Santadi

Santadi (Santadi in sardo) è un comune sardo di 3.478 abitanti della provincia del Sud Sardegna (rientrante fino al 2016 nella ex provincia di Carbonia-Iglesias). È situato nel Basso Sulcis, a sud ovest da Cagliari dal quale dista circa 60 km. Il paese si trova al centro di un’ampia vallata dalla quale si erge un gruppo montuoso che nel territorio comunale raggiunge la vetta massima di 1104 metri con il Monte Tiriccu. Tra le attrattive naturalistiche della zona, famose sono le grotte di Is Zuddas, presso il Monte Meana, e i boschi del parco di Gutturu Mannu, con la foresta secolare della ex frazione mineraria di Pantaleo.

In paese merita una visita la chiesa parrocchiale di San Nicolò (risalente al XV secolo), e la casa-museo Sa Domu Antiga, dove scoprire le antiche usanze sulcitane. Molto interessante, inoltre, il Museo del Libro, allestito nella scuola media del paese.

La ricorrenza tradizionale più conosciuta di Santadi, che si svolge ogni anno con grande successo di pubblico, è Sa Coia Maureddina (il matrimonio maureddino o mauritano), con un bellissimo cerimoniale improntato ad antiche tradizioni rurali.

L’economia locale, prevalentemente agropastorale, offre tra le eccellenze le produzioni dei vini e dei formaggi. Rinomata è soprattutto la produzione della locale cantina sociale, che ha nel vino Carignano il suo punto forte.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Mare

La variegata e bellissima costa sulcitana

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Santadi dista meno di 30 km dalla meravigliosa costa sud-occidentale dell’Isola, una zona caratterizzata da promontori rocciosi e da insenature con spiagge di rara bellezza, fatte di sabbia chiara e acque cristalline.  A sud di Santadi si estende il bellissimo litorale di Teulada, in cui tra le spiagge più conosciute e amate troviamo Tuerredda, dall’aria caraibica e tra le più suggestive dell’Isola. Si apre in una zona aspra e selvaggia, circondata dalla tipica macchia mediterranea, e presenta un arenile molto esteso di sabbia finissima e candida, mentre il mare che la bagna è cristallino e dai toni dell’azzurro. Un’altra spiaggia molto conosciuta è Porto Tramatzu, raggiungibile facilmente seguendo le indicazioni dalla strada panoramica; si tratta di una bellissima spiaggia di sabbia bianca e morbida, che ha davanti a sé ha la suggestiva Isola Rossa (visitabile con escursioni organizzate). O ancora la spiaggia di Porto Zafferano, adagiata sul lato orientale di Capo Teulada, raggiungibile esclusivamente via mare e solo nei mesi di luglio ed agosto, poiché inserita all’interno di un’area militare; solitaria e selvaggia, ha un arenile di sabbia bianca orlato da suggestive dune punteggiate da ginepri e macchia mediterranea.

In direzione sud-ovest rispetto a Santadi si incontra invece il golfo di Palmas, che ha di fronte lo splendido arcipelago sulcitano con le isole di Sant’Antioco e di San Pietro. Nel versante est del golfo di Palmas, raggiungibile procedendo lungo la SS 195,  si trova la spiaggia di Porto Botte, con un fondo di sabbia a grani grossi mista a pezzetti di conchiglie e un mare limpido dal fondale basso. La spiaggia è arricchita dalla presenza a poca distanza dello stagno di Mulargia, in cui è possibile ammirare i fenicotteri rosa ed altri uccelli migratori acquatici. Proseguendo verso sud lungo il litorale, si raggiunge la splendida località di Porto Pino, con la sua spiaggia lunga circa 4 km, divisa in due parti da una vecchia “presa a mare” per gli stagni. La prima spiaggia è caratterizzata da sabbia grigiastra a grana fine, mentre la seconda, incastonata fra lagune e pineta, è di sabbia bianchissima e confina con Is Arenas Biancas, alte dune candide nel territorio di Teulada, chiamata anche “Le Dune”. Il litorale di Porto Pino, caratterizzato da un basso fondale che rende agevole il gioco dei bambini, è accessibile a diversamente abili, dotato di ampio parcheggio e di tutti i servizi: noleggio attrezzatura balneare, hotel e campeggio, bar e ristorante.

