Thiesi

Thiesi (nome ufficiale in sardo Tiesi, senza la h) è un comune sardo di 3023 abitanti in provincia di Sassari; si trova nella parte nord-occidentale dell’Isola, nella regione storica del Meilogu.

L’economia tiesina è basata soprattutto sulla produzione industriale dell’agroalimentare, in particolare del formaggio: in paese operano infatti alcune tra le maggiori industrie casearie nazionali. Molto praticata anche la viticoltura con una grande varietà di uve bianche, rosse e nere, dalle quali si producono vini pregiati come il moscato. Diffuso anche il commercio di pellame e l‘allevamento ovino, bovino e suino.

All’interno del paese è possibile ammirare, nell’edificio della scuola media, un murale del grande pittore sardo Aligi Sassu, che commemora “s’annu de s’attaccu” (il 1800) delle truppe del duca dell’Asinara contro i paesani, che si erano rifiutati di pagargli i tributi.

Nel comune puoi trovare:

  • Mare
  • Montagna
  • Storia e Archeologia
  • Folclore e Tradizioni

Video Documentari

Mare

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Thiesi dista circa 50 km dal litorale algherese e dalla Riviera del Corallo, e poco più di 60 km da Porto Torres e dalle spiagge dei dintorni.

La splendida costa algherese, delimitata a sud da Capo Marrargiu e a nord da Porto Ferro, si estende per oltre 80 km, con caratteristiche molto varie. La costa della Riviera del Corallo offre delle meravigliose spiagge, insenature e promontori rocciosi che formano un paesaggio indimenticabile. La spiaggia delle Bombarde è senza dubbio la spiaggia più famosa di Alghero e la più frequentata. L’acqua è trasparente e dal fondale sabbioso; è sempre affollata e spesso si praticano svariati sport, come il surf. La spiaggia del Lazzaretto si trova appena più a nord e presenta, oltre la spiaggia principale di arenile, una decina di calette ideali per  una privacy maggiore. L’acqua è particolarmente trasparente e abbastanza fresca. La vegetazione che  la circonda è costituita da una profumata macchia mediterranea.  In una delle estremità del golfo di Porto Conte – Capo Caccia si trova la Grotta di Nettuno, la più famosa della Sardegna; è raggiungibile attraverso una scalinata, l’Escala del Cabirol, che si avvinghia sul costone ovest del capo raggiungendo l’imboccatura della grotta.

Anche il litorale di Porto Torres offre diverse spiaggette dotate di stabilimenti balneari, bar, servizi igienici etc. Subito all’inizio del lungomare della città si incontra la spiaggia della Renaredda, una striscia sottile lambita da acqua verde chiaro. Proseguendo, sempre nei pressi del centro abitato, si incontra la spiaggia dello Scogliolungo, caratterizzata da un lungo scoglio in parte sommerso al largo della costa. Ancora, la spiaggia delle Acque Dolci, costruita artificialmente alcuni anni fa; è una spiaggia dotata di tutti i servizi utili, nonché di una passerella per disabili. Altre due spiagge suggestive nei dintorni di Porto Torres sono la spiaggia di Balai, situata all’interno di un’insenatura riparata dai venti, e verso Sassari la spiaggia di Platamona, lungo litorale sabbioso che in alcuni punti presenta un sistema di dune che la rende affascinante e selvaggia.

Ma il vero motore trainante del turismo nella zona di Porto Torres è sicuramente l’isola dell’Asinara, ormai da diversi anni Parco Nazionale. Un vero spettacolo della natura, con coste che presentano alte falesie scistose alternate ad ampie insenature e piccole spiagge. L’accesso al Parco è possibile grazie ai collegamenti marittimi con battelli specifici in partenza tutto l’anno da Porto Torres e Stintino.

Montagna

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Thiesi si adagia su un basso pianoro calcareo alle pendici orientali dell’altopiano “Su Montiju”, nella parte nord del Meilogu, una regione dal paesaggio contrassegnato dall’alternarsi di fertili pianure, di altipiani elevati e di colli dal tipico profilo tronco-conico dei vulcani spenti. Il territorio intorno a Thiesi offre la possibilità di passeggiate immersi tra natura e storia, ricco com’è di testimonianze di un passato antichissimo. Del sistema dei rilievi di origine vulcanica del Meilogu, in territorio di Thiesi ricade il colle di Santu Bainzu, la cui quota massima è di 537 metri. Le due calotte basaltiche che lo compongono sono in parte contornate da detriti derivati dal loro parziale smantellamento; il suo profilo è punteggiato da alcune piccole cave, oggi abbandonate, da cui si estraeva il tufo, usato per costruire le case del luogo. Oggi prevale il pascolo arborato, con grandi sughere e lecci, alcuni pluricentenari. Varie sorgentelle sgorgano da fratture della roccia tufacea sottostante, consentendo l’orticoltura e frutticoltura su dei terrazzamenti. Consigliate qui delle passeggiate a piedi o in bici lungo i sentieri sterrati che attraversano la zona.

