Porto Torres

Porto Torres (Posthudorra in turritano, Pòrtu Turre in sardo) è un comune sardo di 22.312 abitanti della provincia di Sassari, il tredicesimo più popoloso dell’isola.

Il nucleo di Porto Torres è situato all’interno del Golfo dell’Asinara in una posizione strategica considerando che è l’unico porto sardo collegato con la Spagna. Ha un territorio di 10200 ettari, metà dei quali sono costituiti dall’Isola Piana e dall’Asinara, sede dell’omonimo parco nazionale. Il suo territorio è attraversato da due fiumi: il primo è il Riu Mannu, che sfocia nelle zone del Ponte Romano ed il secondo è il Fiume Santo, che delimita i confini del comune a ponente.

Porto Torres ospita una estesa zona industriale che ospita per lo più piccole e medie industrie.

Di notevole importanza turistica è il porto, che nonostante la forte crisi rimane uno scalo internazionale con tratte per Francia e Spagna. È inoltre legato con il porto di Genova.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

Il Parco dell’Asinara e un litorale ricco di spiagge e cale

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Da alcuni anni Porto Torres si sta affermando sempre più come località turistica, grazie alle sue belle spiagge bagnate da acque limpide e alla sua posizione, a soli 30 km di distanza dalla famosissima spiaggia di Stintino e a 35 km da Alghero.

Nei pressi di Porto Torres sono presenti diverse spiaggette dotate di stabilimenti balneari, bar, servizi igienici etc. Subito all’inizio del lungomare della città si incontra la spiaggia della Renaredda, una striscia sottile lambita da acqua verde chiaro. Proseguendo, sempre nei pressi del centro abitato, si incontra la spiaggia dello Scogliolungo, caratterizzata da un lungo scoglio in parte sommerso al largo della costa; altro particolare che contraddistingue questa spiaggia è la statua di un delfino posta su di una roccia in mezzo al mare. Ancora, la spiaggia delle Acque Dolci, costruita artificialmente alcuni anni fa; è una spiaggia dotata di tutti i servizi utili, nonché di una passerella per disabili. Altre due spiagge suggestive nei dintorni di Porto Torres sono la spiaggia di Balai, situata all’interno di un’insenatura riparata dai venti, e verso Sassari la spiaggia di Platamona, lungo litorale sabbioso largo tra 10 e 25 metri; in alcuni punti presenta un sistema di dune che la rende affascinante e selvaggia. Oltre a queste spiagge attrezzate e molto frequentate dai turisti, ci sono piccole ed appartate calette lungo tutto il litorale, spostandosi solo alcuni km dalla città.

Ma il vero motore trainante del turismo nella zona di Porto Torres è sicuramente l’isola dell’Asinara, ormai da diversi anni Parco Nazionale. Un vero spettacolo della natura, con coste che presentano alte falesie scistose nella costa occidentale, e ampie insenature e piccole spiagge, tipiche della morfologia granitica a rias, in quella orientale; le acque intorno all’isola sono magnifiche, trasparenti e ricche di pesci di varie specie. L’accesso al Parco è possibile grazie ai collegamenti marittimi con battelli specifici in partenza tutto l’anno da Porto Torres e Stintino. Consigliamo le escursioni guidate nel Parco, con trenino, fuoristrada, pesca turismo o a piedi.

 

Montagna

Un territorio ricco di natura e aree verdi

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La maggior parte del territorio non costiero e isolano di Porto Torres è caratterizzato dalla seconda pianura sarda, La Nurra, punteggiata da alcuni colli, il più alto dei quali è Monte Alvaro (342 m), che ospita una cava a cielo aperto dove si estrae il calcare. La Nurra è un’area di notevolissimo interesse naturalistico, caratterizzata da un paesaggio ricco e variegato; in questa pianura coesistono una grande varietà di ambienti accomunati dalla presenza di un elemento costante: l’acqua. Marina, dolce o salmastra, caratterizza le risorse naturali di questo territorio. Ciò comporta un’elevata biodiversità e molteplicità di forme viventi presenti. Abbondano gli stagni e le lagune, tra cui segnaliamo lo stagno di Pilo e Casaraccio, e quello di Platamona.