Montagna

Il cuore verde del Sulcis: la foresta di Pantaleo e le grotte Is Zuddas

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Il patrimonio boschivo e naturalistico di Santadi rientra quasi interamente nel parco di Gutturu Mannu, dove sorge una delle aree verdi più grandi in Italia (35 mila ettari) composta da lecci, sughere, tassi, agrifogli e macchia mediterranea, ideale per il trekking e le escursioni. L’intera foresta di Gutturu Mannu presenta massicci granitici del Paleozoico dalla tormentata morfologia, con valloni alternati a pianori, e vette elevate oltre i mille metri. Riguardo la fauna, sono presenti il cinghiale, la volpe, il gatto selvatico sardo, la martora, la beccaccia, il colombaccio etc. Gutturu Mannu è ricca di sentieri escursionistici segnalati, da percorrere insieme alle guide esperte della zona.

Nella frazione di Pantaleo, borgo un tempo legato all’attività mineraria, sarà possibile immergersi in un’altra foresta ricca di alberi secolari. Qui vivono protetti il cervo sardo e il daino. Immerse nella rigogliosa vegetazione, vi sono numerose e suggestive cavità naturali, e tutta la zona è ricca di sorgenti e di uno straordinario sottobosco ricco di funghi. Ai piedi del bosco si trova l’edificio che ospita il cantiere dell’Ente Foreste, che si occupa di ripristinare la vegetazione nelle aree degradate, vigilare sulla presenza e la diffusione degli animali che abitano il bosco e occuparsi della difesa dagli incendi.  Inoltre all’interno del perimetro del cantiere è stato creato un sentiero di circa 3 km dove è possibile, partendo dal centro di servizio, immergersi nella natura e raggiungere l’area di sosta provvista di tavoli per la consumazione di pasti, denominata “Is Figueras”. Il sentiero, facilmente percorribile, è adatto anche per bambini e anziani. Un insieme di caratteristiche che rende la località di Pantaleo molto affascinante e meravigliosamente integrata nella natura. Agli inizi del ‘900, la zona è stata sfruttata da diverse società, tra cui la francese Petin&Gaudet, che si occupavano di trasportare, attraverso una ferrovia che arrivava sino alla costa, il carbone vegetale prodotto in loco. A testimonianza di ciò si trovano nella foresta di Pantaleo numerosi edifici, alcuni ormai ridotti a ruderi, altri invece in buono stato di conservazione.

Sempre nel territorio di Santadi, un’attrazione unica al mondo e imperdibile sono le grotte Is Zuddas, uno splendido scenario sotterraneo creato dall’incessante azione dell’acqua lungo l’arco di ben 600 milioni di anni. Si aprono nelle profondità calcaree del Monte Meana e si sviluppano per 1650 metri, di cui circa un terzo attualmente visitabile. Le suggestive sale si distinguono per dimensioni e varietà delle concrezioni: stalattiti e stalagmiti, colate e aragoniti dalle incredibili geometrie. Tra le sale più suggestive vi è senza dubbio quella dell’Organo, il cui nome deriva da una colonna, di stalattite e stalagmite,​ che ricorda un organo a canne, ricamato da formazioni dalle svariate fogge.

Altre grotte da perlustrare nella zona sono quelle del Campanaccio​, della Capra e, soprattutto, Su Benatzu (o Pirosu, dal nome del suo scopritore), al cui interno è stato trovato un tempio nuragico.