Thiesi condivide con i comuni dei dintorni anche il Monte Pelao, un tavolato basaltico che raggiunge l’altezza massima di 730 metri. Da alcuni anni, il monte è oggetto di attenzione da parte delle amministrazioni comunali del circondario, che intendono valorizzarlo e promuoverlo attraverso la creazione della rete dei “Sentieri del Monte Pelao”, in buona parte già attivi. Il rilievo potrà essere visitato in tutti i suoi versanti con brevi e facili passeggiate ma anche con traversate lunghe più di 3 ore. L’ideale per gli amanti dell’escursionismo e del trekking montano, che potranno ripercorrere molti dei sentieri tracciati nei decenni passati dai pastori del luogo.

Un sito di grande interesse naturalistico nel territorio è poi la grotta di Monte Majore (Sa Korona di Monte Majore in sardo), che si apre nei calcari miocenici, presso l’omonimo monte, raggiungibile tramite la strada che da Ittiri porta a Romana. Caratterizzata da un ampio ingresso, presenta nel tratto iniziale vari muretti a secco che permettono una facile discesa. Superato il tratto, si accede ad un unico ampio salone, il cui sviluppo totale è di 300; un’ulteriore discenderia porta poi ad una diramazione con una splendida colata bianca e una polla d’acqua. Da qui si segue un breve cunicolo che sfocia in un ampio salone a cupola, ricco di pipistrelli. Tornando poi al salone principale e superati vari pozzetti, si giunge al termine dalla cavità. La grotta è totalmente concrezionata, al suo interno è possibile ammirare una grande colonia di circa 5000 pipistrelli di tre specie diverse.

A pochi km da Thiesi, in territorio di Bessude, è situato il lago di Bidighinzu, generato dallo sbarramento artificiale della diga del Bidighinzu, realizzata per scopi potabili sul rio omonimo (affluente del riu Mannu di Porto Torres). Si trova ai piedi del monte Orzastru, e le sue sponde si prestano bene al birdwatching e a rilassanti passeggiate.

Storia e Archeologia

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Molti sono i siti archeologici del territorio di Thiesi che si distinguono per l’unicità e il contesto paesaggistico in cui si trovano, testimoni della presenza umana nella zona fin da tempi antichissimi. Su tutti, spiccano la necropoli di Mandra Antine e il nuraghe Fronte Mola. La necropoli di Mandra Antine si trova in località S’Ozastredu, a circa 10 km dal paese, ed è una preziosa testimonianza del periodo prenuragico; è formata da quattro sepolture a domus de janas scavate sul fronte di un affioramento trachitico. La tomba III, detta “tomba dipinta”, si distingue per la ricchezza e varietà dei motivi architettonici e simbolici riprodotti nella cella principale. La pianta del tipo a “T” comprende quattro ambienti: un’anticella introduce nella camera maggiore a pianta rettangolare sulle cui pareti laterali sono scavati i portelli d’ingresso di due celle di deposizione. L’aspetto più interessante sono i particolari raffigurati sul soffitto, le pareti e il pavimento dell’ambiente principale.

Lungo la strada che fiancheggia il lago Bidighinzu, si trova il nuraghe di Fronte Mola. Noto fin dagli inizi del secolo scorso, è situato in mezzo ai boschi, in località Mesu ‘e Roccas, e gode di una posizione dominante sulla valle del Rio Mannu; si tratta di un nuraghe del tipo a “corridoi”, con una scala che conduce a una camera sovrastante. Contrariamente ai classici nuraghi a forma di torre circolare, la pianta del Fronte Mola è rettangolare. Sulle pareti del vano si aprono gli ingressi di quattro nicchie laterali; una di queste costituisce l’accesso al vano scala che conduce al piano superiore, formato da un ampio ambiente oggi a cielo aperto, da cui si ammira il lago artificiale del Bidighinzu. Merita una tappa anche il bellissimo nuraghe Majore, posizionato sopra uno spuntone roccioso (in territorio di Cheremule). Molto interessante è anche il Monte Mesu, sulla cui cima, raggiungibile solamente se accompagnati da una guida esperta, si trova un sito archeologico poco conosciuto. Lungo il percorso sono visibili a un occhio attento i nuraghi di Monte Pitzinnu e Sa Caddina.

