Selargius

Selargius (Ceraxius o Ceraxus in sardo) è un comune sardo di 29.017 abitanti, facente parte della città metropolitana di Cagliari e ad esso conurbato.

La cittadina ha origini antichissime (3.200-2.700 a.C.), ed attualmente è un centro operoso e moderno in forte crescita e proiettato verso il futuro, ma nonostante ciò ancora in grado di custodire molte delle sue antiche tradizioni.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

A pochi km dalle spiagge del litorale cagliaritano

ipad_dark.pngLa cittadina di Selargius dista pochi km dal tratto di costa compreso nel Golfo degli Angeli, e dalla spiaggia del Poetto, la principale spiaggia cagliaritana, una vera e propria spiaggia urbana dotata di tutti i servizi, che si estende per circa 4 km, dalla Sella del Diavolo sino all’inizio del litorale di Quartu Sant’Elena. Il Poetto è l’ideale per chiunque ami gli sport acquatici come windsurf, canoa, vela etc., praticati regolarmente in questo meraviglioso tratto di litorale.

Oltre alla spiaggia del Poetto, situate sul versante opposto della Sella del Diavolo troviamo le spiaggette di CalamoscaCala Fighera, ugualmente raggiungibili da Selargius in pochi minuti d’auto o tramite i mezzi pubblici. Calamosca, situata alla base del promontorio di Sant’Elia (altro nome della Sella del Diavolo), ha una sabbia chiara e un mare cristallino, dove è stupendo immergersi con maschera e pinne. A poca distanza, Cala Fighera, una piccola insenatura di ciottoli contraddistinta per l’alta scogliera rocciosa di pietra arenaria da cui i più temerari tentano pericolosissimi quanto spettacolari tuffi.

Natura e Montagna

Parchi e tante attività all’aria aperta

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Selargius condivide con gli altri comuni dell’hinterland immediatamente a nord di Cagliari la relativa vicinanza ad alcune aree verdi di grande interesse naturalistico, prima fra tutte il Parco dei Sette Fratelli, un’area ricca di foreste punteggiate da sorgenti, cascate, dirupi, sculture naturali in granito, macchia mediterranea. È il luogo ideale per passeggiate, escursioni, trekking e avventure emozionanti, magari alla ricerca del rarissimo cervo sardo, che vive ancora in questi luoghi. Numerosi sono anche gli esemplari di cinghiale e aquila reale. La cima più alta del massiccio è il monte Serpeddì, che raggiunge i 1069 metri.

Vicinissima è anche l’area naturalistica della Sella del Diavolo, all’estremità ovest della spiaggia del Poetto. (DESCRIZIONE)

Per chi ama il birdwatching e osa avventurarsi tra i rigogliosi canneti della palude circostante lo Stagno di Molentargius, non è difficile avvistare moltissime specie di volatili: l’Avocetta, il Cavaliere d’Italia, il Pollo Sultano, l’Airone Cenerino, la Garzetta, il Falco di Palude e altre rare specie migratorie.

Storia e Archeologia

 Una storia ricca di difficoltà e riscatti

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La cittadina ha origini antichissime (3.200-2.700 a.C.), dimostrate dai numerosi scavi archeologici effettuati nei siti di Su Coddu (strutture prenuragiche), e Cuccuru Matt’e Masonis (strutture insediative). Infine Staineddu, il terzo villaggio risalente al III millennio a.C., che ha restituito moltissime ceramiche. I primitivi nuclei abitativi scomparvero nel tempo, confluendo nei due principali nuclei di Zellaria o Cellarium  e di Palmas. Dell’epoca punico-romana si hanno poche notizie, in quanto il nome non compare in alcun documento riferentesi a quel periodo. Ma anche Selargius, come tanti altri centri della Sardegna, presumibilmente era un centro di raccolta del frumento prodotto nelle zone granifere e destinato a Roma. Per altri studiosi, invece,  essendo vicina alle saline doveva essere un deposito di sale.

In epoca medievale, precisamente nel periodo giudicale, Selargius faceva parte della curatoria del Campidano ed era capoluogo di mandamento; era una ricca zona agricola e un centro vitale, testimoniato dalla presenza delle due chiese romaniche, San Giuliano e San Lussorio.