Storia e Archeologia

La necropoli di Montessu, la fortezza punica di Pani Loriga e i musei comunali

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Le prime testimonianze umane nel territorio di Santadi sono di origine prenuragica e nuragica; tra queste, particolarmente significative sono la necropoli con tombe a domus de janas di Montessu e la piana dei menhir di periodo prenuragico (nel limitrofo territorio comunale di Villaperuccio); la tomba dei giganti Sa Tutt’e Fraigada, e la tomba dei giganti di Barrancu Mannu, databile al 1300 a.C. e costruita con grossi blocchi di granito giallo-rosa; infine, successiva nel tempo, la fortezza fenicio-punica di Pani Loriga, che presenta stratificazioni dal IV millennio a.C. all’VIII secolo d.C.: qui sorge un insediamento civile e militare fenicio-punico (VII secolo a.C.), con necropoli, costruito su un imponente nuraghe. Le sua frequentazione proseguì anche in epoca romana e bizantina.

Nell’XI secolo, il borgo di Santadi fece parte della Curatoria di Sulci, nel Giudicato di Cagliari. Nel 1258 appartenne ai potenti conti della Gherardesca e successivamente ai Pisani prima e agli Aragonesi poi. Con l’avvento della dominazione spagnola, il territorio si spopolò quasi del tutto a causa delle grave crisi economica e demografica che investì tutta la Sardegna. Nel XVIII secolo, Santadi rifiorì con la ripresa delle attività legate all’agricoltura. Tra l’800 e i primi decenni del ‘900, si ebbe poi un forte impulso dal settore minerario con lo sfruttamento di vari giacimenti della zona.

Oggi, una caratteristica peculiare di Santadi è il frazionamento molto accentuato degli insediamenti abitativi sparsi nel suo territorio: sono infatti presenti oltre 30 “furriadroxius”, piccole frazioni rurali che mantengono integra o comunque in discreto stato l’architettura tipica sarda. In paese, interessante sotto il profilo storico-architettonico è la chiesa parrocchiale di San Nicolò: l’edificio attuale deriva da diversi restauri avvenuti nel corso del tempo che hanno modificato l’impianto originario, presumibilmente molto antico; nell’800 si ha la ristrutturazione più importante, con la ricostruzione della facciata in stile neoclassico. Oggi la facciata presenta un terminale coronato da un timpano triangolare modanato; a prolungamento del vertice fu eretto, tra il 1929 e il 1934, il campanile a vela con due luci gemelle ad arco a tutto sesto, poi ricostruito nel 1979. L’impianto è a croce latina data dall’inserzione del transetto in cui si aprono due piccole cappelle e l’abside. La navata unica termina nell’abside semicircolare voltata a botte, con il presbiterio, rialzato di due gradini, rivo di balaustra; da segnalare, sulla mensola a sinistra dell’ingresso, la statua di San Nicolò, in legno intagliato e policromo, risalente alla prima metà del XIX secolo.

Da non mancare una visita al Museo archeologico comunale, dove sono esposti reperti provenienti da diversi siti del Basso Sulcis, dagli insediamenti primitivi del VI millennio a.C., sino alle fasi fenicio-puniche e romane del I millennio a.C. Si possono ammirare inoltre ceramiche, pugnali in rame e bronzo e migliaia di vasi del deposito votivo della grotta di Su Benatzu.

Molto suggestivo anche il Museo Etnografico, che ha sede in una vecchia casa dei primi del ‘900 (Sa Domu Antiga), che rispecchia la classica abitazione contadina ancora presente in tante zone del Sulcis. All’interno si trovano l’anticamera, la camera da letto dove dormiva tutta la famiglia, e la sala da pranzo, tutte arredate con mobili d’epoca. All’esterno si trovano esposti gli utensili per la preparazione e il consumo dei cibi e nelle vicinanze “is lollas”, i caratteristici porticati sotto cui venivano riposti gli attrezzi utilizzati per il lavoro agricolo. Altrettanto meritevole di una visita è infine il Museo del Libro, meglio definibile come una mostra permanente del libro, che ha sede presso la scuola media del paese. Suddiviso in diversi settori, è stato creato dai bambini età compresa tra i 4 e i 13 anni, con l’ausilio degli insegnanti; i lavori in esso esposti vengono creati in specifici laboratori attraverso attività manuali, eseguite dai più piccoli, e multimediali, eseguite dai ragazzi delle scuole medie.

