San Sperate

San Sperate in 59 secondi

“[le pietre] esistono da prima e prima ancora; da prima della creazione, se è vero che l’universo è stato creato da un suono, come ci dice la Genesi, la pietra che produce la vibrazione viene prima del suono. E il suono contenuto dalle pietre ha attraversato le ere, è conservato all’interno di questa materia che pare ferma e priva di vita, e invece si rivela sonora. Dentro la pietra chiusa e oscura è richiusa anche la luce.”
Pinuccio Sciola nel 2013, in un’intervista a La Nuova Sardegna

San Sperate (Santu Sparau in sardo) è un comune sardo di 8.294 abitanti della provincia di Cagliari. E’ uno dei centri agricoli più importanti della Sardegna: la sua ottima posizione geografica ha favorito infatti la coltivazione dei fertili terreni circostanti, dove attualmente si producono soprattutto pesche e agrumi. San Sperate è un paese in cui arte, cultura e natura si fondono armonicamente. I suoi incredibili murales che colorano strade e abitazioni, le sculture di Pinuccio Sciola e i numerosi eventi culturali richiamano ogni anno tantissimi visitatori intenzionati a scoprirne bellezze e tradizioni.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Natura
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Gruppo Folk "Amigus"

La schiavitù del lavoro

Dialogos

Cenzo Porcu racconta

Il teatro

Mare

Le spiagge del Golfo degli Angeli a poco distanza


La cittadina di San Sperate si trova a circa 20 km dal capoluogo sardo, affacciato sullo splendido mare del Golfo degli Angeli, con le sue spiagge e cale di grande bellezza, dal celebre Poetto a Calamosca, fino a quelle del litorale quartese come Foxi e Capitana. Ma non sono particolarmente distanti (poco più di 50 km) neanche le spiagge dorate di Pula e Chia, regno del relax e degli sport acquatici. Per gli amanti del birdwatching, da San Sperate si raggiunge in breve tempo anche il Parco naturale di Molentargius – Saline, una delle zone umide più vaste e importanti d’Europa, habitat di numerose specie di volatili, primo tra tutti il bellissimo fenicottero rosa, che vi nidifica e vi fa nascere i suoi piccoli.

Natura e territorio

Un territorio fertile e accogliente

San Sperate si trova nel Campidano di Cagliari, in una zona dove il terreno è particolarmente fertile; la disponibilità idrica e le condizioni climatiche miti hanno permesso che divenisse negli ultimi decenni uno dei centri agricoli più importanti della Sardegna. Gli estesi frutteti circondano il paese possono considerarsi un immenso giardino, ricco di colori e profumi. La cittadina possiede anche un piccolo “polmone vede”, il Giardino Megalitico: area verde in cui sono presenti sculture in pietra ispirate all’arte megalitica preistorica e nuragica (dolmen, menhir, panche) create da Sciola e i suoi compagni. Un suggestivo spazio urbano destinato al relax e ad ospitare eventi artistici e culturali.

La posizione geografica del paese, inoltre, permette di raggiungere in breve tempo numerosi parchi naturalistici, dalla Riserva WWF di Monte Arcosu ad ovest, al Parco naturalistico dei Sette Fratelli ad est, tutti luoghi ideali per escursionisti e amanti della natura.

 

 

Storia e Archeologia

Dalle origini prenuragiche a un presente di rinascita economica e culturale

Il centro storico di San Sperate ha origini antichissime. Il paese risulta infatti essere stato abitato addirittura dal XVIII secolo a.C. La maggior parte dei reperti rinvenuti risalgono però all’età del Bronzo (XIII secolo a.C.). Si è anche a conoscenza dell’esistenza di un nuraghe, utilizzato come vedetta e rifugio fortificato. Gli abitanti della zona vivevano prevalentemente d’agricoltura e di caccia, ma anche di attività artigianali come la lavorazione della ceramica e la forgia dei metalli. Presenti anche le testimonianze della dominazione punica, nel IV e III secolo a.C.: nel territorio di San Sperate sono state infatti scoperte quattro necropoli puniche e l’antico abitato ad esse collegato. Nel 1876, è stata inoltre ritrovata la “maschera ghignante”, unica nel suo genere e di pregevole fattura. Come tutta l’Isola, tra il III secolo a.C. e il V secolo d.C., il paese subisce la dominazione romana. San Sperate, probabilmente la Civitas Valeria di cui parla Tolomeo, doveva rivestire un ruolo importante, dato anche dal fatto che nella zona passava la via che da Karalis (Cagliari) conduceva a Tharros. Tra il 455 e il 533 d.C., durante la successiva dominazione vandalica, il re Trasamondo, (507 d.C.) costrinse molti vescovi africani ad esiliare in Sardegna, ed essi portarono con sé le reliquie di importanti santi provenienti dal nord Africa: le reliquie di San Sperate furono trasportate in paese, che tra il 600 e il 1200  cambiò appunto il suo nome in San Sperate, in onore del santo.