Nel 1324 la cittadina divenne presidio dell’Infante Alfonso di Spagna e delle sue truppe che assediavano il Castello di Cagliari. Nel 1327 fu concesso in feudo alla famiglia Carroz, conti e poi marchesi di Quirra. Negli anni 1364-65 Selargius divenne il campo fortificato, con trincee e fosse da dove si teneva d’assedio la città di Cagliari, di Mariano IV, giudice d’Arborea. Ma nel 1388 tornò sotto i Carroz di Quirra, che sottoposero la popolazione a saccheggi e obbligarono gli agricoltori a consegnare agli ufficiali una parte del raccolto.

A partire dal ‘500 anche gli abitanti di Selargius, come quelli del circondario, furono costretti a prestare la loro opera nelle vicine saline.  Il ‘600 fu un secolo terribile: annate disastrose, diminuzione della popolazione, carestie ripetute, assalti dei barbari, pestilenze, alluvioni. Seguendo le vicissitudini ereditarie della potente famiglia Carroz, il feudo di Selargius passò prima ai Centelles e successivamente agli Osorio fino al 1839. Intanto la cittadina si era allargata, già a inizio ‘700, oltre il fiume a nord. Con la creazione del primo consiglio comunitativo cominciarono a essere stilati gli atti consolari e i documenti testamentari. Selargius, divenuto Comune, fu per un breve periodo aggregato come frazione a Cagliari, finché nel 1947 ottenne l’autonomia amministrativa.

Il centro storico di Selargius ha conservato alcune testimonianze storiche di rilievo, come le case tipiche campidanesi, costruite con largo uso del làdiri, i mattoni di terra cruda, e caratterizzate dagli ampi portali, cortili centrali detti pràtzas e da loggiati coperti detti lòllas. Diverse sono anche le architetture religiose di interesse storico: notevole dal punto di vista artistico è la chiesa di San Giuliano, risalente al XIII secolo, antica chiesa parrocchiale in stile romanico. A poca distanza, sorge l’attuale chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta, risalente al XVI secolo, caratterizzata all’esterno dal prospetto neoclassico. Fuori dal centro storico, in un moderno quartiere al confine con Monserrato, si trova un altro piccolo gioiello dell’architettura romanica: la chiesetta di San Lussorio, risalente al Duecento.

 

Folclore e Tradizioni

Antiche tradizioni che si rinnovano ogni anno

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Non si può parlare di folklore a Selargius senza menzionare la tradizione principale del paese: la rievocazione dell’Antico Sposalizio Selargino è la più importante festa di folklore cittadina, conosciuta in tutta la Sardegna e non solo. A Selargius rivivono per un giorno lo sfarzo e i colori delle cerimonie nuziali del Campidano, quei momenti e gesti del matrimonio, codificati dalla memoria storica, espressione di una cultura permeata di profonda sacralità. Il momento iniziale è la “benedizione” dello sposo e della sposa, che avviene contemporaneamente sul limitare delle rispettive case natie, davanti alla folla di parenti e vicini di casa. Qui i genitori, a turno, spargono manciate di grano e sale sulle teste dei propri figli inginocchiati, ed esprimono con formule antiche gli auguri di prosperità e di conoscenza delle virtù morali; poi baciandoli rivolgono loro gli ultimi ammonimenti. Nella seconda fase i cortei dei due, per un po’ ancora “bagadius” (non sposati) si muovono per incontrarsi sul sagrato della chiesa madre. Durante questa gioiosa sfilata per le vie del paese i fidanzati, a braccetto dei padri, ricevono gli auguri dei compaesani. Unitisi sul sagrato, i cortei fanno il loro ingresso in chiesa, accolti dalle musiche solenni di organi e launeddas. Qui secondo il rito di Santa Romana Chiesa e in lingua sarda, si celebra il matrimonio, legando gli sposi per la catena nuziale, “sa cadena”, che è simbolo del vincolo eterno instaurato dal sacramento. Ormai divenuti coniugi, (“cojaus”) i protagonisti irrompono nuovamente sul piazzale della chiesa, accolti dagli applausi e dalle urla del popolo in costume. Fanno poi ingresso nella vicina chiesetta medioevale di San Giuliano, per vergare una “promessa d’amore” davanti alle autorità del paese e ai Confratelli del Rosario, che la custodiranno in teca per 25 anni. Si dirigono quindi verso la loro nuova casa, accolti dalle due madri che avevano qui atteso il loro rientro per l’ultima commovente benedizione e per l’addio, (“s’adiosu”) ai propri figli. “Potzàis bivi medas annus cun saludi e trigu” (possiate vivere tanti anni in buone salute e abbondanza): questo augurio finale, pronunciato dalla folla, dà il via all’ultimo atto dello Sposalizio, ossia il banchetto con gli invitati e le danze fino a tarda notte.