Serdiana

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Serdiana in 59" e poco più

Serdiana

in 59" e pagu prusu

DISPONIBILE A BREVE

Serdiana

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DISPONIBILE A BREVE

Serdiana è un comune sardo di 2645 abitanti, facente parte dell’unione dei comuni del Parteolla e del Basso Campidano, insieme a: Barrali, Dolianova, Donori, Settimo San Pietro e Soleminis.

Serdiana si trova lungo la strada statale 387 che nasce dall’incrocio Monserrato, Cagliari e Quartu Sant’Elena; è situata a circa 20km dal capoluogo sardo. Il suo territorio è caratterizzato da aree pianeggianti e fertili, particolarmente adatte alle attività agricole, all’allevamento e alla viticoltura.

Al centro del paese troviamo la chiesa parrocchiale di San Salvatore, mentre poco distante, possiamo ammirare la chiesa campestre dedicata a Santa Maria di Sibiola.

A Serdiana è presente il “Museo Etnografico” che ha sede presso la ex “Casa Mura Sebastiano”.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Serdiana in pochi minuti

Main Sponsor

Su Stani Saliu

S'Isca Manna

Santa Maria di Sibiola

Chiesa parrocchiale San Salvatore

Centro storico

Centro storico

Nel paese potete trovare...

Sa domu de Boricu 'Esi

Museo Etnografico

Castello Roberti

Serdiana e i suoi vini...

Montagna

Il territorio serdianese è più che altro collinare in quanto nessun monte raggiunge i 600m di altezza.
La valle de “Isca Manna” è situata a 312 m di altezza s.l.m. dista da Serdiana circa 10 Km ed è attraversata dal fiume “ Flumineddu” a tratti ricoperto da oleandri, e da fresche sorgenti. Vi crescono molte querce, ginepri, olivastri, mirto, lentischio, e si possono avvistare uccelli come i colombacci e le pernici, e animali tra cui cinghiali, volpi, lepri e conigli selvatici.

A circa 4 km dal paese, si trova un piccolo bacino di acque debolmente salmastre denominato Su Staini Saliu che occupa una superficie di circa 225.280 mq. ed ha una profondità di quasi 2 metri. Per effetto dell’evaporazione, grazie al suo substrato argilloso, specialmente durante il periodo estivo, viene favorita la formazione di strati di sale. Le rive dello stagno sono ricche di tamerici, di giunchi e di erba corallina. Nel periodo primaverile e autunnale, grazie alle condizioni ambientali e alla presenza di pozze d’acqua si trovano varie specie ornitiche fra cui: anatidi, trampolieri, cavalieri d’Italia, gabbiani, avocette, garzette e anche i fenicotteri rosa, famosissimi per il loro aspetto aggrazziato. Fin da epoche molto antiche il territorio veniva sfruttato per la presenza del sale, in particolare la villa Sibiola era in mano ai monaci vittorini dell’abazia di San Vittore di Marsiglia, giunti in Sardegna intorno al 1100.

A nord di Serdiana, verso Donori, si trova il Monte Acutzus la cui cima raggiunge i 582m ed è quindi il monte più alto. Nonostante il suo nome la sua cima non è a punta ma piuttosto tondeggiante.

Altri monti di Serdiana sono: Monte Nieddu alto 503m, Is Pillonadoris alto 541 m, Perda Rubia alto 519 m, Sedda de Marru alto 472 m, Bruncu Marraconis alto 484 m, Bruncu Carroccia alto 474 m.

Nel territorio di Serdiana scorrono due fiumi a carattere torrentizio: il “Rio Bonarba” che nasce dai monti del Gerrei, e quando passa nelle campagne di Serdiana prende il nome di “Rio Flumini” mentre verso la foce cambia nome in “Rio Mannu”. Sfocia nel golfo di Cagliari nello stagno di Santa Gilla.

 

Storia e Archeologia

 

Abitata sin dall’epoca neolitica, l’area dove sorge oggi Serdiana vide nel corso dei secoli il passaggio della civiltà nuragica, punica e romana quando presumibilmente sorse l’abitato vero e proprio. Dopo la dominazione vandalica e bizantina, nel medioevo, Serdiana fu parte del giudicato di Cagliari nella curatoria di Dolia o Parte Olla.

Al 1125 risale la costruzione della chiesa di Santa Maria di Sibiola quando nel territorio si insediarono i monaci benedettini e vittorini.