Lo stagno di Pilo è l’ambiente ideale per numerose specie ittiche e avicole, favorite da una fitta vegetazione di giunchi e tamerici. In alcuni periodi dell’anno, grazie alla posizione interna rispetto alla strada principale, si possono ammirare i fenicotteri rosa. Le acque sono salmastre, con molti punti caratterizzati da depositi salini nei periodi più aridi. Si raggiunge oltrepassando l’incrocio per Fiume Santo e proseguendo in direzione di Stintino, dove si incontra una deviazione che reca l’indicazione Stagno di Pilo. Lo stagno di Casaraccio si trova invece nella penisola di capo Falcone, nella parte occidentale del golfo dell’Asinara a circa 3 chilometri da Stintino, racchiuso tra basse colline e delimitato dal mare, ed est, da un cordone litorale attraverso il quale è stato aperto un breve canale artificiale per consentire il ricambio idrico. Quest’area umida vede un’abbondante presenza di aironi, gazzette e cormorani.

Molto importante è anche lo stagno e ginepreto di Platamona che, per estensione e per rilevanza della biodiversità, è una delle più importanti zone umide del nord Sardegna. Può essere considerato un tipico stagno retrodunare: la sua origine è imputabile all’occlusione di vari corsi d’acqua, provenienti dal fosso di Buddi-Buddi, operato dalle dune sabbiose in corrispondenza della foce. All’interno un’ampia area accoglienza, con un Centro di educazione ambientale, introduce i visitatori a un itinerario immerso nel verde: circa 5 km di camminata, tra andata e ritorno, lungo un sentiero che alterna terra ferma a pontili in legno sulle sponde dello stagno con alti canneti che fanno da sponda. Un’area per il birdwatching e un pontile con accesso a pagamento introducono all’osservazione dei volatili che abitano la laguna e al resto della fauna.

Da segnalare all’interno della cittadina alcune aree verdi: Il Parco Baden Powell, vasto circa 7 ettari, riqualificato recentemente dall’amministrazione comunale. L’accesso principale al parco è in via Tramontana, e altri due ingressi si trovano lungo la litoranea di Balai. All’interno ci sono percorsi per gli appassionati di jogging, aree picnic all’ombra, sentieri con palme e macchia mediterranea. Ancora, la pineta di La Farrizza, che si snoda da Balai Lontano sino a Platamona. Vi si accede da un percorso che parte dall’area antistante la chiesa di Balai lontano; è una vasta zona verde che si estende per circa 2 chilometri, particolarmente frequentata da chi ama praticare jogging e andare in mountain bike.

Storia e Archeologia

Dalla fondazione romana al boom industriale degli anni ’60

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I primi insediamenti umani nel territorio di Porto Torres risalgono senza dubbio al periodo prenuragico, come dimostrato dalle innumerevoli necropoli presenti nel territorio (Su Crucifissu Mannu, Li Lioni etc.). O come l’eccezionale altare di Monte d’Accoddi, (più vicino a Porto Torres ma nel comune di Sassari) probabilmente usato per rituali della fertilità. Riguardo l’Età del bronzo e l’epoca nuragica, i reperti appartenenti a questo periodo si ritrovano nella necropoli di Su Crucifissu Mannu. I numerosi nuraghi presenti sul suolo turritano appartengono appunto a quest’epoca, sette dei quali conservati in buono stato (come il nuraghe Margone, Biunis e Nieddu). Importante è anche la domus di Andreolu, caratterizzate da simbolismi comuni in tutta la Nurra.

Del periodo fenicio-punico restano poche testimonianze, anche se sicuramente la zona è stata riparo dei navigatori fenici e successivamente cartaginesi; sono stati rinvenuti degli amuleti raffiguranti il dio Bes, una stele punica in tufo e una coppa greca del VI secolo a.C.

Ma è durante la dominazione romana dell’isola che inizia l’ascesa della cittadina turritana, con la fondazione, forse da parte di Giulio Cesare Ottaviano, nel 46 a.C. della colonia iulia Turris Libisonis (unica colonia nell’isola). La sua fiorente attività marinara-mercantile è documentata dal culto di Iside, che festeggiata i primi giorni di marzo con la Navigium Isidis. Tale culto è testimoniato da vari monumenti, come l’ara di Bubastis. Grazie alla costruzione del Ponte Romano (il più grande e antico ponte romano dell’isola), si collegò la città direttamente con i vasti campi di frumento della Nurra.

