Serramanna

Serramanna è un comune sardo di 9.209 abitanti dell’attuale Provincia del Sud Sardegna (ex provincia del Medio Campidano).

Paese di matrice agricolo-industriale, si situa nella zona centroccidentale della pianura del Campidano, all’affluenza tra il fiume Flumini Mannu e il rio Leni. Il territorio fertile e pianeggiante ha fatto sì che fin dai tempi antichi fossero presenti importanti coltivazioni di grano e di numerosi ortaggi, e ancora oggi il paese è uno dei maggiori produttori ortofrutticoli di tutta la Sardegna.
Serramanna è anche il paese d’origine dei creatori del Sardex, il circuito di credito commerciale sardo nato nel 2009.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Mare

A poco distanza dal litorale cagliaritano

ipad_dark.pngLa cittadina di Serramanna dista appena 40 km dal capoluogo sardo e dal suo splendido litorale affacciato sul Golfo degli Angeli; è tutt’altro che proibitivo per i serramanesi, quindi, godersi d’estate il mare del Poetto e della altre spiagge della costa cagliaritana, da Calamosca ad ovest, passando (a est) per il litorale quartese, Cala Regina, Torre delle stelle, Mari Pintau etc.

Il collegamento con Cagliari e le sue spiagge è garantito sia dai treni delle FS che dai pullman extraurbani dell’Arst.

Montagna

Non lontano da boschi incantevoli

ipad_dark.pngSerramanna è situata nella zona centro-occidentale della pianura del Campidano, proprio all’affluenza tra il fiume Flumini Mannu e il rio Leni. Il territorio circostante il paese è dunque perlopiù caratterizzato da terreni coltivati per uso agricolo o da zone brulle di rada macchia mediterranea. A ovest si estende il comune di Villacidro, con i suoi monti ricchi di boschi molto interessanti dal punto di vista naturalistico; i due comuni distano soltanto una ventina di km, e dunque da Serramanna è possibile raggiungere, in circa 20 minuti d’auto, gli splendidi monti dell’Iglesiente sul versante orientale, in cui si estende la foresta demaniale di Montimannu, le cui valli interne offrono uno spettacolo stupefacente, con forti pendenze e imponenti pareti granitiche a dominare profonde gole fitte di boschi, salendo, in poco spazio, da 200 metri sul livello del mare ai 1136 metri della cima più alta (Monte Acqua Zinnigas). La grande ricchezza d’acqua alimenta numerose sorgenti d’acqua perenni diffuse su tutto il territorio; l’acqua ha sfruttato la morfologia del territorio andando a formare, in corrispondenza dei salti, le cascate più alte e spettacolari dell’Isola: Muru Mannu, con un salto di circa 70 metri e Piscin’Irgas con un salto di circa 40 metri. L’area della foresta demaniale è attraversata da numerosi sentieri C.A.I. segnalati su molte guide di trekking ed alpinismo, e si presta a varie sportive come il trekking, l’escursionismo in mountain bike e le passeggiate a cavallo.

Storia e Archeologia

Un importante passato giudicale e medievale

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Il nome Serramanna (e l’identificativo “serramannesi“) deriva, secondo gli studi più autorevoli, dall’unione delle parole in sardo “serra” (altura dal profilo irregolare) e “manna” (grande). I primi insediamenti nel territorio di Serramanna (documentati grazie alla scoperta del villaggio di Cuccuru Ambudu), risalgono a un periodo collocabile tra l’epoca della Cultura di Ozieri e della Cultura di Monte Claro. Di notevole importanza è il menhir Perda Fitta, un masso in granito rappresentante la Dea Madre: alto 1,45 mt., lievemente sbozzato con 10 coppole realizzate in rilievo negativo a rappresentare le mammelle, rinvenuto nella zona omonima. Riguardo l’età nuragica, il ritrovamento più significativo è il nuraghe rinvenuto durante gli scavi per la ristrutturazione della sagrestia della chiesa campestre di Santa Maria. Di minore interesse i nuraghi situati nelle zone di Santa Luxeri, Su Muntonali e Bruncu Gattus.