A seguito della scomparsa manu militari del giudicato cagliaritano nel 1257 passò per breve tempo al giudicato di Arborea e dal 1297 alla Repubblica di Pisa.

Dal 1323 passò sotto il dominio aragonese. Serdiana venne concessa in feudo insieme ad altri villaggi, nel 1328, a Clemente Salavert. Nel 1358 la signoria passò ai Mont Pavon, al quale gli abitanti versavano una quota corrispondente alla tassa versata in precedenza al Comune di Pisa. In quel periodo Serdiana si spopolò completamente a causa della peste, delle carestie e delle guerre. Tra il 1440 e il 1540 si avvicendarono diverse famiglie di feudatari. Nel 1728, in epoca sabauda, il paese fu incorporato nel marchesato di San Saverio, e nel 1839 fu riscattato ai Brunengo, ultimi feudatari, con la soppressione del sistema feudale.

 

A circa 3 km. da Serdiana in una zona piano-collinare circondata da oliveti sorge l’antica Chiesa di Santa Maria di Sibiola, uno dei capolavori di arte romanica costruiti in Sardegna dai monaci benedettini dell’Abbazia di San Vittore di Marsiglia, tra la fine dell’XI e i primi anni del XII secolo. Situata in una piccola altura fra colline coltivate a vigneti e ad oliveti là dove, con ogni probabilità, sorgeva un antico centro agricolo guidato dagli stessi monaci. L’arrivo dei monaci Vittorini contribuì notevolmente allo sviluppo del villaggio.

La chiesa parrocchiale del S.S. Salvatore fu costruita tra il XV e XVI secolo in forme neoclassiche e tardo barocco. Il complesso architettonico testimonia strutture di epoche diverse anche se il primo impianto centrale e la cappella laterale della Pietà risalgono al 1610. La facciata, costruita verso la fine del 1800 in stile tipicamente classico, è suddivisa da quattro lesene concluse da capitelli, nel frontale vi sono lateralmente, nella parte inferiore due nicchie e nella parte superiore due riquadri rettangolari. La facciata è conclusa dal timpano a forma triangolare. In contrapposizione alla linearità della facciata, la struttura acquista un certo movimento per la posizione avanzata delle due cupole di destra e di sinistra rispetto al cupolone centrale. L’impianto è concluso dal campanile, edificato in epoca successiva, ma in linea con l’intero impianto dal punto di vista stilistico. L’interno della chiesa è a pianta centrale a sviluppo orizzontale, il soffitto ligneo è a capriate che poggiano su lesene mensolate. L’altare di stile tardo-barocco di scuola genovese, commissionato dal vicario Sisinnio Piredda nel 1775, è delimitato da una balaustra del XIX sec. in marmi policromi. L’altare che è articolato in diversi piani, presenta alla base due gradini; seguono: un pannello frontale che rappresenta in bassorilievo l’ultima cena, il tabernacolo e, a conclusione della struttura, una nicchia sorretta da quattro colonnine in marmo nero con capitelli ionici che sorreggono una copertura a cupola.

 

Folclore e Tradizioni

La cucina sarda ha una tradizione gastronomica che si rifà al mondo agropastorale con prodotti genuini, semplici e di facile preparazione. Le carni arrosto sono al primo posto, come importanza, nella tavola sarda, seguite da “is malloreddus“, “micchittus” (tagliatelle) e “fregulas” tipici primi piatti, conosciuti oggi anche al di fuori della Sardegna. Anche i formaggi, occupano un ruolo molto importante nella gastronomia sarda, sempre accompagnati da vini forti e decisi. Vengono preparate inoltre numerosissime varietà di dolci diversi, generalmente basati su ingredienti naturali come mandorle, miele, ricotta, sapa (concentrato del mosto) ed altri prodotti genuini, presenti nella tradizione agropastorale.

Eventi e sagre

20 GENNAIO
San Sebastiano

I festeggiamenti in onore del santo sono caratterizzati da una processione serale e falò finale.

Il falò “su fogadoni”, in questa ricorrenza specifica, ha un riferimento non solo al martirio del santo e ad un simbolo di purificazione, ma anche un significato legato al mito agrario; infatti, dovrebbe propiziare la fecondità della terra e il perpetuarsi della vita.