Prima della caduta dell’Impero romano d’Occidente, la città di Turris fu conquistata dai Vandali (nel 455 d.C. circa). La dominazione durò per quasi un secolo, fino al 533, quando nell’isola e nella città si insediarono i Bizantini e Turris divenne residenza di possessores e decuriones (esattori di tasse). Dopo il declino bizantino, nel corso dei secoli IX e X si  formarono i quattro Giudicati sardi, tra cui il Giudicato di Torres-Logudoro, con capitale proprio Torres (e non più Turris). Torres era ancora il secondo centro dell’isola per dimensioni demografiche e importanza politico-religiosa. L’economia era agevolata dalla sua posizione strategica, che la collegava marittimamente a Genova e la rendeva facilmente raggiungibile da Pisa. Già sotto l’influenza delle repubbliche marinare, però, Torres cadde in un oblio dal quale non riuscì più ad emergere: da capitale del regno divenne pressoché disabitata. Con la successiva conquista aragonese, la città finì il suo lento declino: non esisteva più un vero centro abitato ma solo un rude porto. Durante tutta la dominazione spagnola, il centro turritano fu una sorta di città fantasma.

Con l’arrivo dei Savoia si promossero importanti opere e interventi per migliorare la disastrosa situazione portuale. Il re Carlo Felice fece costruire alcuni importanti edifici amministrativi, e nel 1842 gli abitanti riuscirono a convincerlo a concedere loro l’indipendenza da Sassari. Nacque così il comune di Porto Torres.

Nel 1962, Porto Torres fu al centro di un’iniziativa di industrializzazione e vi si stabilirono alcuni impianti petrolchimici. Questo boom industriale segnò profondamente la città, che in dieci anni aumentò di circa 4000 abitanti. Nel periodo successivo, scese in campo l’Eni che continuò l’attività del petrolchimico e negli anni ‘90 e all’inizio del 2000 ci fu un conseguente sviluppo economico per il Porto e anche per tutta la città.

Tra le architetture religiose di Porto Torres, da segnalare la Basilica di San Gavino, il monumento romanico più grande dell’isola. Eretta nell’XI secolo in cima al colle Monte Agellu, presenta una pianta a sviluppo longitudinale caratterizzata da due absidi affrontate. La Basilica è dedicata ai martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario; le loro reliquie sono custodite nella cripta secentesca al di sotto della navata centrale. Nel lato meridionale della Basilica è visitabile anche l’area archeologica di Atrio Metropoli.

 

Folclore e Tradizioni

Il culto di San Gavino e tante sagre enogastronomiche

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Come in molte zone della Sardegna, anche a Porto Torres è molto sentito il culto di Gavino (IV secolo d.C.), santo patrono della città. La festa in suo onore coincide con la domenica di Pentecoste ed è detta Festha Manna (festa grande). Durante i festeggiamenti, la strada che porta da viale Indipendenza al corso Vittorio Emanuele passando per la basilica di San Gavino si riempie di bancarelle bancarelle di ogni tipo, e in questi giorni il comune organizza diversi eventi musicali e culturali nelle zone antistanti la località di Balai, come ad esempio l’ormai tradizionale Sagra del pesce.

Altre sagre, concepite per favorire il richiamo turistico, sono la Sagra del tonno, del cinghiale e del riccio di mare. In anni recenti, alla fine di agosto, si svolge anche la manifestazione “Suoni & Sapori” che abbina la degustazione dei prodotti tipici sardi con concerti musicali.

A Porto Torres si svolgono inoltre manifestazioni legate alle regate veliche, specialmente quelle tradizionali di vela latina; nel giorno di Pentecoste, si svolge la Regata del Pescatore e l’ultimo fine settimana di giugno La Bordeggiata.

Molto caratteristico e conosciuto nei dintorni è il “Carnevale Estivo” turritano, un evento colorato e goliardico che si svolge dal 1974 tra luglio e agosto, e prevede sfilate di carri e gruppi, con manifestazioni collaterali durante la settimana.

Riguardo l’enogastronomia, Porto Torres, in quanto centro marittimo, è caratterizzato da una cucina di mare, dove prevalgono le ricette a base di crostacei e di pesci in tegame. Una delle ricette tipiche è un piatto a base di “lattume” o “lattante” (cioè l’apparato riproduttivo del tonno) che viene lessato, impanato e fritto. Un altro piatto tipico sono le zuppe di pesce in salsa piccante e il polpo con le patate.

Fra i dolci tipici, squisiti sono i “sospiri”, a base di pasta di mandorle aromatizzata all’acqua di fiori d’arancio, e ancora le “copulettas”, dolci di pan di Spagna e acqua di mandorle.

Da provare assolutamente anche i vini della zona, che sono tra i più rinomati della Sardegna, come il Vermentino, il Torbato e il Cannonau.