Durante la dominazione romana, Serramanna e le terre circostanti furono intensamente abitate: numerosi erano i villaggi sparsi e testimonianze dei loro insediamenti si possono ritrovare un po’ ovunque nel territorio. Tutti i reperti rinvenuti si trovano al Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Intorno al 1000 d.C. la Sardegna era suddivisa in 4 Giudicati a loro volta divisi in Curatorie; Serramanna faceva parte della Curatoria di Gippi, del Giudicato di Cagliari. All’inizio del basso medioevo il paese non aveva un unico nucleo abitato ma era frazionato in numerose “ville”. Nel 1257 Serramanna venne annessa al Regno di Arborea al quale rimase sino al 1297, anno in cui venne ceduta alla Repubblica Pisana. Un ventennio dopo, la cittadina è già passata sotto il dominio aragonese. Attorno al 1400, Serramana venne concessa in feudo alla famiglia dei De Besora e nel 1455 Aldonsa De Besora riconobbe al paese libertà e franchigie: un atto di eccezionale importanza che anticipò ampiamente le concessioni che nel XVIII secolo i signori concedettero ai loro sudditi nel resto dell’Italia e della Francia. La peculiarità dell’accordo tra Aldonsa de Besora e la comunità dei serramannesi portò ad una serie di fondamentali doveri reciproci tra feudatario e vassalli, liberando comunque gli abitanti da molti gravami servili. Attualmente lo stemma araldico della famiglia De Besora è integrato nello stemma del comune, ed è un fondo nero con tre pali d’argento.

Nel 1718, con il Trattato di Londra viene assegnato ai Savoia il Regno di Sardegna. Nel 1828 l’Intendente Generale di Finanze nel Regno di Sardegna, diede luogo alla formazione del Catasto dei beni urbani e rustici del villaggio di Serramanna, che si può considerare la prima raccolta di dati statistici riguardante il Comune. Anche se la situazione in questo periodo non era florida, c’era ugualmente spazio per i divertimenti: le danze al suono delle launeddas; i balli si tenevano in case abbastanza grandi per ospitare i giovani celibi e le fanciulle, che andavano accompagnate dalle madri. Tutti i matrimoni avvenivano sulla base de “sa carta de sa coja“, una specie di contratto stipulato dai parenti della coppia, in uso anche nelle classi meno agiate.

Oggi, la parte antica dell’abitato, che si sviluppa lungo le principali via Serra e via Roma, è caratterizzata dalle tradizionali case campidanesi costruite in mattoni crudi (“ladiri“). Gli aspetti caratteristici di queste costruzioni sono la presenza di abitazioni ad uno o due piani separate dalla strada da un ampio cortile circondato da alte mura di cinta dotate di un grande portale d’ingresso (“pottabi“). Il centro storico è soggetto a particolari piani di recupero e conservazione al fine di poter preservare quanto più possibile l’enorme patrimonio architettonico e storico che lo compone.

Dal punto di vista delle architetture religiose, Serramanna possiede alcune chiese di particolare interesse. Innanzitutto la chiesa parrocchiale di San Leonardo, che è in realtà una basilica poiché venne edificata su una chiesa sotterranea (“subterranea subestalia Ecclesia orbruta”) dove venivano custodite le reliquie dei santi. La chiesa è stata costruita in due epoche differenti: la navata longitudinale e il campanile furono costruiti tra il XV e XVI secolo, mentre la cupola, il transetto e l’abside tra il XVII e XVIII secolo. Sull’altare si osserva una ancona in legno intagliato e dorato del secolo XVII, che faceva parte dell’antico altare maggiore.
La chiesetta campestre di Santa Maria è antichissima, probabilmente anteriore all’anno 1000, dato che la ritroviamo citata già nel 1089 in una donazione fatta dal Giudice Costantino ai monaci benedettini dell’Ordine di San Vittore. Nel XIV secolo, quando i sardi subirono la dominazione aragonese e l’imposizione dei nomi dei santi, i serramannesi chiamarono quella che era Santa Maria di Leni (dal nome fiume che scorre a Serramanna), Santa Maria di Monserrato, assimilando la nuova denominazione e sardizzandola. Durante gli scavi per la costruzione della nuova sacrestia, nel 1843, vennero alla luce resti nuragici e tombe puniche. Dopo la seconda guerra mondiale, la chiesetta fu restaurata (1953-54).
La chiesa di San Sebastiano fu eretta per un voto dopo una pestilenza, e dal 1631 ospitò i frati domenicani fino al 1854, anno in cui venne abbandonata per effetto del regio decreto che imponeva la riduzione di tutti gli ordini religiosi minori e la conseguente confisca dei loro beni. Il caseggiato attiguo, che fu il convento vero e proprio divenne in seguito sede del municipio, mentre la chiesetta che rimase sotto la giurisdizione della parrocchia di San Leonardo passò alla Confraternita del Rosario. Dopo la seconda guerra mondiale la chiesetta è caduta nel più completo abbandono.

Folclore e Tradizioni

La riscoperta di tradizioni forti dal sapore antico

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Serramanna ha intrapreso, negli ultimi anni, un apprezzabile percorso di recupero e valorizzazione di tradizioni e usanze antiche, sia religiose che folcloriche. In questo contesto, nel 1999 viene fondata la Compagnia “Su Stentu”  ad opera di un gruppo di amici amanti del teatro e del folklore sardo, che inizialmente incontra notevoli difficoltà dovute allo scarso interesse della popolazione nel riscoprire tradizioni che mancavano ormai da vent’anni. Negli anni seguenti l’insistente lavoro di persuasione fatto dai fondatori porta all’avvicinamento di alcuni componenti dei gruppi storici folk serramannesi, e di tante altre persone che oggi formano il gruppo folk e la compagnia teatrale “Su Stentu” Serramanna. In questi anni la compagnia teatrale è riuscita a sviluppare e portare in scena commedie efarse dei migliori autori isolani con un gradimento sempre crescente da parte del pubblico.