 

2 FEBBRAIO
La Candelora

E’ la ricorrenza della purificazione della Vergine, nota anche con il nome di Candelora, in quanto e’ incentrata sulla benedizione dei ceri ai quali anticamente si attribuiva il potere di combattere lo spirito del male e le forze avverse della natura. Colombe, dolci e vini sono offerti alla Vergine dalla “Priorissa Manna” che organizza i festeggiamenti ed è accompagnata in chiesa da due bambine “Is priorisseddas” che vestono abiti identici e reggono i doni, la cui offerta rappresenta lo scioglimento dei voti.
Per l’occasione si svolge una processione in cui i partecipanti reggono delle candele: se restano accese per tutta la durata del rito si traggono buoni auspici.

 

SETTIMANA SANTA
Venerdì

Tra i riti della Settimana Santa, la Via Crucis per le vie del paese, in costumi d’epoca, con rappresentazione scenica del calvario di Cristo e della morte.

 

MAGGIO
2° domenica (S.S Salvatore patrono)

La ricorrenza del Santo Patrono, che si svolge nell’arco di tre giorni, risale a diversi secoli fa. I festeggiamenti avvengono in due periodi diversi: maggio e novembre.
La festa maggiore e’ quella che si svolge in primavera, la 2^ domenica di maggio, per una tradizione ormai consolidata nel tempo, come risulta documentato dal Casalis nel suo Dizionario e in un documento dell’archivio comunale datato 20 marzo 1883.
La domenica e il lunedi mattina (S. Efisio Martire) riti liturgici; alla sera, spettacoli pirotecnici e varie manifestazioni folcloristici e di spettacolo, in piazza “Grux’e Ferru”.

 

25 MAGGIO
Cantine Aperte

Le cantine ARGIOLAS e Figli e la cantina dei F.LLI PALA, ormai rinomate in tutto il mondo per i loro prodotti, aprono le cantine ai visitatori, in occasione della manifestazione internazionale “Cantine Aperte – Wine Day”.
Durante la giornata, oltre alla degustazione dei vini pregiati delle Cantine e dei prodotti gastronomici locali, vengono organizzati intrattenimenti folcloristici, culturali e artistici ad opera delle stesse Aziende, col patrocinio del Comune.

 

LUGLIO – AGOSTO
Estate Serdianese

Vengono realizzate all’aperto, nel Centro di aggregazione sociale, una serie di manifestazioni concertistiche, corali e strumentali, operette, proiezioni cinematografiche e una rassegna di teatro per bambini.

 

SETTEMBRE
7, 8 e 9: Festeggiamenti in onore di Santa Maria di Sibiola e di San Raffaele Arcangelo

Molto suggestivi i festeggiamenti in onore di santa Maria di Sibiola, considerata la più importante ricorrenza dell’anno. La Vergine venerata prende il nome dalla località campestre a circa 3 Km dall’abitato, in cui sorge l’omonima chiesetta
I riti della festa rievocano, in un certo modo, l’antico culto prenuragico del pellegrinaggio delle persone dal centro dell’insediamento ad un luogo sacro.
La sera del 7 settembre il simulacro viene accompagnata in processione, verso la Chiesa campestre da numerosissimi fedeli, da Gruppi folcloristici e cavalieri.
La mattina dell’8 settembre si svolge la tradizionale processione propiziatoria attraverso i campi circostanti la Chiesetta, per scongiurare le avversità atmosferiche ed avere salvo il raccolto. La sera, dopo la S. Messa, il simulacro, su un cocchio trainato da buoi, fa rientro nel paese: al seguito della Santa, oltre ai cavalieri, ai gruppi folk, ai suonatori di launeddas, sono presenti anche “le traccas”, una sorta di romeria spagnola, vale a dire una casa mobile con all’interno vesti, arredi, provviste e naturalmente la famiglia. Il suo rientro in paese viene accolto con cascate di luce e spettacoli pirotecnici.
Il giorno 9 (San Raffale), al mattino riti religiosi e alla sera manifestazioni in piazza.
Numerose in questi giorni le manifestazioni culturali, folcloristiche, con specifico riferimento ai balli e canti tradizionali, nonché le mostre di artigianato locali e concorsi di pittura che interessano gli operatori e artisti della zona.

 

NOVEMBRE
Prima quindicina: Festa di ” Santu Sarbadoreddu”

Ricorre la festività autunnale del Patrono. Manifestazioni liturgiche (il 9 novembre) e civili (data variabile). tradizionale favata e degustazione di vini novelli e prodotti tipici locali, nel Palazzetto dello Sport.

 

DICEMBRE
“Concerto di Natale” presso la Chiesa Parrocchiale del SS. Salvatore.