Nel periodo bizantino (dal VI secolo) vennero edificate le due chiese in stile romanico dedicate a Santa Lucia e a San Giovanni. A partire dal basso Medioevo, San Sperate fece parte del Giudicato di Cagliari (Curatoria di Decimo), e in seguito fu parte dei domini sardi della famiglia nobile toscana dei Della Gherardesca, fino all’arrivo degli Aragonesi che la inglobarono nel regno di Sardegna spagnolo. Ben presto anche la Sardegna assunse una struttura feudale, e con la perdita della libertà politica venne meno anche quella amministrativa. Nel 1421, sotto la dominazione aragonese, venne dunque istituito il feudo di San Sperate che fu concesso a Giordano de Tolo. La struttura feudale fu mantenuta addirittura fino al 1839.  Ad eccezione di una breve parentesi austriaca, la dominazione spagnola del paese durò fino ai primi anni del ‘700, quando vi fu l’assegnazione dell’isola ai Savoia (1720).Con la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 furono effettuate molte opere di urbanizzazione e costruite strade e ponti. Dopo la guerra, nel 1948, la Sardegna viene inclusa tra le regioni a statuto speciale e negli anni Cinquanta, col famoso “Piano di rinascita”, San Sperate “risorge” e diviene famoso in tutta l’isola: vengono così impiantate nuove qualità di pesche e di agrumi e la coltivazione diventa uno dei motori economici del territorio. Anche l’artigianato è sempre stato un settore importante e ben sviluppato in paese, così come la tessitura, attività legata all’autoproduzione insieme a quelle dei fabbri e a “su maistu ‘e carru”, colui che costruiva i carri, le carriole e gli aratri. Oggi è molto sviluppato anche il settore della ceramica, in cui opera uno dei maestri ceramisti più bravi della Sardegna: Giampaolo Mameli.

Tra i siti d’interesse di San Sperate segnaliamo due edifici sacri: la chiesa di San Giovanni Battista e quella di Santa Lucia. La prima è una piccola chiesa, antica parrocchiale del paese, che viene nominata già in un decreto del 1599 emanato dall’arcivescovo di Cagliari Alonso Laso Sedeño. Presenta una struttura molto semplice, essendo costituita da un’aula a copertura lignea con un’unica cappella laterale sinistra separata da un arco; la seconda è anch’essa una chiesetta dalla planimetria essenziale, con un’aula rettangolare priva di abside e di cappelle laterali. All’interno si trovano l’altare secentesco, una statua lignea di Santa Lucia e un pozzo a canna cilindrica nel quale un’antica credenza popolare vedeva una fontana miracolosa.

Da visitare assolutamente anche Casa Tola, la villa del Barone Tola progettata a metà ‘800 dal famoso architetto Gaetano Cima; l’edificio presenta caratteristiche in stile neoclassico ma anche l’influsso della tradizionale abitazione campidanese in làdiri con cortile centrale: vi è infatti una loggia articolata in archetti che richiamano la tipica struttura della lolla, il patio della casa campidanese. Il complesso comprende anche un antico frantoio del XVII secolo, appartenuto alla famiglia Cadello, la cui attività è cessata nel 1956.

