le formaggelle profumate con la scorza d’arancia, o le gustose fette d’arancia bagnate con il Villacidro Murgia, lo storico e celebre liquore giallo originario di questa cittadina.