L’abitato di Thiesi invece nasce durante la dominazione romana (secondo alcune fonti sarebbe stato fondato dagli Ebrei deportati in quest’area dai Romani), modificando nel corso dei secoli il suo impianto urbanistico e sviluppandosi in due zone distinte: la prima attorno alla chiesa di Santa Vittoria, la seconda attorno alla seicentesca chiesa di Sant’Antonio. Fin dal XI secolo il paese è ricordato col nome di “Tigesi”, ed è con questa dicitura che compare nel Condaghe di San Quirico di Saure. L’etimologia del nome dovrebbe risalire all’aggettivo sardo “tiesu”, che significa disteso o esteso.  Nel periodo giudicale Thiesi è stata un’importante villa del giudicato di Torres, che prima faceva parte del regno del Logudoro. Il borgo cresce in importanza durante la dominazione catalano-aragonese e della Corona spagnola, e agli inizi del secolo XVII il feudo di Thiesi viene ereditato da Donna Evilla Manca, i cui discendenti abitarono in paese, nel vecchio palazzo ducale, per oltre un secolo. In questo periodo, però, il borgo visse momenti tragici: si registrava una condizione di miseria dilagante ed un’alta mortalità minorile, i delitti erano all’ordine del giorno e la popolazione non si sentiva al sicuro. La situazione peggiorò quando il feudo passò in eredità al dispotico duca dell’Asinara. Esasperato, il borgo aderì ai moti politici del 1795-96, durante i quali fu stipulata e giurata la confederazione antifeudale nelle mani di un notaio, dopo essere stato saccheggiato il palazzo del feudatario. Nel 1796 l’Angioy si rifugiò in questo villaggio, fuggendo da Oristano; nel 1800 scoppiarono violenti moti rivoluzionari in paese, che nel 1802 causarono feroci rappresaglie da parte dei governanti.

Oggi Thiesi si raccoglie principalmente attorno al primo nucleo del centro storico noto come “Sas Rocchittas”, il cui nome richiama un borgo fortificato, arroccato; buona parte di esso è infatti naturalmente protetto da una scoscesa parete di roccia calcarea. Le stradine conservano ancora scorci di particolare suggestione dove è possibile ammirare quelle che erano le semplici abitazioni dei tiesini, umili costruzioni con i muri di pietra, malta e paglia, alternate a palazzine più recenti, spesso arricchite da stipiti e architravi decorati.

Tra le architetture religiose meritevoli di una visita, segnaliamo la chiesa parrocchiale di Santa Vittoria, eretta alla fine del XV secolo in forme gotico-catalane; la facciata è ornata da un elegante rosone policromo e il portale è sormontato da un architrave scolpito con immagini di santi. Nel ‘600 fu costruito sulla destra della facciata il campanile, a base ottagonale e coperto con un cupolotto. L’interno è a navata unica, con cappelle laterali. Tra le opere custodite, il pulpito ligneo (XV secolo) e la pala di Santa Vittoria, opera del maestro Francesco Pinna (XVII secolo).

La chiesa di Sant’Antonio da Padova, che occupa l’altro nucleo originario del paese, fu costruita intorno al 1650, e funge tuttora da centro aggregativo, e se l’edificio è ancora in buone condizioni lo si deve soprattutto alla cura dei fedeli e degli abitanti del rione. La chiesa fu sconsacrata durante la seconda guerra mondiale per ospitare le truppe e fu poi riconsacrata al termine del conflitto.

Da una gradinata acciottolata che in passato era l’accesso al paese da est, si raggiunge la chiesa di San Giovanni, inserita in un bellissimo contesto naturale, ricco di  acqua e vegetazione. La chiesetta è a navata unica, ed è stata edificata presumibilmente intorno al XVII secolo. È importante soprattutto per la tradizione religiosa e popolare di matrice pagana che si manifesta durante la notte del 23 giugno, vigilia della festa di San Giovanni, attorno ad un grande fuoco acceso nell’area del sagrato. Nella periferia dell’abitato sorge poi, su uno spuntone di roccia che domina la valle del rio Molinu, il Santuario della Madonna di Seunis, meta di pellegrinaggi mariani. Fu costruito nel ‘700, per poi subire successivi rimaneggiamenti.