Folclore e Tradizioni

Un Paese-Museo ricco di cultura e aperto al mondo

I Murales

A San Sperate, centinaia di murales colorati decorano i muri degli edifici, rendendo il paese un vero e proprio museo a cielo aperto, un “Paese Museo”. L’iniziativa prende vita nel 1968, quando l’artista Pinuccio Sciola rientra in paese dopo una serie di stimolanti viaggi in giro per l’Europa. Carico delle suggestioni e dell’esperienza internazionale, Sciola coinvolge la sua comunità con la sua esuberante voglia di cambiamento dettata dai valori dell’arte e della partecipazione attiva dei cittadini. L’artista e i suoi amici iniziano a ricoprire gli spogli muri delle case con strati di calce: nascono così i primi murales, molti dei quali a carattere antropologico e politico. San Sperate si trasforma in breve tempo in un laboratorio artistico e creativo e negli anni successivi arrivano numerosi artisti, molti dei quali stranieri, che danno il loro contributo dipingendo nuove opere dai soggetti più vari. Negli ultimi quarant’anni il paese ha spesso ospitato workshop internazionali d’arte, celebri personalità di teatro come Dario Fo, e musicisti di fama come Cecil Taylor e Don Cherry. Fondamentale per il muralismo è però sempre rimasto il contributo degli artisti locali, come Angelo Pilloni, autore di opere legate alle tradizioni locali, e Raffaele Muscas, che nei suoi lavori esplora le forme sinuose del corpo umano. Molti importanti progetti artistici sono stati realizzati ultimamente, tra i quali l’iniziativa “Il fiume dei writers” nel 2009, che ha richiamato giovani writers anche dall’estero per riqualificare l’alveo del fiume Rio Concias.

La cultura sansperatina presenta molti tratti peculiari che si ritrovano anche negli altri centri del basso e medio Campidano, come ad esempio la sua architettura urbana: la tipologia abitativa tradizionale di San Sperate è rappresentata infatti dalla tipica “casa campidanese” realizzata con mattoni crudi di fango e paglia (in sardo làdiri); la planimetria presenta una corte centrale con loggiato ad archi o architravato, detta sa lolla, che deriva in parte dal patio della domus romana. La casa campidanese può essere vista come una sintesi tra lo spazio dell’abitare e lo spazio del lavoro, elemento essenziale per un territorio dalla notevole vocazione agricola. La separazione tra l’interno e la strada è costituita da dei grandi portali in legno, spesso dotati di pregevoli batacchi in ferro. Sempre a proposito di case campidanesi, da segnalare è il Museo del Crudo: un’antica casa padronale del Seicento, costruita con i caratteristici mattoni di terra cruda (làdiri), restaurata e adibita a centro culturale polivalente. La struttura, formata da due corpi separati da una corte di forma più o meno quadrangolare, ospita periodicamente mostre ed eventi artistici e culturali di grande interesse.

Come detto, San Sperate è animata da festival ed eventi culturali di vario genere, tra cui quello di Cuncambias, nato nel 2004 e organizzato dall’Associazione Culturale A.N.T.A.S. Teatro. Cuncambias in sardo campidanese significa “baratto”: è un progetto socio-culturale che unisce musica, teatro, mostre, letteratura, gastronomia ed ecologia. Si svolge ogni anno a fine luglio e coinvolge l’intero rione storico di San Giovanni, che diviene uno spazio allestito con mostre e installazioni (anche permanenti) che contribuiscono ad arricchire e colorare il tessuto urbano. Questa ed altre manifestazioni, insieme ai già citati Murales, rendono il centro urbano di San Sperate un progetto artistico permanente e interattivo, in grado di promuovere cultura e tradizioni del paese attirando un turismo di qualità e consapevole.

Cucina Tipica

La cucina di San Sperate è perlopiù fatta di cosiddetti “piatti poveri”, semplici e genuini, e utilizza rigorosamente prodotti locali seguendo le ricette della tradizione contadina. Come in tanti altri paesi del Campidano, uno dei piatti tipici sono i malloreddus conditi con sugo di pomodoro, basilico e salsiccia fresca; sempre col sugo vengono conditi anche i ravioli di ricotta, detti culirgionis. Gustosissime sono le panadas, una sorta di fagotto rotondo di pasta sfoglia e ripieno di carne d’agnello e patate. Numerosi i tipi di dolci: guefus, amarettus, piricchittus, pardulas, pani ‘e saba, pabassinas… Durante il Carnevale, oltre ai dolci fritti si preparano is culirgioneddus a mazza ‘e mendula, dei piccoli ravioli ripieni di mandorle dolci. San Sperate vanta un’antica tradizione anche nella panificazione, con la produzione di pani tipici come su coccoi e su civraxiu, con crosta croccante e mollica morbida.

Attivita' Locali

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