Nella memoria storica e culturale del paese sono presenti numerose leggende popolari, che ancora oggi si conservano nei racconti dei più anziani. Una di queste riguarda le streghe (is cogas in sardo), “fenomeno” molto temuto dai serramannesi nei secoli scorsi. Si narra che nel vicino paese di Villacidro ci fosse una massiccia presenza di queste donne “brutte, che portavano le unghie lunghe, erano coperte di cenci e succhiavano il sangue dei bambini”. Una donna del paese chiese l’intervento di San Sisinnio, il quale catturò una strega mentre tentava di aggredire un bambino e la legò ai piedi del letto; poi via via ne furono catturate molte altre e gettate nel fuoco. Da allora San Sisinnio fu detto “il santo delle streghe”, che sparirono da Villacidro. I serramannesi, saputo il fatto evolendo cacciare le streghe da Serramanna, andarono a rubare le reliquie, ma arrivati al fiume Narti, accanto alla chiesetta, le reliquie divennero pesantissime e non si riuscì a guadare il fiume. Allora i serramannesi le portarono nella chiesetta di Santa Maria di Leni, ando avvio a un violento scontro con i villacidresi per il posesso delle preiose reliquie. Molto conosciuta è anche la leggenda di “Santu Jorxu” e della “ragazza de sa Piscina Manna”: nella zona denominata Santu Jorxu (San Giorgio), esisteva in tempi antichi un villaggio, con terreni ricchi di orti e frutteti; gli abitanti subivano spesso gli straripamenti del fiume Leni, che d’inverno scendeva impetuoso dai monti di Villacidro. Un anno la distruzione fu tale che i vecchi abitanti di Santu Jorxu non ne poterono più e si rifugiarono nelle alture circostanti. Il territorio di Santu Jorxu è oggi conosciuto con il nome di Sa Piscina Manna. Nel territorio fiorì presto una leggenda: pare che ci fosse una ragazza bellissima in quel paesino, talmente bella che la fama della sua bellezza aveva raggiunto anche i vicini paesi. Ma era altrettanto povera e si guadagnava da vivere lavando i panni al fiume. Un giorno, un giovane cacciatore la vide e se ne innamorò; le promise una vita da sogno e amore eterno, ma placato l’ardore del momento svanì. La povera ragazza rimase sola. Un giorno arrivò al fiume con due fagotti: uno con i panni da lavare e l’altro con il bimbo appena nato. Il cacciatore, saputo di avere un figlio, tornò per portarselo via. La ragazza si oppose strenuamente gridandogli in faccia “Non toccare il mio bambino!”; ma fece due passi indietro, scivolò sull’erba bagnata e cadde nel Leni inferocito che inghiottì lei e il suo bambino. Gli anziani del paese raccontano che ancora oggi, sulla strada di Sa Piscina Manna, al tramonto o prima che spunti il sole, tra il fruscio del vento, si possa udire una voce melodiosa scandita dal rumore dei panni battuti sulla pietra. Ma come ci si avvicina, cala un silenzio inquietante rotto solo da un improvviso urlo felino: «Non toccare il mio bambino!».

Ultimamente si sono recuperati anche gli antichi costumi tradizionali del paese, che si inquadrano nella tipologia etnografica dell’area campidanese, e vengono indossati dai gruppi folk durante varie sagre e manifestazioni civili.

Riguardo la cucina e i piatti tipici di Serramanna, possiamo dire che questa si inquadra all’interno delle tradizioni del basso e medio campidano, con primi e secondi piatti semplici e genuini, basati sui prodotti del territorio e dunque perlopiù a base di carne. Tra i primi piatti, troviamo i ravioli di ricotta (chiamati qui culingionis de arrescottu), i gnocchetti sardi (malloreddus) conditi col tradizionale sugo di pomodoro e salsiccia fresca, sa fregula, i granelli di pasta di semola preparati con sa scivedda (catino di terracotta a fondo piatto, che si adopera solitamente in Sardegna per impastare la farina), in brodo o al sugo. Tra i secondi, molto diffusi sono il coniglio in umido (conillu a sicchittu), l’agnello allo spiedo (angioni arrustiu), il porcetto arrosto (porceddu arrustiu), le lumache al sugo (sizigorrus cun bagna), i budellini d’agnello (sa cordula). Infine tra i dolci tipici troviamo il gattò, pardulas, pirichittus, gueffus, amarettus, pan ‘e saba.