Da segnalare infine il complesso Torre-Prigione, fortezza che nasce da una serie di interventi che iniziano tra il XV e il XVI secolo e si concludono nei primi anni del XIX secolo. I feudatari del luogo, i fratelli Manca, a protezione del lato orientale del centro abitato costruirono questa torre di forma circolare, con lo scopo di proteggere l’unico ingresso al paese: la ripida scalinata che giungeva dalla chiesetta di San Giovanni. Nel XVII secolo, la torre iniziò a perdere la primitiva funzione difensiva, trasformandosi in luogo di detenzione; è a questo periodo che viene fatta risalire l’attuale struttura della torre-prigione, con l’annessione di alcuni ambienti tra cui una stanzetta creata per accogliere i carcerieri.

Folclore e Tradizioni

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Una delle tradizioni religiose che si conserva ancora oggi a Thiesi, molto sentita dalla popolazione, è la festa della Madonna di Seunis (primi giorni di settembre). Durante i festeggiamenti si ripete “su ‘izzadolzu”, termine che viene da “bizare”, che significa vegliare. Si tratta di un sacrificio offerto alla Madonna per ottenere delle grazie, richieste al momento o nel corso dell’anno precedente. Il rito ha inizio il 7 settembre, subito dopo la cena. Nei momenti sociali più gravi come guerre, carestie ed epidemie, questa usanza si è sempre ripetuta con maggior partecipazione di fedeli.

Tra le altre feste del paese è importante ricordare la festa di Santu Juanne (San Giovanni), nota anche come “festa dei giovani”; si tiene dal 20 al 24 giugno nel piazzale del comune. Caratteristico della festa è il cosiddetto “fogarone de Santu Juanne”, un grande falò che viene acceso la sera del vespro. Ancora, la festa di Santa Vittoria, patrona del paese, con messa solenne e panegirico, e una serie di eventi civili a fare da contorno.

Sul fronte della sagre e delle manifestazioni culturali, da alcuni anni, a gennaio, si svolge a Thiesi “Rochitas in Festa“, la manifestazione dedicata alla riscoperta e alla promozione dei saperi e dei sapori del Meilogu. L’obiettivo dell’evento è infatti proprio quello di far conoscere le tradizioni gastronomiche di Thiesi, in un’atmosfera di grande convivialità e accoglienza, tra i fuochi accesi nelle piazze e circa 30 postazioni sparse per le viuzze e gli slarghi del centro storico: il corrispettivo tiesino delle famose “Cortes apertas” barbaricine! Si viene piacevolmente immersi nei profumi di caldarroste, frittelle, arrosti di carne e tanto altro. Un appuntamento consigliato per chiunque ami le sagre paesane più autentiche.

Da non perdere, in una visita a Thiesi, il museo che ospita la collezione “Aligi Sassu”, di certo il modo migliore per conoscere da vicino uno dei più importanti protagonisti dell’arte italiana del ‘900. Nata grazie alla Fondazione Sassu e al Comune di Thiesi, la collezione raccoglie 120 opere realizzate dall’artista fra il 1929 e il 1995, mediante l’uso di varie tecniche grafiche: acquaforte, acquatinta, puntasecca e litografia. Il museo è impreziosito dal grande affresco realizzato nei primi anni ‘60 del secolo scorso in memoria dei Moti Antifeudali, di cui Thiesi fu promotore, per l’affermazione dei diritti nei confronti del feudatario il Duca Manca dell’Asinara. L’edificio si trova nella via E. Garau.

Sul fronte delle tradizioni culinarie, la cucina tradizionale tiesina è un vero e proprio viaggio nei sapori del Meilogu; Thiesi offre infatti tutta una serie di piatti succulenti che vanno dalle “impanadas” (piccoli timballi di pasta ripieni con carne di maiale aromatizzata con noce moscata e zafferano) a “su succu”, un primo fatto con la semola di grano duro e la fregola cucinati nel sugo o nel brodo, o ancora “su ghisadu”, ossia la carne d’agnello fatta cuocere nel sugo di pomodoro.

Prodotto di punta della gastronomia del territorio è però il formaggio, prodotto sia da latte bovino, che ovino e caprino: dai classici Pecorino sardo DOP (maturo o dolce), a  squisiti formaggi caprini erborinati.