Folclore e Tradizioni

La festa di San Nicolò, il Matrimonio Mauritano e il celebre Carignano

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Tra le ricorrenze religiose più sentite di Santadi, figura senza dubbio la festa patronale di San Nicolò e di Sant’Isidoro, ai quali è dedicata un’intensa tre giorni di celebrazioni e festeggiamenti ai primi di settembre di ogni anno, organizzata dal Comitato promotore e dalla parrocchia di San Nicolò con il patrocinio del Comune. Le celebrazioni religiose hanno inizio nella parrocchiale, con la recita del santo rosario e della santa messa. Il giorno successivo (la domenica), nel tardo pomeriggio si svolge la processione solenne in onore dei due santi patroni, con i simulacri accompagnati dal tradizionale carro a buoi (sa tracca), dai cavalieri, e dalla musica del gruppo folk locale vestito in abiti tradizionali sardi. Non mancano le manifestazioni civili, con tanti concerti e spettacoli musicali, la lotteria e bancarelle con degustazioni di prodotti tipici offerti al pubblico. Una festa che ogni anno attira molti fedeli anche dal circondario e che permette ai visitatori di respirare atmosfera di gioiosa partecipazione e devozione popolare.

La manifestazione tradizionale santadese per eccellenza, però, è il Matrimonio Mauritano (Sa Coia Maureddina), che si svolge la prima domenica di agosto con un cerimoniale improntato ad antichissime tradizioni rurali. I carri addobbati e trainati da buoi accompagnano gli sposi vestiti in abiti tradizionali, seguiti da un corteo nuziale di gruppi folk da tutta l’Isola. Si tratta di un rito recuperato circa quarant’anni fa da un remoto passato, capace di affascinare turisti provenienti da ogni parte del mondo. L’intero paese si stringe intorno alla coppia prescelta che nella piazza Marconi, in uno scenario reso suggestivo da querce secolari, rinnova il sacro rito che lo scandire del tempo non ha mutato. Ogni anno mani esperte confezionano abiti su misura che gli sposi dopo il matrimonio custodiranno per tutta la vita; di broccato e seta pregiata l’abito nuziale della donna, d’orbace o lino quello dello sposo. Le tradizioni pagane, che nell’Isola hanno radici profonde, si mescolano alla religione cattolica anche nella Coia Maureddina e così, dopo essere diventati marito e moglie, gli sposi vengono benedetti col rito dell’Acqua e de Sa Gratzia: rituali di buon auspicio per la nuova coppia tramandati di generazione in generazione.

Sul fronte delle sagre enogastronomiche, a fine novembre-inizio dicembre si organizza a Santadi (come in tante altre località in tutta Italia) la manifestazione “Pane e olio in frantoio”, evento destinato a presentare nella loro veste migliore l’olio e il pane, prodotti di cui Santadi va fiera per la loro bontà e genuinità e per il rispetto delle tradizioni con cui avviene la loro lavorazione. I pani tipici cotti nel forno a legna sono su civraxiu, su coccoi e il pane con ricotta e gerda (lardo di maiale). Ogni anno la manifestazione sta estendendo il suo interesse verso tutti gli altri prodotti enogastronomici tipici e alle lavorazioni artigianali del paese e del circondario, ed è ormai un appuntamento di rilievo per tutto il Sulcis.

Spiccano poi, nella cucina tipica locale, anche gli ottimi formaggi e i prelibati dolci, che variano con le festività; i principali sono gli amaretti, is gueffus e is pardulas. Ma il prodotto forse più celebre di questo territorio è il vino Carignano, fiore all’occhiello della Cantina di Santadi, in attività da circa 50 anni. Tra i vini più apprezzati, spicca il Rocca Rubia, un vino rosso rubino a Denominazione di Origine Controllata, ottenuto da uve Carignano; presenta intense note fruttate di more, mirtilli, mirto, cuoio e liquirizia, ed è un vino di corpo e ben strutturato, che si abbina perfettamente a piatti a base di carne rossa, cinghiale, maialetto arrosto e pecorino sardo ben stagionato.